The Day After Pisa-Milan 1-2: Luka nasconde la polvere sotto il tappetto, il Milan vince a Pisa ma così non basta
Non lasciamoci ingannare dal risultato finale.
Non lasciamoci ammaliare solo dal peso specifico di tre punti che, in un weekend di scontri diretti, pesano come macigni per la zona Champions e per tenere in vita un lumicino di speranza Scudetto. Perché la verità emersa dall’Arena Garibaldi, dopo dieci giorni di sosta, è che il Milan ha rischiato seriamente di farsi male da solo. Una vittoria arrivata per inerzia del talento, più che per la forza del collettivo.
L’approccio alla gara è stato, sin dai primi minuti, lo specchio di una squadra superficiale e a tratti pigra. Eppure, nonostante un gioco lento e macchinoso, il Milan era riuscito a sbloccarla grazie a Ruben Loftus-Cheek al 39’. Un 0-1 che avrebbe dovuto spianare la strada a una ripresa di gestione e cinismo. Invece, proprio come all’andata, il Milan ha commesso l’errore di non chiuderla, abbassando troppo i ritmi e permettendo al Pisa di restare aggrappato al match.
La scarsa brillantezza si è trasformata in rammarico quando Niclas Füllkrug si è presentato sul dischetto. Un rigore calciato senza la dovuta cattiveria, specchio di una serata complicata per il tedesco, che ha finito per ridare speranza ai padroni di casa. In quel momento è apparso chiaro che il finale sarebbe stato di pura sofferenza.
Il gol di Loyola, arrivato a venti minuti dalla fine, è stato il risultato di una fase di stanca in cui la squadra ha perso le distanze tra i reparti. Il pareggio ha evidenziato quanto sia rischioso per questo Milan non mantenere la tensione altissima per l’intera durata del match. In Serie A, quando cala l’intensità e si smette di mordere il campo, anche una partita in controllo può trasformarsi in un’insidia complicata da gestire.
Quando lo spettro di un pareggio beffardo stava per materializzarsi, è salito in cattedra l’uomo con più talento in campo, l’anima silenziosa ma vitale di questa squadra. Sul dai e vai realizzato con Ricci, Luka Modric ha fatto capire perché resta un giocatore unico.
In un fazzoletto di terra, ha lavorato la sfera con una rapidità impressionante, coordinandosi in pochi centimetri per una conclusione chirurgica. Il gol del 2-1 è una perla di rara bellezza, un gesto tecnico da fuoriclasse che ha tolto le castagne dal fuoco ad Allegri. Ma la domanda resta: possiamo davvero dipendere sempre e solo dall’invenzione del singolo?
In un weekend cruciale, con sfide del calibro di Inter-Juventus e Napoli-Roma che toglieranno punti pesanti alle nostre dirette concorrenti, questi tre punti sono ossigeno puro. Ci portiamo a casa il risultato, ed è l’unica cosa che conta per la classifica. Ma con una prestazione così poco soddisfacente, a mio avviso, non siamo ancora autorizzati a coltivare sogni di gloria. Forse sbagliamo noi a guardare troppo in alto, o forse è questo gruppo che deve ancora maturare definitivamente.
Sia chiaro: il lavoro di Massimiliano Allegri in termini di compattezza è encomiabile. Dopo i disastri tattici e l’anarchia dello scorso anno, oggi siamo finalmente una squadra che sa restare unita nelle difficoltà e che non si arrende mai. C’è un’identità caratteriale forte, ma quella tecnica è ancora troppo fragile. I numeri sono li a testimoniare l’egregio lavoro del tecnico livornese, 53 punti in 24 partite, da 23 partite imbattuti, 40 gol fatti 18 subiti, in trasferta non abbiamo mai perso.
Arrivati a questo punto della stagione, emerge chiaramente il limite di una rosa forse troppo ristretta per competere con la stessa qualità. È il risultato di vedute differenti tra le necessità del campo e le logiche del bilancio; un equilibrio precario che costringe l’allenatore a fare i miracoli con rotazioni limitate e i giocatori a un logorio che, alla lunga, toglie lucidità.
In vista della sfida contro il Como, il quadro si complica ulteriormente. Mancherà Adrien Rabiot, espulso ieri in un finale nervoso. Senza il francese, il centrocampo perde fisicità e dinamismo, e con le alternative contate sarà necessario un Milan molto più cattivo per non rivivere i brividi di Pisa.
Servirà recuperare i giocatori più importanti e cambiare registro mentalmente. Il talento di Modric ci ha salvato ieri, ma per fare altri tipi di ragionamenti serve molto, molto di più.
W MILAN
Harlock

