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Parla il difensore della Triestina calcio Ciofani: «Si vince con l’agonismo»

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TRIESTE La carta d’identità dice che Matteo Ciofani a febbraio farà 35 anni: questo fa del difensore alabardato la chioccia del gruppo, il giocatore più esperto che grazie anche a un signor curriculum può essere da guida ai tanti giovani della Triestina.

Ciofani, conta il ruolo di senatore in uno spogliatoio?

«Sì, essendo il più esperto devo portare la mia esperienza, soprattutto in un momento così delicato. Non ci aspettavamo di trovarci dove siamo, ma la realtà dei fatti è questa e va affrontata di petto, quindi insieme agli altri più esperti stiamo cercando di dare quella mentalità che finora è un po’ mancata».

Cosa rappresenta per lei quel doppio salto col Frosinone dalla serie C alla A?

«È stato l’apice della mia carriera, vissuto tra l’altro assieme a mio fratello, oltre a Gori e Paganini che ho ritrovato qui. Ho giocato in serie A dove non pensavo di poter arrivare, e l’ho fatto in una realtà familiare, per cui Frosinone resta nel mio cuore».

Lo scorso anno altra promozione col Modena: cosa serve per una stagione vincente?

«Negli ultimi 8 anni, a parte la retrocessione dalla A, ho giocato sempre campionati di vertice: quattro li ho vinti, altri quattro li ho persi per poco. Vincere è un’impresa, bisogna trovare armonia e alchimia, e un gruppo di ragazzi che si sopporta perché siamo tutti diversi, ognuno ha le sue esperienze e i suoi problemi. Se poi questo lo trasmetti in campo senza chiuderti nel tuo mondo, si crea quella coesione che ti fa dare qualcosa in più».

Al suo ritorno in C di un paio di anni fa che categoria ha ritrovato?

«A Bari nel 2020 ho trovato una categoria molto battagliera e più agonistica, all’inizio ho fatto un po’ di fatica. Soprattutto quando vai a giocare su certi campi, non conta niente se vieni da categorie superiori, devi adattarti in fretta alla nuova realtà».

A Trieste sta facendo il jolly difensivo: e in carriera?

«Nasco terzino destro, poi quando è entrato in voga il 3-5-2 ho fatto il centrale di destra o sinistra, poi per esigenze a Frosinone e a Bari ho fatto il tuttafascia. Diciamo che riesco ad assimilare i concetti tattici, non sono un giocatore estroso ma di raziocinio, il classico soldato insomma».

Prendete sempre gol: come mai?

«Una difesa forte dovrebbe sopperire anche a una fase difensiva di squadra non perfetta. E invece noi a volte siamo stati troppo leggeri. Dobbiamo trovare la cattiveria che questo campionato richiede, essere avvelenati. È una realtà da prendere di petto, o ci si fa trascinare dal momento che è la cosa più pericolosa».

Perché questa partenza così difficile?

«Il calcio non è una scienza esatta, fra i tanti motivi uno è che la realtà è stata molto diversa dalle aspettative: e lì è come se non l’accettassi, ma bisogna reagire e fare un passo avanti, non indietro, se no ti viene il braccino corto. E noi più grandi dobbiamo trasmettere questo ai giovani, che da parte loro ci stanno dando freschezza ed esuberanza».

Con Pavanel cosa è cambiato?

«Abbiamo cambiato totalmente metodologia di lavoro, il mister è molto pratico, che poi è la chiave del successo in questa categoria, dove si vince senza troppi fronzoli. Ma dobbiamo metterci del nostro, non dire che tanto prima o poi ne usciamo, perché siamo in un momento dove possono servire uno, due o quattro mesi per uscirne. Anche le altre giocano e un filotto potrebbe non bastare: è la continuità che va trovata da qui ai prossimi mesi».

Che partita sarà a Vicenza?

«Anche loro hanno avuto i loro problemi, a dimostrare che mettere assieme tanti forti a volte non funziona. Noi vogliamo fare risultato perché ne abbiamo bisogno, perché stiamo lavorando bene e perché lo dobbiamo ai tifosi, che al di là di qualche contestazione normale e legittima dopo certe prove indecorose, ci incitano sempre. E siamo noi a doverli trascinare».

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