Notizie

Triestina calcio: dalla vendita dei Biasin all’acquisto di Atlas Consulting: ecco come l’Unione si è salvata

0 29

TRIESTE La grande paura di non avere più la Triestina in C, anzi di non avere più l’Unione è scemata al termine di una trattativa sull’asse Roma-Melbourne. Sembrava ormai impossibile salvare la Triestina nei tempi strettissimi dettati dalla federazione per iscriverla al campionato.

Sì perché l’improvvisa dipartita di Biasin a poco più di un mese dalla fatidica dead-line di mercoledì è stato un colpo da ko. E invece l’Unione è passata di mano dalla famiglia Biasin in quelle della Atlas consulting al termine di un’intensa conference call notarile e dopo una lunga trattativa. La capofila del gruppo, la Stardust spa, è una società giovane e di successo che si occupa di influencer marketing.

Alla fine è prevalsa la ragionevolezza in un accordo che magari non soddisfa pienamente la parte australiana (a fronte dei 20 milioni e passa investiti dal capostipite) ma limita i danni e qualcosina fa guadagnare. Ma soprattutto consente alla Triestina di restare tra i professionisti e avere un futuro.

La società italiana ha rilevato l’80% delle quote dell’Unione mentre agli australiani resta un 20%.

Il capitale sociale è stato elevato a 500 mila euro (400 mila dei nuovi) ed è stato garantito il finanziamento socio che ha ripianato la carenza finanziaria della Triestina pari a quasi 1,3 milioni di euro. Atti trasmessi immediatamente alla Lega assieme al resto della documentazione allestita da Mauro Milanese.

Ha vinto la città ma una buona fetta del merito va anche all’amministratore unico. Lui ha tenuto duro in questa fase delicata, lui ha trovato attraverso la sua rete di conoscenze il potenziale compratore e sempre lui ha garantito la fideiussione da 350 mila euro. E lo ha fatto anche per non tradire il legame con Mario Biasin, quell’uomo da tutti apprezzato con il quale aveva salvato la Triestina nell’estate di sei anni or sono. Poi le cose non sono andate come tutti avrebbero voluto.

Prime tre stagioni ottime sul piano sportivo ma soprattutto nella relazione con la città, i tifosi, le istituzioni che avevano osannato l’arrivo della coppia di cugini al capezzale alabardato. Tutto bene fino alla finale per la B con il Pisa. Lì la storia sarebbe cambiata ma succede. Perché lo sport non è una scienza esatta e nemmeno gli uomini (e gli arbitri) sono perfetti. Poi è arrivato anche il covid a complicare un cammino fatto di scelte tecniche poco azzeccate e di casse ancor più da rimpinguare con il portafoglio del presidente.

Ma questo è il passato e quello che resta è comunque una squadra tra i Pro, un settore giovanile perfettibile ma avviato, un progetto di centro sportivo indirizzato. Tutto questo Mauro Milanese non voleva fosse azzerato da un fallimento che avrebbe creato anche lui non poche grane. I cugini australiani forse fino a ieri notte avevano capito un po’ meno quanto stava accadendo nella città cara al padre. Ma ci può stare vista la situazione anche emotiva nella quale sono piombati. L’importante è il risultato finale che è stato ottenuto.

Mercoledì è arrivato il colpo a sorpresa che ha fatto sobbalzare i tanti tifosi che, dopo aver abbandonato o quasi lo stadio, si sono improvvisamente ridestati come spesso succede da queste parti. Si è riaccesa la macchina dei sogni che muove il pianeta calcistico ma anche lo affonda quando gli affari, o meglio i campionati, non vanno per il verso giusto.

I supporter sognano la serie B o anche più, di avere un magnate che alimenti le ambizioni della loro squadra, di riempire e gioire il Rocco. Non c’è un magnate ma un gruppo che crede nell’evento sportivo come volano di valorizzazione economica e non solo. Un socio che fa di un modello innovativo la sua forza dimostrata non dai volumi dei suoi affari ma dalla crescita esponenziale in due anni di vita. È una scommessa e può essere una bella scossa per una città immobile soprattutto verso il target più giovane.

Da oggi comincia una nuova era ed è giusto attendere per capire senza pregiudizi quale sarà la strada della Triestina. La paura e il disorientamento di questi giorni è alle spalle ma si faccia tesoro di quanto avvenuto in questi anni. È arrivato il tempo di costruire la Triestina dal basso, con un’unità d’intenti di tutto il territorio. Questo è mancato nell’era Biasin e le responsabilità sono di tutti. È una lezione che anche i tanti professori di questo angolo d’Italia devono imparare.

Comments

Комментарии для сайта Cackle
Загрузка...

More news:

Read on Sportsweek.org:

Altri sport

Sponsored