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Pallacanestro Trieste domenica al debutto con Milano: 30 anni fa lo choc dell’addio di Stefanel

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A trent'anni di distanza, la ferita resta aperta. Per i tifosi di Trieste, la sfida contro l'Olimpia Milano conserva ancora oggi un retrogusto amaro. Da quel lontano 1994 che segnò l'addio di Stefanel alla città, di acqua sotto i ponti ne è passata, il tempo però non è riuscito ad ammorbidire i ricordi e smorzare l'amarezza. Per chi ha il basket nel cuore, lo scudetto vinto due anni dopo, a Milano, dagli ex ragazzini terribili di Boscia Tanjevic, resta un boccone amaro impossibile da digerire. Uno scudetto sognato e immaginato sotto le volte del palasport di Chiarbola, partendo da lontano con un gruppo di giovani poi sbocciati lontano da Trieste e la scoperta di talenti come Dejan Bodiroga e Gregor Fucka che Boscia Tanjevic ha portato a scrivere pagine importante nella storia del basket europeo.

«Una storia bellissima- racconta Dacio Bianchi- uno dei grandi protagonisti della squadra passata nel giro di pochi anni dall'inferno della serie B al paradiso della A- Nei cinque anni che ho trascorso a Trieste ho sempre avuto la sensazione di vivere una favola. Poter fare quello che ci piaceva ad alto livello e in un ambiente così bello ci rendeva dei privilegiati. Tanta fatica ma anche tanto divertimento, credo che il segreto di quello che abbiamo ottenuto nascesse proprio da quello spirito con cui affrontavamo ogni singolo allenamento».

Lasciata Trieste con il passaggio a Varese, Bianchi ha vissuto da spettatore il passaggio della squadra a Milano. «L'ho vissuta come qualsiasi tifoso e, da triestino purosangue quale mi sento, con la stessa sofferenza che ha provato la gente. Sono convinto che se non ci fosse stato il problema del palazzetto, Stefanel lo scudetto lo avrebbe vinto a Trieste».

Chi il trasferimento da Trieste a Milano lo ha vissuto in prima persona è Davide Cantarello. «Non fu un fulmine a ciel sereno perchè se ne parlava da un po' di tempo- ricorda Davide- ciò non toglie che fu un momento particolare della nostra carriera. Una scelta non facile per nessuno, sono convinto neppure per Stefanel. Aveva investito molto non soltanto sul piano economico ma anche su quello delle emozioni, il passaggio a Milano dipese anche da logiche aziendali. Personalmente il passaggio avvenne qualche mese dopo perchè nei play-off dell'anno prima mi ero infortunato al ginocchio ed ero stato costretto ad operarmi. Arrivai a Milano a stagione in corso, ricordo bene il momento del ritorno a Chiarbola e l'ambiente ostile in cui ci trovammo a giocare. La protesta era indirizzata nei confronti della società ma per noi giocatori non fu una serata facile».

Dal passato al presente, per Dacio Bianchi e Davide Cantarello c'è la curiosità di vedere la nuova Trieste di Jamion Christian dare l'assalto alla prossima serie A. «Credo che la squadra sia stata costruita bene- sottolinea Bianchi- con giocatori di qualità che possono seguire le idee di un allenatore che mi da l'idea di essere molto empatico con i suoi uomini. Personalmente sono felicissimo che la squadra sia tornata in serie A, la mia speranza è quella di vedere sempre il palazzetto pieno. Perchè ho giocato lì- conclude Dacio- e so perfettamente cosa vuol dire fare il giocatore di basket a Trieste».

«Sulla carta mi sembra che la squadra abbia un bel mix tra italiani e stranieri- sottolinea Cantarello- poi, come sempre, sarà il campo a dire quanto queste sensazioni possono essere esatte. Credo che le condizioni per fare bene ci siano tutte, sono curioso di vedere domani come la squadra approccerà un'avversaria forte come Milano. Partita difficile ma pronostico non necessariamente chiuso: sono convinto che le grandi squadre sia sempre meglio affrontarle all'inizio del campionato perchè qualche sorpresa può sempre saltare fuori».

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