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Udinese, il mercato è alle porte. Pasqualin: «Sorprendente Beto, il suo prezzo è già tra i 25 e i 30 milioni»

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UDINE. Lunedì si aprirà ufficialmente la sessione di mercato invernale, finestra che per un grande esperto del settore, come Claudio Pasqualin, l’Udinese non spalancherà, in linea con molte altre società che non faranno rivoluzioni. Per l’avvocato e procuratore udinese, infatti, si prospetta un mercato fiacco e senza colpi eclatanti per tutti, quelli che la Zebretta ha avuto la bravura di mettere a segno in estate.

Pasqualin, i tifosi dell’Udinese si aspettano qualche ritocco, magari in quel centrocampo che sembra meno forte degli ultimi anni.

«Non condivido, perché a parer mio non si può affermare che questo centrocampo sia più debole, specie facendo il confronto con la classifica finale maturata dall’Udinese nelle ultime stagioni, mentre concordo sul fatto che tutto può essere migliorabile».

Secondo lei dove metterà mano la società?

«Diffcile dirlo, perché noi addetti ai lavori sappiamo che il modus operandi dell’Udinese è molto particolare, e che i nomi dei giocatori in arrivo in Friuli sono sempre e solo nella testa di Gino Pozzo. Infatti la riprova l’abbiamo avuta col sorprendente Beto».

Domanda allo specialista, quanto vale oggi il cartellino del bomber lusitano?

«Vista l’andata e l'età del ragazzo, adesso come adesso il suo prezzo è già trattabile dai venticinque ai trenta milioni. Io stesso non mi aspettavo un ventitreenne di questa caratura e prospettiva, con queste leve lunghissime e quelle falcate con cui riesce a prendere una velocità impressionante. È anche efficace di testa e mi sembra completo come centravanti, quindi è Beto il grande colpo già messo a segno, assieme a quel Samardzic di cui sentiremo parlare, visto il tocco di palla».

A proposito di giocatori dal tocco morbido, Deulofeu sta tornando un vero top player?

«È dotato di una qualità naturale, la più preziosa sul mercato, che si chiama classe. Lui inventa calcio ed è uno di quelli per cui vale la pena pagare il biglietto».

Dalle sue risposte lei sembra dunque escludere grandi manovre a gennaio...

«Sì, perché così com’è l’Udinese non ha bisogno di grandi ritocchi. Anzi, credo possa legittimamente puntare al decimo posto contando su una rosa di buona valenza individuale».

Passiamo alle uscite allora. La società avrebbe potuto evitare il caso Stryger Larsen legato al mancato rinnovo del contratto in scadenza?

«È un caso che sta nel solco della politica dei Pozzo. Ricordo delle situazioni di grande tensione con Pizarro e Iaquinta, in cui la società rimase ferma sulle sue posizioni, tra l’altro ben calcolate. Non è detto poi che cedere alle richieste di Stryger Larsen fosse la cosa migliore, e non derogare su di un principio mantenuto sempre saldo e forte permetterà ai Pozzo di mantenere la credibilità costruita in simili casi. Poi il danese troverà collocazione, e mi pare che ci sia tra gli altri un interesse della Roma che potrebbe anche portare novità a gennaio».

Come giudica la promozione di Cioffi dopo l’esonero di Gotti?

«Come un investimento, ma d’altronde è proprio così che ti distingui nel calcio, senza fare le cose banali. I Pozzo hanno imparato a conoscere Cioffi più di tutti noi e inoltre mi sembra che questo allenatore si ponga nel filone di Gotti, un gran signore dotato delle giuste capacità per guidare una squadra di serie A, da cui credo abbia imparato molto».

Che mercato sarà quello alle porte a gennaio in altre piazze?

«C’è un clima di depressione generale e non riesco a vedere grandi operazioni all’orizzonte, tranne che in quelle poche squadre che necessitano, come Genoa e Cagliari».

Pasqualin, scelga le rivelazioni del girone d’andata.

«Raspadori mi ha convinto, come Rovella e Frattesi, e poi indico il Venezia del mio assistito Paolo Zanetti».

A proposito, quanto è stato vicino l’allenatore dei lagunari all’Udinese la scorsa estate?

«È stato cercato, ma è contentissimo così».

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