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DISTANTI MA UNITI: Gianni Romeo, quanti nuovi “contagi linguistici”

Gianni Romeo, Socio ed ex presidente del Circolo della Stampa Sporting, ci scrive:

Amici,

sono stato pregato o sollecitato, fate voi,  a partecipare allo scambio di messaggi che aiutano a riempire il vuoto di questo periodo. In attesa di idee migliori, offro a chi apprezzerà  una riflessione ricevuta da un caro amico su questi tempi moderni (o no?).

“I medici e gli infermieri rischiano il burn out: in italiano, fanno turni massacranti, sono stanchi.

Ora c’è il golden power che ci difenderà dagli stranieri senza scrupoli.

Un violento cluster, il plateau raggiunto.

Lock down.

Distance, social distance.

Social lending: non ho capito cos’è.

Food delivery.

Road map.

Task force.

Dobbiamo difendere i nostri asset e i branch ad essi collegati: il fashion, l’industrial design. I carciofi e le patate non li difende nessuno.

La nostra start up per crowdfunding sta funzionando.

Check point. Ma Charlie dov’è finito?

Fake news: nessuno le chiama più balle.

Nella nostra policy c’è un forte mission.

In italiano sono i messaggi lanciati dalla pubblicità: bandiere al vento, mucche che pascolano, gattini e cagnolini felici che divorano le crocchette, famiglie che a distanza o meno mangiano roba impanata che assomiglia a cartone da imballaggio, aspirapolvere senza filo, macchine che non compra nessuno, sempre più dotate di funzioni. L’autista non serve più. Più o meno come in “Lenta cadrà la pioggia” di Ray Bradbury: la guerra nucleare ha spazzato tutti ma la casa automatica continua a funzionare.

Morale:

Se davvero il virus è intelligente e non può sopportare gli imbecilli, mala tempora.

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