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Cardore, un jolly per il centrocampo: "Ho imparato a sacrificarmi per i compagni"

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Per conoscere Antonio Cardore siamo andati molto in profondità e nell’intervista gli abbiamo chiesto diverse cose anche sotto il profilo personale. Il centrocampista non si è sottratto alle nostre domande, anzi ha fatto vedere una grande personalità nonostante sia del 1996 e una grande voglia di far parte del progetto Lucchese.

Per quale motivo ha scelto la Lucchese?

“Ho scelto questo progetto perché più mi si addiceva. Dopo le 15 partite giocate nella Viterbese, mi sono creato un po’ di visibilità. Non ho avuto dubbi quando si è presentata la proposta della Lucchese”.

Si può descrivere come giocatore?

“Posso essere utilizzato in tutti e tre i ruoli di centrocampo e anche in un centrocampo a due. Anche lo scorso anno in un 3-4-3 facevo il centrale. Ho imparato a sacrificarmi più per i compagni che per gloria personale”.

Considera lo scorso anno come positivo?

“Avrei potuto giocare di più. Qualche rammarico mi rimane per non aver dato di più alla causa della Viterbese”.

A quale si ispira?

“A Nainggolan. Fa molto bene entrambe le fasi, sia di impostazione che di interdizione. Lui è una figura da seguire”.

Quando vedremo Antonio Cardore al cento per cento?

“Mi ci vorranno almeno due o tre settimane per essere almeno al 70, 80 per cento”.

Come considera quest’anno alla Lucchese?

“Un anno di partenza e non di arrivo. Spero di togliermi parecchi sassolini dalla scarpe. È una anno fondamentale, un trampolino di lancio”.

Conosceva qualcuno dei suoi attuali compagni?

“Ci ho giocato contro e conosco qualcuno di vista. Albertoni e Kuseta li conoscevo per altri motivi: il primo perché sono stato a un passo dal vestire la maglia del Genoa e lui giocava lì; mentre con il secondo ho giocato insieme”.

Chi è stato l’allenatore più importante?

“Piero Braglia che mi ha fatto esordire in Serie B. Però sono legato anche a Puccica che ha creduto in me nonostante avesse avuto in rosa altri giocatori più esperti come Cruciani, Cuffa e Cenciarelli ”.

Che cosa conosce della piazza di Lucca?

“Mi hanno detto che è una piazza dove può nascere l’entusiasmo giusto. Siamo noi gli artefici per far portare gente allo stadio anche se abbiamo bisogno di loro”.

 

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