Pallanuoto, capitan Petronio: «Orgoglioso di poter sognare con la mia Trieste»
TRIESTE. Solamente ad un occhio disattento Ray Petronio non è l’anagramma di Pallanuoto Trieste. In questa lunga stagione, il capitano alabardato è stato capace di tessere insieme e come non mai i valori di una squadra che viaggia, sia in campionato (si è assicurata le semifinali scudetto) sia in Europa (dal prossimo anno Trieste sarà impegnata nel primo tour continentale della sua storia), nell’elite di questo sport.
Petronio, ambasciatore triestino da circa 10 anni, con costanza e dedizione è diventato il perfetto riassunto di una società giovane ed esperta, entusiasta e razionale, spregiudicata e prudente.
Petronio, che clima si respira intorno alla Bianchi dopo il terzo posto?
Un gran bel clima. Finalmente siamo riusciti a coltivare un bell’ambiente, dove si lavora bene e dove si va volentieri. Lo abbiamo costruito in allenamento ma anche fuori dall’acqua. Anzi, forse soprattutto fuori, nelle varie e puntuali occasioni per fare gruppo, compreso il post partita.
Questo essere squadra ovunque si è visto in vasca e la classifica non lo nasconde. Siete riusciti a festeggiare un po’?
Un po’? Dopo la partita contro l’Ortigia siamo andati in centro città a celebrare questo risultato. C'è stato modo di onorarlo in varie tappe. Ce lo siamo ampiamente meritato.
Quando avete capito che il terzo posto sarebbe stato vostro?
Ci abbiamo creduto da sempre. La sensazione che il colpo sarebbe stato dietro l’angolo ci ha accompagnato per tutta la stagione e dalla vittoria interna con il Brescia (13-12, ndr) in poi non abbiamo più potuto nascondere le nostre intenzioni. Tutte le vittorie sono state importanti, penso alla rimonta di Catania, o sul Salerno. Ma non ci siamo sentiti il terzo posto in tasca fino agli ultimi minuti contro l’Ortigia. Solo in quel momento è stato chiaro che tutte le nostre intenzioni erano diventate realtà.
Siete stati protagonisti di una crescita esponenziale, ma c’è stato un momento complicato in questa stagione?
Non ricordo un momento di sconforto né di frustrazione. Non giocare per un mese a cavallo delle due fasi del campionato è stato difficile ma mai pesante. Faticare è persino piacevole in questo collettivo.
Da capitano, cosa l’ha reso più orgoglioso?
Quando sono ritornato a Trieste, circa 10 anni fa, si parlava tantissimo di giovani e vivaio. Ora questi giovani sono usciti dalla cantera e mi fa piacere averli visti crescere e che adesso si siano presi la squadra in mano. Mezzarobba con la sua gestione di gioco, Mladossich con il suo estro e talento, quel soldato di Podgornik, colonna portante del nostro gioco. Sono fiero di averli accompagnati in questo percorso.
Siete al vertice della pallanuoto nazionale. C’è qualcosa in cui vi sentite più forti di tutti?
Ci sono squadre troppo attrezzate per permetterci già il lusso di sentirci superiori. In tante cose però siamo sullo stesso piano: sicuramente nella voglia di lavorare non siamo secondi a nessuno.
Della prossima esperienza in Europa cosa la entusiasma di più?
Portare il nome di Trieste in giro per il continente per me, triestino, è la cosa più bella che possa succedere sportivamente. Ho visto squadre come Ortigia o Palermo entrare in acqua per giocarsi una semifinale. Solo accarezzare l'idea di poter competere per una coppa così pesante, con le carte giuste per alzarla, è un pensiero che gaserebbe chiunque.
E adesso?
Il 6 maggio si va a Brescia per gara-1…La scorsa settimana ci è servita per scaricare la tensione. Ne avevamo bisogno. Giocheremo contro una squadra super attrezzata che è più forte di noi, tuttavia non dobbiamo dimenticare che siamo stati capaci di batterla. Penso che non giocheranno tranquilli. Ho visto pochi avversari esultare come il Brescia contro di noi. Sanno di non poter permettersi di prenderci sotto gamba perché noi ci faremo trovare pronti.

