Travaglio a La7: “Nel calcio italiano più si perde e più si fa carriera. Come in politica, abbiamo disimparato la trombatura”
“Mentre quattro anni fa scoprivamo di essere peggio della Macedonia del Nord, stavolta scopriamo di essere peggio della Bosnia“. Così a Otto e mezzo (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, apre il suo intervento sulla eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2026. Gli azzurri sono stati sconfitti ai calci di rigore nella finale playoff contro la Bosnia Erzegovina (1-1 dopo i supplementari, 5-2 per i bosniaci dagli undici metri) e restano fuori dalla Coppa del Mondo per la terza edizione consecutiva.
Travaglio ricorda come nel 2021 in tanti attribuirono al governo Draghi la vittoria dell’Italia agli Europei, aggiungendo: “Almeno questa volta non ci sarà il governo che potrà usare la vittoria come instrumentum regni e instrumentum propagandae”.
Il direttore del Fatto allarga poi lo sguardo al di là del campo: “Ieri abbiamo stabilito il nuovo record negativo di natalità: diciamo che anche questo contribuisce a un livello verso il basso di un paese di vecchi dove ci si tara sulla mediocrità“. Secondo Travaglio, il governo non c’entra nulla con la mancata qualificazione, così come non c’entrerebbe con una eventuale vittoria: “C’entra la politica nel senso che la politica, per misteriosi motivi, ha le mani sul mondo dello sport, come probabilmente non accade in nessun altro paese d’Europa“.
Le federazioni sportive, spiega, sono guidate da persone che devono avere sponsor politici e partitici: “E anche lì regna una gerontocrazia e una demeritocrazia, nel senso che ci sono dirigenti sportivi che più vanno male le nazionali e più fanno carriera e più mantengono la poltrona, oltre a stipendi piuttosto cospicui. E non solo: esitano a sostituire gli allenatori, perché se sostituisci l’allenatore poi qualcuno ti domanda: ‘Ma l’avevi scelto tu? E allora perché non te ne vai anche tu?'”.
Poi aggiunge: “Infatti credo che abbiano confermato sia Gattuso sia gli altri dirigenti, perché altrimenti qualcuno domanderà a Gravina se non li aveva scelti lui e perché non se ne sia già andato. Più perdono, più restano“.
Travaglio conclude con un parallelo amaro tra sport e politica: “Nel mondo politico abbiamo disimparato quella bella vecchia abitudine della trombatura del politico che ha tradito. Una volta il politico che tradiva veniva trombato, qui non si tromba più nessuno”.
L'articolo Travaglio a La7: “Nel calcio italiano più si perde e più si fa carriera. Come in politica, abbiamo disimparato la trombatura” proviene da Il Fatto Quotidiano.

