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Ecco i segreti di Beto il centravanti che per sfondare s’allenava con le palline da tennis

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UDINE. Per la serie: cercano sempre di farti assomigliare a qualcuno nel mondo del calcio. Beto Betuncal in patria viene chiamato l’Haaland portoghese.

Sì, è un film già visto, anche da queste parti: ricordate quando il destino portò in Friuli l’erede di Alexis Sanchez – ahinoi, dieci anni fa – spacciandolo per il Messi dei Carpazi? Si chiamava Gabriel Torje, era romeno, effettivamente nato con la sagoma delle montagne di casa sua all’orizzonte, ma dell’immenso Leo non aveva neppure un’unghia del piede.

Ma ad allontanare questo tipo di campagne pubblicitarie che poi, al primo flop, ti si ritorcano contro, ci ha pensato lo stesso Beto, presentato ieri ufficialmente dall’Udinese che, come consuetudine, ha diffuso le prime parole del portoghese e del francesino Soppy attraverso la tv del club.

«Il mio idolo è stato Eto’o, poi lo è stato anche Drogba e in questo periodo sto seguendo Lukaku, Lewandowski e Haaland per cercare di carpire qualche segreto».

Insomma, mi piacciono tanti centravanti, del presente e anche del passato, ma non sono nessuno di questi.

Anche perché è difficile incanalare il talento di Beto: si tratta di un attaccante di 194 centimetri che però fa della velocità l’arma preferita e il suo passato ci può aiutare a capire questo ragazzone di 23 anni compiuti estremamente calato nella parte del giocatore in ascesa, come confermano le parole di ieri («Il mister mi ha chiesto di lavorare duramente per adattarmi alle esigenze del reparto») e la sua carriera, partita davvero dal basso.

Figlio di genitori della Guinea Bissau, ex colonia portoghese, Norberto Bercique Gomes Betuncal detto Beto è nato a Lisbona e cresciuto nella zona di Cascais, cittadina che regala le spiagge alla capitale lusitana.

Lì, tra il 2005 e il 2011 si è formato come calciatore grazie all’attività União Recreativa e Desportiva de Tires, squadretta della frazione che si è sviluppata attorno alla parrocchia São Domingos de Rana. Poi, secondo gli “annali” un’esperienza fugace nelle giovanili del Benfica, un’altra nell’Oieras a 16 anni, e quindi il ritorno alla casa madre del Tires per completare la gavetta.

Là ritrova due fratelli, Luis e Pedro Gomes, che credono nelle sue qualità, ma capiscono anche che la rapidità nel breve, la tecnica, potrebbero fare la differenza se abbinate a un gigante.

Perciò cominciano ad allenare Beto con le palline da tennis, racconta Marco Cordaro, corrispondente dall’Italia per Sport Tv, l’emittente del calcio portoghese. Così siamo arrivati al Beto 20enne che nel 2018 attrae l’attenzione del Clube Olímpico Montijo, vicino a Setubal, la città di José Mourinho.

A Beto stavolta bastano pochi mesi nella terza divisione per farsi notare al piano di sopra: su di lui scommette la Portimonense che lo porta nel profondo sud del paese, nell’Algarve. È arrivato nella Liga, la serie A, ma l’inserimento è graduale, finisce prima nella Under 23 e poi in prima squadra, anche perché davanti ha un vecchio drago, l’ex Porto e Atletico Jackson Martinez.

A proposito di Atletico: in 47 partite alla Portimonense Beto segna 13 gol e sembra che sia stato il Cholo Simeone stesso a dare l’ultimo consiglio all’Udinese durante le trattative per De Paul e Perez. Anche perché nel mondo nel calcio spesso ti manda sempre qualcuno... 

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