Bosnia-Italia nel catino di Zenica, tra ferri vecchi e senza Goal Line Technology. Buonfiglio attacca: “Mi meraviglio dell’Uefa”
“Mi meraviglio che la federazione internazionale consenta di giocare in questi stadi“. È cominciata così, con la polemica di Luciano Buonfiglio contro l’Uefa, la giornata di Bosnia–Italia, la partita più importante dell’ultimo decennio di pallone azzurro, quella che vale il ritorno al Mondiale dopo un’interminabile assenza. Il presidente del Coni, intercettato sul volo che lo ha portato a Belgrado e da lì in Bosnia, ha criticato le condizioni dello stadio Bilino Polje di Zenica, dove questa sera alle ore 20.45 si gioca la finale playoff che assegna un posto alla Coppa del Mondo 2026. Eppure il ct Gennaro Gattuso alla vigilia aveva avvertito: “Non dobbiamo pensare al campo, è un alibi. Se il campo è brutto lo è per entrambi, la partita bisogna giocarla. Se pensiamo al campo, alla tribuna… No, è da deboli. L’ho visto il campo e può andare.”
Il Bilino Polje e i tifosi affacciati sui balconi
Il catino bosniaco di Zenica, cittadina a circa 70 km da Sarajevo, ha 15.600 posti certificati, ma per Bosnia-Italia la capienza è ridotta del venti per cento dalla Fifa dopo i cori discriminatori in occasione di Bosnia–Romania del 15 novembre 2025. Alcuni settori dello stadio rimarranno chiusi e ci saranno in totale 9.500 spettatori. Più… quelli sui balconi. Perché c’è un enorme palazzone di 20 piani che affaccia sullo stadio. “Ci affacceremo tutti a finestre e balconi, come ogni volta che gioca la nazionale e il Celik“, ha raccontato alla Gazzetta Dino Mujanovic, uno dei residenti. Che ricorda l’importanza simbolica del Bilino Polje per i bosniaci: “Lo stadio è stato costruito in un luogo storico per il Paese. È la casa della nazionale, ma sorge su un terreno dove si è verificato uno degli eventi più importanti del nostro passato. Nel 1189, Kulin – il bano di Bosnia – firmò un accordo commerciale con la Repubblica di Ragusa per lo sviluppo dei mercati lungo le rotte balcaniche del Mediterraneo”.
Perché la Bosnia ha scelto lo stadio di Zenica
Storia passata e recente: il catino di Zenica è appunto la casa del Celik, ma anche del rugby e della Nazionale di calcio. È uno stadio datato, inaugurato nel 1972, con seggiolini vecchi e ferro arrugginito sugli spalti. Eppure è stato preferito dai vertice della federazione bosniaca per il clima che sono in grado di creare i tifosi di casa, trasformando un piccolo impianto in un fortino, dove proprio le dimensioni ridotte favoriscono un’acustica d’impatto, che amplifica ogni rumore. A tutto questo si aggiunge un campo appesantito dalla neve caduta nelle ultime ore, con un manto erboso lontano dalle perfette condizioni. Con una ulteriore limitazione: non ci sarà la Goal Line Technology. In caso di dubbio su un possibile gol, sarà il Var a decidere con le telecamere che ha a disposizione se la palla è entrata in porta o meno.
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