Fantasmi dal passato di un dominio solo apparente
In occasione della seconda giornata del campionato di Serie A 2017/2018, la Juventus torna a Marassi dopo la catastrofica debacle della passata stagione. Tutti fuori i nuovi arrivati, da Costa a Matuidi passando per Bernardeschi e De Sciglio. Ed alzi la mano chi, dopo due gol in appena sei minuti, non ha pensato "Questo stadio è maledetto".
Diciamoci la verità: il Genoa si trova sopra di due gol in maniera quasi casuale (autogol su doppio rimpallo, rigore non concesso-anzi sì ma non c'era), il doppio vantaggio non è indicativo di un dominio totale come quanto accaduto la stagione scorsa. I rossoblu, sotto l'attenta maestria di un Juric che si dimostra sempre molto minuzioso nella preparazione delle gare contro la Juventus, fanno una gara ordinata, fatta di grandissima intensità e dedizione.
Il piano è chiaro fin dai primissimi minuti: eccezion fatta per Galabinov, dedito ad ostacolare la ricezione di Pjanic, tutti i restanti 9 effettivi operano marcatura a uomo in ogni zona del campo. Sì, anche Pandev su Alex Sandro, avete capito bene. Analizziamo nel dettaglio: i difensori genoani hanno seguito i loro rispettivi attaccanti in ogni loro movimento, trovandosi spesso e volentieri a marcare nella metà campo bianconera; Lazovic ha francobollato Mandzukic assecondandone ogni sovrapposizione e/o taglio verso il centro; Bertolacci ha operato un'oppressione quasi molesta ai danni di Khedira, seguendolo e pressandolo in maniera continuativa; Veloso, una volta che il possesso palla juventino era consolidato, ha gestito le uscite alte su Pjanic al fine di disturbarne l'impostazione ed orientare il giropalla verso l'esterno.
Di fronte ad un contesto di questo tipo, ci sono due possibilità di fuga: la prima (banalmente) è una giocata individuale volta a disinnescare il diretto marcatore; la seconda consiste nel portare fuori posizione il diretto marcatore in modo da creare uno scompenso nel reparto che fa crollare il castello difensivo. Sintesi perfetta di quest'ultimo punto è il gol di Cuadrado che porta il risultato sul 2-3 in favore dei bianconeri.
La Juventus ha mostrato qualche leggera difficoltà nel fare uscire la palla in maniera pulita dalla difesa. La presenza di Marchisio nel match contro il Cagliari aveva ovviato a questa problematica in quanto Claudio si è comportato in tutto e per tutto da secondo regista garantendo una soluzione di regia anche quando Pjanic veniva disturbato dagli avversari. Contro il Genoa la coppia di interni di centrocampo era composta da Pjanic e Khedira, e col tedesco più incline a muoversi in verticale verso la metà campo avversaria, il numero 5 bianconero era quasi sempre l'unico a potere (e dovere) impostare l'azione. Risulta chiaro che, una volta disturbato il bosniaco, il Genoa riesce a rallentare l'iniziativa della Juventus. L'ingresso di Matuidi nella ripresa, più dinamico rispetto a Sami, assicura una maggior presenza in fase di costruzione bassa, garantisce più soluzioni e linee di passaggio ai centrali permettendo di tagliare fuori l'attaccante avversario eludendone la pressione.
L'ex PSG inoltre riesce a coprire grandi porzioni di campo sia in fase offensiva che in fase difensiva, capacità questa che gli ha permesso di recuperare diversi palloni in ripiegamento. Pertanto, una maggiore capacità di recupero palla e una maggiore possibilità di eludere le linee di pressing in impostazione bassa hanno consentito alla Juventus di congelare la partita per ampi tratti, concedendo solo una conclusione nello specchio della porta nonostante il forcing genoano. La gestione degli uomini di Max Allegri culminerà nel gol del 4-2 che chiude definitivamente la partita.
Diciamoci la verità: il Genoa si trova sopra di due gol in maniera quasi casuale (autogol su doppio rimpallo, rigore non concesso-anzi sì ma non c'era), il doppio vantaggio non è indicativo di un dominio totale come quanto accaduto la stagione scorsa. I rossoblu, sotto l'attenta maestria di un Juric che si dimostra sempre molto minuzioso nella preparazione delle gare contro la Juventus, fanno una gara ordinata, fatta di grandissima intensità e dedizione.
Il piano è chiaro fin dai primissimi minuti: eccezion fatta per Galabinov, dedito ad ostacolare la ricezione di Pjanic, tutti i restanti 9 effettivi operano marcatura a uomo in ogni zona del campo. Sì, anche Pandev su Alex Sandro, avete capito bene. Analizziamo nel dettaglio: i difensori genoani hanno seguito i loro rispettivi attaccanti in ogni loro movimento, trovandosi spesso e volentieri a marcare nella metà campo bianconera; Lazovic ha francobollato Mandzukic assecondandone ogni sovrapposizione e/o taglio verso il centro; Bertolacci ha operato un'oppressione quasi molesta ai danni di Khedira, seguendolo e pressandolo in maniera continuativa; Veloso, una volta che il possesso palla juventino era consolidato, ha gestito le uscite alte su Pjanic al fine di disturbarne l'impostazione ed orientare il giropalla verso l'esterno.
Cita
Di fronte ad un contesto di questo tipo, ci sono due possibilità di fuga: la prima (banalmente) è una giocata individuale volta a disinnescare il diretto marcatore; la seconda consiste nel portare fuori posizione il diretto marcatore in modo da creare uno scompenso nel reparto che fa crollare il castello difensivo. Sintesi perfetta di quest'ultimo punto è il gol di Cuadrado che porta il risultato sul 2-3 in favore dei bianconeri.
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La Juventus ha mostrato qualche leggera difficoltà nel fare uscire la palla in maniera pulita dalla difesa. La presenza di Marchisio nel match contro il Cagliari aveva ovviato a questa problematica in quanto Claudio si è comportato in tutto e per tutto da secondo regista garantendo una soluzione di regia anche quando Pjanic veniva disturbato dagli avversari. Contro il Genoa la coppia di interni di centrocampo era composta da Pjanic e Khedira, e col tedesco più incline a muoversi in verticale verso la metà campo avversaria, il numero 5 bianconero era quasi sempre l'unico a potere (e dovere) impostare l'azione. Risulta chiaro che, una volta disturbato il bosniaco, il Genoa riesce a rallentare l'iniziativa della Juventus. L'ingresso di Matuidi nella ripresa, più dinamico rispetto a Sami, assicura una maggior presenza in fase di costruzione bassa, garantisce più soluzioni e linee di passaggio ai centrali permettendo di tagliare fuori l'attaccante avversario eludendone la pressione.
L'ex PSG inoltre riesce a coprire grandi porzioni di campo sia in fase offensiva che in fase difensiva, capacità questa che gli ha permesso di recuperare diversi palloni in ripiegamento. Pertanto, una maggiore capacità di recupero palla e una maggiore possibilità di eludere le linee di pressing in impostazione bassa hanno consentito alla Juventus di congelare la partita per ampi tratti, concedendo solo una conclusione nello specchio della porta nonostante il forcing genoano. La gestione degli uomini di Max Allegri culminerà nel gol del 4-2 che chiude definitivamente la partita.

