10 sportivi del 2019: da Simone Biles alle calciatrici
Le imprese, in un anno di sport, sono state decine. Dai campi di calcio di Messi e Ronaldo, alle piste di sci, dove corre quel fenomeno di Mikaela Shiffrin e da cui si è ritirato l’altrettanto fenomenale Marcel Hirscher. Non sono però solo questi fenomeni che vogliamo raccontare. Sono fenomeni quelle che dimostrano superiorità sul campo, ma anche quanto praticano lo sport e facendolo abbattono muri e pregiudizi.
MATTEO BERRETTINI O DELLA RINASCITA DEL TENNIS MASCHILE ITALIANO
Il tennis maschile italiano è rinato e ha speranze per il futuro. Matteo Berrettini è al numero 8 della classifica Atp a fine anno, Fabio Fognini dodicesimo e il futuro si chiama Jannik Sinner: ha 18 anni e ha vinto le Next Gen Finals di Milano.
Fabio Fognini ha portato la prima vittoria italiana a Montecarlo, la seconda in un torneo equivalente a un Masters 1000 dai tempi del successo di Adriana Panatta a Roma. Matteo Berrettini ha fatto qualcosa di più. Il 23enne romano ha già vinto due tornei, a Budapest e Stoccarda, ed è stato il secondo italiano di sempre a raggiungere la semifinale sullo Us Open, ma il primo a farlo sul cemento. È stato il primo italiano a qualificarsi per le Finals Atp di Londra. Fra i primi 100 ci sono ben 8 giocatori.
SIMONE BILES O DELL’IMPOSSIBILE
143 centimetri che riescono a fare cose impossibili. Nessuno ha mai vinto quanto Simone Biles nella ginnastica artistica. Portare oltre i limiti suoi e del suo sport sembra essere la sua missione. Ad agosto ha inserito il Biles II nel suo corpo libero già perfetto, un doppio salto mortale con triplo avvitamento. Alla trave ha deciso di inventarsi uno Tsukahara avvitato, che è il terzo elemento a prendere il suo nome e a cui è stato assegnato grado di difficoltà H. Troppo basso, secondo lei, convinta di essere stata punita perché ormai da lei ci si aspetta di tutto, ma la Federazione internazionale si è giustificata con l’esigenza di disincentivare le altre a provarlo mettendo in pericolo il proprio osso del collo.
LE FATE O DEI RISULTATI DEL DURO LAVORO
Ognuna con la sua storia, tutte accomunate da una vita di sacrifici fatti in nome dello sport cominciata fin da bambini. Sono nate tutte nel nuovo millennio le Fate della ginnastica artistica azzurra che hanno vinto il bronzo nel concorso a squadre ai mondiali di Stoccarda dietro agli Usa e alla Russia. La più «vecchia» ha 19 anni, le piccole appena 16.
Si allenano a Brescia dove si sono trasferite poco più che bambine. Giorgia Villa, campionessa olimpica giovanile, è andata via da casa sua, Brembate, Bergamo, che aveva 10 anni. Il suo idolo è Vanessa Ferrari con cui ora si allena. Le sue compagne sono come sorelle: di giorno gli allenamenti, la sera la scuola tutte insieme. La modenese Elisa Iorio spiega così la vita in comune. «Stare tutto il tempo insieme ci aiuta, sappiamo anche i punti deboli e ci tiriamo su a vicenda».
FEDERICA PELLEGRINI E LE RAGAZZE DEL NUOTO AZZURRO
Chi si occupa di sport sa che il nuoto è una cartina al tornasole dell’intero movimento sportivo di un paese perché è uno sport che richiede impianti e organizzazione. Non un solo atleta che eccelle, ma un gruppo di nuotatori tutti ad alto livello. L’Italia è così da tempo e lo è sempre di più al femminile. La conferma viene dagli Europei in vasca corta di Glasgow dove sono più le medaglie delle donne che degli uomini e non c’è solo Federica Pellegrini.
L’Italia chiude con il record di podi, 20 contro il precedente di 18 di Eindhoven 2010: 6 ori, 7 argenti, 7 bronzi. Per gli azzurri anche il terzo successo consecutivo del LEN Trophy, ovvero la classifica per nazioni, 47 primati personali e 12 record assoluti. Senza dimenticare i successi del mondiale estivo in Corea del Sud.
