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Superlega, lo scontro non conviene a nessuno (neanche alla Uefa)

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Il Ministero della Giustizia svizzero ha notificato a Uefa e Fifa un documento ufficiale che intima di non intraprendere alcuna attività sanzionatoria verso i club della Superlega che è nata, morta in culla ma continua a vivere e lottare in mezzo a noi. Notizia data in Spagna e per la quale non è nota smentita. Dunque, essendo il tema molto delicato ed essendo entrati nella settimana in cui il Comitato disciplinare Uefa dovrebbe sbattere fuori Juventus, Real Madrid e Barcellona, il silenzio di Nyon va interpretato come assenso. Cosa significa la notizia? Che il livello dello scontro intorno al progetto lanciato in aprile e che ha ora perso 9 dei 12 club fondatori originari si sta alzando ed è ben oltre i livelli di guardia.

La Uefa, almeno ufficialmente, ha la posizione espressa dal suo presidente Alexader Ceferin che non perde occasione per preannunciare disastri con i ribelli e ha fatto della posizione di Agnelli e della Juventus, ormai, un fatto quasi più personale che di giustizia sportiva. Però non sarà semplice nemmeno per i giudici di Nyon arrivare fino in fondo, perché la rete di pronunce (Tribunale Commerciale di Madrid prima ancora dell'atto svizzero) e annunci di verdetti (Corte di Giustizia europea) avvolge tutta la questione riproponendo in modo brutale il tema di quale sia la gerarchia delle fonti. Riassunto per chi non è avvezzo a questioni legali: vale più un codice sportivo o un tribunale ordinario? E il calcio è un'industria come tutte le altre all'interno del sistema dell'Unione o può godere di uno statuto speciale che sterilizzi le normali prescrizioni sulla tutela della concorrenza?

A occhio e nell'immediato i temi sono due. Il primo riguarda chi dovrà firmare l'eventuale esclusione di Juventus, Real Madrid e Barcellona dalla Champions League, la prossima o quella successiva se si vorrà mantenere la parvenza di rispetto dei tempi dei tribunali ordinari; dovrà assumersene anche personalmente la responsabilità e non è un passo semplice da compiere. Il secondo tema è più politico. Ceferin attacca a testa bassa, Agnelli gli ha fatto sapere che in Uefa non tutti la pensano come lui e ci sono tanti solidali con i club che vogliono cambiare le cose. Davanti alla Corte di Giustizia europea la Uefa si gioca tutto, a partire dalla sua stessa sopravvivenza.

Non è detto che siano le società a rischiare di più nell'andare fino in fondo e, dunque, non è detto che siano loro ad avere disperato bisogno di aprire una finestra di dialogo a caccia di un compromesso che aiuterebbe il calcio a non farsi dettare i futuri scenari ed equilibri dall'esterno, come già avvenuto negli anni '90 con la celebre e dannosissima sentenza Bosman. Ceferin oggi non sembra in grado di coglierlo. E domani? E qual è la posizione della Fifa il cui numero uno Infantino, più volte indicato (ma sempre smentito) come complice della Superlega ha tenuto fin qui un atteggiamento più prudente almeno dal punto di vista comunicativo?

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