L’incontro tra i suoi genitori e il calcio, i ricordi di Jodi Stellita: «Vi racconto mio padre Aldo, il bassista dei Matia Bazar»
«Nulla accade per caso», considerava Luigi Pirandello, ma fu un caso che Simonetta Carri, poco o nulla interessata alle manifestazioni musicali, accompagnasse un’amica, la sera del 20 giugno 1993, a Lignano, a una delle tappe del Festivalbar, allora fra gli eventi itineranti più seguiti.
E fu un caso che al termine della serata gli sguardi della ragazza e del bassista e paroliere dei Matia Bazar, Aldo Stellita, s’incontrassero tra i tavolini di un bar, primo approccio di successivi appuntamenti che produssero solo pochi mesi dopo, il 16 aprile 1994, il matrimonio del quarantaseienne musicista genovese di origine siciliana con la trentaduenne impiegata delle Poste di San Giorgio di Nogaro. Cerimonia che fu celebrata nella chiesa di San Tommaso a Carlino, con tra gli ospiti molti volti noti dello spettacolo.
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E il 29 settembre nacque Jodi, che il papà voleva chiamare invece Roberto, che oggi vive a Grado e ricorda con un misto di piacere e amarezza i soli tre anni e mezzo vissuti con il padre, mancato prematuramente a soli cinquantuno anni per un male incurabile, nel 1998: «Momenti che mi sono rimasti impressi nella mente sono quelli trascorsi giocando con lui a palletta nel nostro appartamento di via Canciani, indossando la maglia della Sampdoria, di cui era un grande tifoso, o costruendo un trenino insieme. E pure la tristezza nel vederlo soffrire, senza capire esattamente ciò che stava provando. Quando morì fui spesso ospite dei suoi amici, Antonella Ruggiero, la voce, con la quale aveva vissuto un lungo rapporto sentimentale prima di conoscere mia madre, e Carlo Golzi, il batterista,mio padrino di battesimo, anche lui mancato prematuramente qualche anno fa. Mi furono vicini anche Sergio Cossu, Carlo Marrale e Piero Cassano, gli altri del complesso. Erano fra loro molto amici».
A crescere Jodi, con la mamma al lavoro, furono i nonni materni, Gino e Laura: «A loro devo molto – ammette Jodi –.Mia madre, quattro anni dopo, iniziò una nuova relazione, dalla quale nacque Allegra, mia sorella. Ho studiato Scienze umane e fatto vari lavori, dall’elettricista al cameriere, dall’assistente in una casa di riposo, impegno che mi gratificò molto, all’esercente di un bar a Cervignano. Ma mi ritengo intimamente un poeta, forse ereditando da mio padre questa dote, e una persona che sfugge gli stereotipie si disinteressa del giudizio altrui».
Un poeta, appunto, Aldo (vero nome Salvatore) Stellita, più che un paroliere, sensibilità che traspare nei suoi testi delle canzoni dei Matia Bazar, da Solo tu a Che male fa, da Ti sento a Cavallo bianco e altri ancora, brani colonna sonora degli anni Settanta-Ottanta e fino alla scomparsa del chitarrista che coincise gradualmente con lo scioglimento del gruppo storico, al quale subentrarono in seguito, con lo stesso nome, altri musicisti. E un cavallo bianco stilizzato appare sulla lapide di Aldo Stellita, a San Giorgio di Nogaro, a simboleggiare la sua profonda e originale ispirazione.
Ma qual è il ricordo del musicista come uomo qualunque che si stabilì nel centro della Bassa friulana dopo il matrimonio con Simonetta? «Viene ricordato come un uomo riservato ma sempre disposto ad aprirsi con tutti, senza alcuna spocchia – testimonia il figlio- . Amava bere il tajut e ridere in compagnia, dicendo sempre ciò che pensava, senza nascondersi. E soprattutto meditava molto e i suoi testi testimoniano in effetti la sua grande sensibilità. Carlo Golzi nel suo ricordo compose il testo di Brivido caldo, la canzone del 2000 magnificamente interpretata da Silvia Mezzanotte, succeduta ad Antonella Ruggero, con un finale che testimoniò la nostalgica amicizia del batterista per mio padre: …tempo che non invecchia una fotografia…».
Da suo padre ritiene di aver ereditato molto, Jodi, soprattutto la sensibilità poetica e la somiglianza del volto, nascosto dal ragazzo da barba e baffoni all’insù con un’originalità che dice far parte della sua personalità controcorrente. E anche la passione per il calcio, messa in pratica come trequartista in numerosi campionati con Sangiorgina, Castionese, Malisana e attualmente Gradese.
«Un gran mistero l’ereditarietà – considera Jodi – . Mi vengono riferiti atteggiamenti tipici di mio padre che s’intravedono in me e ne sono felice. Il filo rosso che ci unisce a persone che non ci sono più e che conserviamo dentro di noi è un trait d’union che niente e nessuno può interrompere».

