L’EDITORIALE | Laboratorio a cielo aperto e campanello d’allarme in vista dei playoff
Allo Stadio Angelo Massimino, nel giorno di Pasquetta, il Catania ha offerto una prestazione che somiglia più a un passo indietro che a una tappa di crescita. Doveva essere una giornata utile per consolidare certezze, invece si è trasformata in un laboratorio a cielo aperto, con esperimenti ancora lontani dal produrre risultati concreti.
William Viali ha scelto la strada della rotazione, mescolando uomini e soluzioni con l’obiettivo dichiarato di conoscere più a fondo la rosa e individuare le pedine giuste in vista dei playoff. Una scelta comprensibile, quasi inevitabile in questa fase della stagione. Ma il calcio, si sa, non aspetta i tempi degli esperimenti: presenta il conto subito, spesso senza preavviso.
E il conto, contro il Picerno, è stato salato. Non tanto per il risultato in sé, quell’1-2 che fotografa una sconfitta interna pesante, quanto per le modalità con cui è maturato. Il Catania non è stato arrembante, non ha dato la sensazione di voler prendere a morsi la partita. Al contrario, alla prima vera difficoltà si è sfaldato, perdendo compattezza e fiducia come un castello di sabbia sotto un’onda improvvisa.
Il dato più preoccupante riguarda proprio l’atteggiamento. Prima ancora di una svolta tattica, serviva una scossa nervosa, una reazione emotiva capace di trascinare la squadra oltre gli errori e le difficoltà. E invece quella scintilla non si è vista. Dopo il vantaggio iniziale, il Catania si è progressivamente spento, concedendo campo e fiducia a un avversario ordinato, ma tutt’altro che irresistibile.
La fase difensiva, che per mesi aveva rappresentato una garanzia, ha mostrato crepe evidenti. Due episodi, due disattenzioni, due gol subiti. Ma anche davanti le cose non vanno meglio: la manovra resta prevedibile, le occasioni poche, la concretezza un miraggio. Il cambio di guida tecnica, pensato per liberare il potenziale offensivo, al momento non ha ancora prodotto gli effetti sperati.
Il punto, però, è anche un altro. Il Catania può permettersi questo tipo di esperimenti adesso? La risposta, guardando la classifica, è tutt’altro che scontata. Il secondo posto non è ancora in cassaforte, e rappresenta un traguardo fondamentale per affrontare i playoff con un vantaggio concreto. Rimandare l’appuntamento con la solidità può diventare un rischio.
Quella contro il Picerno doveva essere una tappa di avvicinamento agli spareggi, una prova generale per testare assetti e uomini. Si è trasformata, invece, in un campanello d’allarme. Perché nei playoff non ci sarà tempo per cercare equilibri: serviranno subito certezze, nervi saldi e una squadra capace di reagire alle difficoltà senza disunirsi.
La Pasquetta rossazzurra lascia dunque un retrogusto amaro, come un picnic rovinato dalla pioggia. Ma, se non altro, offre indicazioni chiare: prima delle alchimie tattiche, serve trovare identità, carattere e fame. Solo così il Catania potrà presentarsi alla lotteria degli spareggi con ambizioni all’altezza della sua storia.
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