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L’addio di Tesser alla Triestina calcio: «Trattato senza rispetto, lascio una squadra vera»

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TRIESTE Ci sono uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraqua. Non serve addentrarsi nella fenomenologia dell’umanità descritta da un grande come Leonardo Sciascia per inserire Attilio Tesser nella prima categoria.

Lo dimostra la sua storia, lo ha dimostrato prima di tutto sul piano umano e della correttezza in questi sette mesi alla guida dell’Unione.

A prescindere dalle scelte legittime fatte dal club che ha espresso le sue ragioni. Non è solo la signorilità che gli va riconosciuta ma soprattutto la trasparenza con la quale si è rapportato con media, addetti ai lavori, tifosi.

Mai una pretattica su chi gioca, mai nascosto un infortunio, mai una dichiarazione sopra le righe nel bene e nel male, sempre motivata ogni sua scelta.

E nonostante i vincoli contrattuali e la liturgia del mondo calcistico Attilio ha voluto dire la sua dopo l’esonero deciso domenica dalla società.

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Il comunicato

«Mai mi sono permesso di intervenire dopo una scelta della società. Eppure di esoneri prima di questo ne ho subiti. È sempre bastata una stretta di mano e poi ciascuno per la propria strada. Non discuto il merito della decisione ma mi sono sentito offeso da quel comunicato e anche dai toni utilizzati nella conferenza stampa dal signor Stella e dal signor Menta. Tutti sanno che non ho mai fatto polemiche, ma tutti mi hanno chiamato per sottolineare la sconvenienza nei tempi e nei modi usati dal club. Se la società è insoddisfatta ha pieno diritto di interrompere il rapporto ma deve esserci il reciproco rispetto. Ora mi sembra giusto che tutti sappiano come sono stato trattato. I dirigenti mi hanno ferito sul piano personale ed umano».

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Il club dice che non eravate più in sintonia. Che i risultati degli ultimi mesi sono stati deludenti e soprattutto che parecchi giocatori, e tra questi soprattutto i giovani, non sono cresciuti.

«I risultati sono fotografati dai numeri e la società ha il diritto di avere la sua opinione. Se si afferma che non ho utilizzato i giocatori sui quali la società ha investito invece non è vero. E poi nessuno me lo ha chiesto. Nel mio secondo anno di Triestina il presidente Berti mi disse: voglio una salvezza e valorizzare i giovani per motivi di budget. Io dissi di sì: in quella squadra giocarono Aquilani, Ferronetti, Aubemayang, Mantovani, Galloppa»

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Il club ha fatto dei nomi: Fofana, Pavlev, Gunduz.

«Fofana ha la mia stima assoluta come uomo e professionista. Solo una volta mi ha parlato e ci siamo capiti. Per me lui è un centrale, anche se può giocare da mezzala, ma aveva davanti uno forte come Correia. Quando ha giocato e segnato semmai era qualcun altro a non volerlo in campo. Ma io cerco di far giocare sempre chi mi sembra in grado di fare il meglio per la squadra. Poi a volte si può sbagliare nella scelta. Pavel ha giocato tanto e anche due volte ho subito critiche per averlo messo sulla sinistra. Gunduz è molto giovane, ha qualità, ma deve adattarsi al calcio italiano. E domenica ha giocato.

Ha avuto problemi con la colonia straniera?

«Ci vuole solo più tempo per una loro piena integrazione. El Azrak, per fare un esempio, me l’hanno mandato in prova a Ravascletto e sono stato io a dire che poteva restare. E infatti il ragazzo ha fatto bene. I tempi di integrazione li ho sottolineati già ad agosto».

Lei aveva chiesto quest’estate qualche giocatore più esperto?

«A parte che non abbiamo fatto un piano tecnico. Sì avevo chiesto alcuni uomini che conoscevo come Burrai e Armellino. Ma io sono un dipendente della società e non entro nei suoi affari. Sono un allenatore e so allenare. I dirigenti fanno il loro mestiere. E quindi ho allenato una squadra con il 95% dei giocatori scelti da Menta e Donati. E questo non è stato un problema».

Forse sì se si voleva centrare la promozione immediata.

«Certo ma la società non me l’ha mai chiesto. Ero io che semmai avrei voluto vincere il campionato subito o comunque centrare la B in due anni».

A proposito del diesse Donati. È stato sottolineato dall’ad Stella come lei non lo abbia fatto crescere.