PAOLA EGONU E LE STELLE DELLA PALLAVOLO
La pallavolo italiana balla sul mondo e parte dalla provincia. Entrambe le nazionali sono qualificate alle Olimpiadi di Tokyo e ora due club sono campioni del mondo. L‘Imoco Volley Conegliano tra le donne e la Lube Civitanova tra gli uomini hanno vinto il rispettivo mondiale per club. Il risultato è lo stesso: 3 a 1. Conegliano si è imposta in finale battendo l’Eczacibasi Istanbul, Civitanova ha battuto i brasiliani del Sada Cruzeiro.
MEGAN RAPINOE E LA SUPERIORITÀ AMERICANA DEL PALLONE
Come 28 anni fa, quando tutto ebbe inizio. Come nel 1999, quando al Rose Bowl di Pasadena 90 mila persone assistettero al rigore di Brandi Chastain, come l’ultima volta, a Canada 2015, con la tripletta di Carli Lloyd. Il calcio femminile si evolve, cresce, ma alla fine vincono sempre loro, le americane. Imbattibili, anche stavolta, le più forti di tutte. Sette partite vinte su sette, la sensazione di non poter perdere mai, i premi individuali dominati con le prime due posizioni nella classifica marcatrici occupate da Megan Rapinoe e Alex Morgan, la stessa Rapinoe migliore giocatrice del Mondiale, Rose Lavelle pallone di bronzo.
SARA GAMA E LE ALTRE, LA FORZA DEI DIRITTI
«Gli italiani e le italiane ci hanno scoperto e si sono innamorati di noi, e di quell’amore noi ci siamo nutrite ogni singolo giorno trovando energie che mai avremmo pensato di avere, uno slancio solamente affievolito in quel caldo pomeriggio di fine giugno». È il discorso pronunciato da Sara Gama, capitana della nazionale di calcio femminile, al Quirinale. Lei e le compagne di squadra sono state ricevute dal presidente della Repubblica, reduci dall’eliminazione ai quarti dal mondiale che, a dispetto della parola eliminazione, è un grande successo.
LEWIS HAMILTON, I RECORD AL VOLANTE
È stato ancora una volta un anno di assoluto dominio. Lewis Hamilton ha vinto il suo sesto titolo mondiale in Formula Uno, il quinto negli ultimi sei anni. È il titolo della maturità per il 34enne britannico che punta al record di Michael Schumacher. Ha tanto in comune con il campione tedesco, ma ha anche una vita mondana che va molto al di là delle piste. Come Schumi è animato da una voglia di vincere che non conosce pause, incapace di smettere di lottare anche quando ha già vinto il mondiale e fermandosi a cambiare le gomme lo vincerebbe lo stesso.
SHELLY ANN FRASER E LA FORZA DELLA MATERNITÀ
Shelley-Ann Fraser-Pryce è la mamma regina dei 100 metri. La giamaicana vinto ai mondiali di Doha la sua quarta medaglia d’oro sulla distanza, ma la prima dopo la nascita del figlio Zyon di due anni che ha festeggiato con lei in pista. Con i capelli color arcobaleno ha fatto segnare 10,71 sui cento metri davanti alla britannica Dina Asher-Smith e Marie-Joseph Ta Lou della Costa d’Avorio.
ELIUD KIPCHOGE O DELLA CORSA IMPOSSIBILE
Una impresa storica che sembrava (im)possibile. Dopo averla sfiorata due anni fa a Monza, l’atleta kenyano Eliud Kipchoge ha abbattuto il record della maratona, correndo i fatidici 42 km e 195 metri in meno di due ore. In 1 ora, 59 minuti e 40 secondi, per la precisione. La corsa, che si è svolta sabato 12 ottobre a Vienna, è stata organizzata appositamente per Kipchoge e non era un evento aperto. Per questo il suo (nuovo) tempo non sarà conteggiato come «ufficiale» dalla federazione internazionale di atletica. Il record mondiale rimarrà quindi quello di 2 ore, 1 minuto e 39 secondi, stabilito a Berlino nel 2018. Indovinate da chi? Ma dallo stesso Kipchoge, ovviamente.

