La tribuna di Costantini: «Triestina calcio, ecco perché la classifica è una giusta fotografia Difetta in personalità»
TRIESTE Da giocatore ha fatto la storia della Triestina e poi ha avuto anche due esperienze sulla panchina dell’Unione.
Maurizio Costantini, che dallo scorso ottobre guida l’Opitergina nell’Eccellenza veneta ed è sempre presidente dell’associazione allenatori triestina (a proposito, a maggio ci sarà un corso Uefa C che abilita ad allenare le giovanili), segue sempre da vicino le vicende degli alabardati, tanto che in qualche occasione lo si è visto anche allo stadio Rocco nel corso di questa stagione.
Costantini, che idea si è fatto sulla Triestina di quest’anno?
Premetto che è difficile farsela avendo visto un paio di partite al Rocco, altre alla tv e poi alcuni spezzoni. Posso dire che nelle gare cui ho assistito mi è sembrata una squadra che ha qualche difficoltà quando deve fare la partita. Ha fatto meglio invece quando è andata in vantaggio, penso all’andata con il Lecco e con la stessa Feralpi, anche se poi c’è stata quella beffa finale.
Quali possono essere i motivi?
La sensazione è che se la Triestina deve determinare la partita, soprattutto al Rocco, diventa tutto più complicato. I motivi precisi non li so. Ci sono tanti giocatori esperti, ma forse manca quel pizzico di personalità per andare oltre, per fare lo step quando serve. Il Padova ad esempio ha qualche giocatore che anche giocando male, poi la partita la determina.
Può essere questa anche la chiave per spiegare il rendimento negativo al Rocco?
Sì, perché di solito quando fai risultati migliori in trasferta piuttosto che in casa, è il segnale che manca un po’ di personalità. Per carità, alcune volte è casuale, ma se andiamo a fare un’analisi, le squadre che fanno meglio fuori casa giocano più in riferimento all’avversaria e non prediligono fare la partita.
Negli anni si è parlato spesso di partite decisive al Rocco andate male: ma quando allenava l’Unione sentiva anche lei una sorta di timore dei giocatori o di troppa pressione?
Qualcosina di vero c’è. Il problema è che a Trieste esiste sempre una grande aspettativa, di conseguenza se non hai giocatori di personalità che reggono la situazione, la città un po’ di pressione te la crea: non sto parlando ovviamente della pressione delle piazze calde del Sud, ma in qualche modo qualcosa la avverti. E lo dimostra il fatto che quasi sempre nelle partite importanti qualcosina viene meno, e ci sono passato anch’io.
Anche in un Rocco quasi deserto come quello di quest’anno?
Quest’anno di spettatori in effetti ce ne sono molto pochi, ma non è tanto la questione dello stadio, evidentemente è una sorta di pressione esterna.
Cosa manca a questa Triestina?
Presi individualmente ci sono buoni giocatori, ma i nomi non fanno una squadra. Squadra che probabilmente non è omogenea, nel senso che qualche giovane in più poteva dare maggior freschezza. In questa categoria, al di là della qualità tecnica, le partite le vinci anche sul piano della corsa.
Ma la classifica è giusta?
Credo che l’attuale posizione sia quella che finora la Triestina ha dimostrato di valere. La sconfitta con il Renate lo dimostra: se una squadra è veramente forte, quelle sono le partite da vincere con le buone e con le cattive.
L’esperienza con l’Opitergina come va?
Sono arrivato ad Oderzo dopo un mese di campionato in cui ne avevano perse quattro di fila. Ora siamo sopra la linea di galleggiamento e speriamo di restarci. Avevo voglia di tornare ad allenare, ma qui mi occupo anche dell’aspetto organizzativo e sono venuto nell’ottica di un’idea più articolata che speriamo si concretizzi. —©
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