«A parte che sin dall’inizio si è sentito escluso e non lo è mai stato nè da parte mia, nè dal mio staff. In ogni caso la mia priorità sono i 26 giocatori da gestire. Quello è il mio mestiere ed è già abbastanza. Con i diesse va condiviso il progetto tecnico e vanno affrontate assieme le problematiche quotidiane. A Modena, per fare un esempio, ho lavorato così raggiungendo la promozione al primo anno».

Però il calo di risultati e di prestazioni c’è stato.

«Non lo nego anche se sul piano delle prestazioni a mio parere solo le ultime due sono state deficitarie. E potevamo vincere, non dico meritandolo, entrambe. Comunque fino al derby con il Padova avevamo fatto bene. Eravamo a un punto da una squadra che non aveva mai perso. E anche quella partita l’abbiamo giocata bene a parte perdere per la prima volta la testa dopo il loro gol».

Poi però a gennaio si è vista un po’ di ruggine. Lei si è dato una spiegazione.

«Le variabili sono tante ma non sono alibi. Se analizziamo le partite di Trento e Vercelli abbiamo visto una squadra viva. E secondo me anche con l’Albinoleffe nonostante la sconfitta».

Ci può essere stata una scollatura tra i ragazzi?

«Quando Vallocchia ha dichiarato in sala stampa che forse il gruppo non ci credeva più ho parlato con lui e con gli altri per scuoterli. Io per primo e poi loro dovevamo crederci per fare più punti possibile di gara in gara, rosicchiare punti a chi ci precedeva, giocarci la promozione ai play-off. Siamo professionisti mica la stagione finisce a gennaio».

E lo spogliatoio?

«È la forza di questa squadra. Lo hanno creato i ragazzi, il mio compito è stato solo quello di preservarlo. Ieri quasi tutti mi hanno telefonato. Nello spogliatoio non c’erano problemi, anzi. Forse però nelle ultime due partite ho alzato troppo la pressione».

Però Tesser si aspettava di più dal mercato di gennaio. C’è stata una frizione con Menta che a quanto appreso lunedì stava già pensando a Bordin?

«Mai avuto questa sensazione. Io avevo indicato un terzino pronto per la categoria e con fisico, un centrocampista in più rispetto a Ballarini che deve recuperare. Nardi, Kouan e Scarsella erano i nomi nell’ordine. Non sono arrivati e pazienza. Giovedì scorso Menta mi ha detto di chiamare Kiyine io lo ho fatto. Era una scelta condivisa e ne ho le prove. Il ragazzo, che ha qualità calcistiche, era contento per quanto per noi fosse una scommessa. Poi è saltato e può succedere ma non ci siamo rinforzati».

La società ha dichiarato che lei ha fatto un gran lavoro nei primi mesi ma che poi non c’era più una linea comune. E poi che è difficile che una persona di 65 anni possa cambiare il suo modo di operare.

«Son ben contento di non cambiare. Con questo modo di lavorare ho conquistato, credo unico in Italia, 3 promozioni dalla C alla B negli ultimi sette anni, sempre assieme al mio staff, e un play-off per la A. Questi sono fatti».

Cosa resta di positivo ad Attilio Tesser da questa esperienza?

«Ieri un mio calciatore mi ha ringraziato per la mentalità vincente che sono riuscito a trasmettere. Quando sono venuto qui ho promesso ai tifosi che avrebbero visto una squadra che lotta per una maglia con un valore storico e che rappresenta una grande comunità. Questo si è visto in campo ed è per questo, non per il mio nome, che i tifosi hanno sempre sostenuto i ragazzi anche nei momenti difficili. Questa per me è una grande soddisfazione».

Cosa vuole dire alla città?

«Grazie di tutto per la fiducia che mi avete dato e mi dispiace di non aver potuto continuare a lavorare per regalare a Trieste, alla società e ai giocatori un sogno. Ma continuate a stare vicino alla squadra. Io sarò con voi. Forza Unione! »

Sul volto di Attilio la delusione e un po’ di arrabbiatura lasciano spazio all’emozione. Lo sa anche lui che la vita come il calcio riservano sorprese ma c’è anche il cuore. Il percorso dell’Unione va avanti e tutti continueranno a sognare. I tifosi e gli appassionati dell’Alabarda lo ringraziano. Perché sanno riconoscere le qualità degli uomini, di quelli veri. —

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