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IL SALISCENDI: Alisson Santos in formato “Pocho”, Giovane prigioniero del ruolo

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C’è chi strappa applausi con giocate d’alta scuola e chi, invece, resta impigliato in dettami tattici che ne soffocano l’istinto. L’ultima giornata ci consegna due facce della stessa medaglia: la velocità elettrica di chi entra e spacca il match contro la sofferenza di chi viene sacrificato in un ruolo non suo.

​Non è più una sorpresa, ma una splendida costante: quando entra, la musica cambia. Alisson Santos ha quel dono raro di saper leggere l’inerzia della partita e ribaltarla a proprio piacimento. Le sue incursioni sulla corsia mancina sono diventate l’incubo della difesa rossonera, incapace di arginarne la progressione e l’inventiva.

​Il punto esclamativo sulla sua prestazione è il no-look celestiale con cui ha apparecchiato la tavola per Olivera in occasione del gol di Politano: una perla di pura estetica applicata alla concretezza. Vederlo strappare e accelerare a tutto campo evoca ricordi nostalgici all’ombra del Vesuvio; la somiglianza con l’elettricità del primo Lavezzi è ogni domenica più marcata. Un trascinatore nato.

​Una serata complicata, figlia di un equivoco tattico che ne ha pesantemente limitato il potenziale. Il primo tempo è stato lo specchio di un disagio evidente: schierato nel ruolo di “boa” per emulare il lavoro sporco di Hojlund, è apparso come un pesce fuor d’acqua. Senza la struttura fisica o la protezione della palla tipica del danese, Giovane si è perso tra le maglie della difesa avversaria, finendo per risultare quasi nullo.

​I segnali di vita sono arrivati solo nella ripresa, quando ha smesso di fare a sportellate centralmente per tornare a fare ciò che gli riesce meglio: muoversi, allargarsi sulla destra e puntare l’area. Proprio da una di queste situazioni è nata una palla-gol interessante che ne riscatta parzialmente la prova. Il verdetto è chiaro: il ragazzo ha talento, ma non può essere usato come un ariete. Da rivedere in un contesto che ne esalti il dinamismo invece di ingabbiarlo.

Il calcio è fatto di momenti e di incastri. Se Alisson Santos ha trovato la sua dimensione da “spaccapartite” d’élite, per Giovane la sfida sarà trovare la giusta collocazione tattica per non disperdere un potenziale che, a tratti, continua comunque a intravedersi.

di Vincenzo Letizia

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