Giorgio “Jure” Kufersin stella d’argento del Coni: «Papà Marcello 120 volte in campo con la Triestina Calcio»
TRIESTE. Il 14 luglio Giorgio “Jure” Kufersin compirà 80 anni. L’ex giocatore delle giovanili rossoalabardate, oggi fiduciario provinciale triestino del Coni Fvg, nonché esponente storico dello sport sloveno in Friuli Venezia Giulia, ha ricevuto un regalo anticipato: la Stella d’argento del Coni ottenuta per l’attività dirigenziale.
«È una bella soddisfazione, non lo posso nascondere», racconta Kufo.
L’ex presidente dello Zsšdi, in carica dal 1991 al 2013, già insignito qualche anno fa del titolo di Cavaliere, segue sempre da vicino le sorti della Triestina.
Il legame con l’Unione è una cosa naturale. Il padre di Giorgio è Marcello Cuffersin (cognome italianizzato nel tesseramento Figc, anche se all’anagrafe è sempre rimasto il cognome Kufersin) bandiera della Triestina, squadra con cui ha giocato per 10 stagioni, tra il 1928 al 1938.
«Papà, classe 1910 iniziò a giocare nelle giovanili del Ponziana, poi passò al Prosveta. Proprio con la maglia del club sloveno di San Giacomo si mise in luce a 16 anni durante un’amichevole contro la Triestina: l’allora allenatore Souchek lo volle subito in rossoalabardato», racconta Jure.
A 19 anni Marcello fa il suo esordio in serie A in trasferta contro la Roma. Alla fine collezionerà 120 presenze in rossoalabardato prima di trasferirsi a Firenze dove vive per due anni collezionando anche una promozione in A.
«Ricordo che ci disse che nonostante facesse il calciatore, mantenne la sua professione di pellicciaio da Gigliotto, in via Milano. Nonostante fosse sloveno, durante il Fascismo non ebbe problemi, a parte l’italianizzazione del cognome nel cartellino della Figc. Forse il fatto di essere calciatore lo aiutò. Concluse la sua carriera da allenatore dell’Edera e poi come arbitro».
Tra i ricordi della famiglia Kufersin ci sono i ritrovi in città con due grandi campioni triestini che hanno fatto la storia del calcio: «Ero piccolo ma ricordo che ci trovavamo al bar Arabia, in piazza Goldoni, con mio papà, Nereo Rocco e Piero Pasinati. Abbiamo sempre vissuto il calcio in modo particolare a casa. Anch’io ho iniziato nelle giovanili del Ponziana, poi ho fatto i Giovanissimi con la Triestina. Successivamente mi sono dedicato ai 100 metri e al tennistavolo con il Bor, sodalizio dove ho iniziato la mia attività di dirigente seguendo la squadra femminile di pallavolo. Naturalmente seguo sempre la Triestina. Chissà che questo non sia finalmente l’anno buono».

