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Tutte le medaglie del Friuli Venezia Giulia nella storia delle Olimpiadi

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UDINE. Il Friuli Venezia Giulia e le Olimpiadi, una storia lunga oltre un secolo. E in questa edizione speciale dei Giochi, segnata da stop e ripartenze, abbiamo aggiunto un altro pezzettino al nostro personalissimo medagliere. 

Mirko Zanni  a soli 23 anni è entrato nella Storia: il pesista pordenonese ha conquistato la medaglia di bronzo nella categoria 67 kg alle Olimpiadi di Tokyo. Lo ha fatto al debutto a cinque cerchi con cuore, coraggio e orgoglio, guardando il cielo per trovarvi il nonno, al quale ha dedicato la medaglia, rivolgendo lo sguardo al Friuli dove a spingerlo c’erano la sua famiglia, gli amici, una terra e la sua gente. Dopo l’argento nella classifica totale conquistato agli Europei di Mosca dello scorso aprile – dove aveva vinto l’oro nello strappo –, il 23enne di Cordenons regala una medaglia olimpica nella pesistica all’Italia dopo 37 anni: l’ultima era stata l’oro di Norberto Oberburger a Los Angeles 1984. Il futuro è suo, ma già il presente è meraviglioso

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Ma prima di lui altri grandi atleti hanno provato quella grande emozione. Per scoprire la prima medaglia appesa al collo di un atleta del nostro territorio, bisogna riavvolgere il nastro fino al 1908. A guidarci in questo percorso a ritroso è il professor Faustino Anzil, profondo conoscitore della materia a cinque cerchi: oltre a partecipare a tre Olimpiadi (nel 1960 a Roma nel gruppo di accoglienza degli atleti, nel 1972 a Monaco e nel 1976 a Montreal come tecnico azzurro della Fidal) ha anche scritto un libro, dal titolo “Friulani ai Giochi Olimpici – estivi ed invernali”.

La macchina del tempo, insomma, ci riporta alla quarta edizione dei Giochi, Londra 1908. Il primo friulano a salire sul podio risponde al nome di Alessandro Pirzio Biroli, nativo di Bologna ma residente per lunghi anni a Moruzzo. Al collo una medaglia d’argento, ottenuta nella sciabola a squadre. Per accarezzare le prime medaglie d’oro bisogna spostarsi al 1936, Olimpiadi di Berlino.

Il tricolore sventola sul pennone più alto nel calcio, grazie alla Nazionale di Vittorio Pozzo. Il trionfo ai giochi si colloca fra i due Mondiali vinti in Italia nel 1934 e in Francia nel 1938. Dell’undici azzurro facevano parte il terzino udinese Alfredo Foni, poi ct della Nazionale nel 1957, e l’attaccante di Muzzana Annibale Frossi, che a Berlino si laureò capocannoniere con 7 reti.

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Negli annali è un oro olimpico, ma la medaglia non l’ha mai ricevuta, Virginio Pizzali. Il pistard di Mortegliano faceva parte del gruppo azzurro che vinse la prova di ciclismo su pista a squadre, ma cadde durante il primo turno e si ruppe la clavicola, motivo che gli impedì di salire sul podio. Sapore ancor più amaro per i calciatori azzurri alle Olimpiadi del 1960 a Roma. Il compianto Tarcisio Burgnich da Ruda e Paride Tumburus da Aquileia ottennero un quarto posto beffardo: 1-1 dopo i tempi supplementari in semifinale contro la Jugoslavia, poi la monetina a decretare la sconfitta e la successiva sconfitta contro l’Ungheria nella finale per il bronzo. Il risarcimento arrivò nel 1968, ironia della sorte (è proprio il caso di dirlo) contro la stessa Jugoslavia nella finale degli Europei. La monetina ci fece sorridere in semifinale contro l’Urss, e così arrivò il primo titolo europeo, bissato pochi giorni fa dai ragazzi del ct Mancini.

L’album dei ricordi racconta anche le imprese del cavaliere cividalese Alessandro Argenton, capace di disputare cinque Olimpiadi al pari di Chiara Cainero. Nel 1964, a Tokyo, vinse l’oro nell’equitazione a squadre, nel 1972 a Monaco di Baviera ottenne l’argento nella prova individuale. Un capitolo a parte lo meritano i saltatori in alto friulani, ben nove. Niente medaglie, ma una fucina di talenti. Il primo fu Enzo Del Forno da Colloredo di Prato a Monaco 1972, la prima donna risponde al nome di Donatella Bulfoni, udinese doc. Impossibile dimenticare l’udinese Alessandro Talotti, scomparso lo scorso maggio: partecipò ad Atene 2004 e Pechino 2008.

A proposito di Atene 2004: ben quattro i nostri uomini d’argento nella pallacanestro. L’udinese Giacomo Galanda, l’aquileiese Michele Mian, il cividalese Roberto Chiacig e il goriziano Gianmarco Pozzecco, che esordì in A2 con la Rex Udine nel 1991.

La regina friulana ai Giochi invernali è senz’ombra di dubbio la fondista Manuela Di Centa. Cinque edizioni disputate e sette medaglie vinte (due ori, due argenti e tre bronzi), di cui una ad Albertville 1992, cinque a Lillehammer 1994 e una a Nagano 1998. Ha fatto la storia del fondo anche l’udinese Gabriella Paruzzi, oro a Salt Lake City 2002 e quattro bronzi ad Albertville 1992, Lillehammer 1994, Nagano 1998 e Torino 2006.

L’altra donna dei record è Chiara Cainero da Cavalicco, che a Tokyo disputerà la sua quinta Olimpiade. Due le medaglie in bacheca: l’oro di Pechino 2008 e l’argento di Rio 2016. Brilla ancora l’oro conquistato a Londra 2012 dal canoista pordenonese Daniele Molmenti nel K1. Oggi è direttore tecnico Azzurro, e spera di rivivere le stesse emozioni a Tokyo. 

C'è anche tanto di Trieste nella storia delle Olimpiadi. Torniamo indietro a Roma 1960.

C’è un ragazzo con i capelli tagliati a spazzola, nato a Isola d’Istria. Ci sa fare maledettamente bene sul ring, l’Italia che nei Giochi organizzati in casa vuole fare incetta di ori se ne innamora. Nino Benvenuti per puntare al successo cambia categoria, dimagrisce di quattro chili passando dai superwelter ai welter dove troverebbe un percorso teoricamente più agevole. In finale Benvenuti demolisce il sovietico Radonjak.

Una dimostrazione di classe che gli vale anche la coppa Val Baker assegnata al miglor pugile sul piano tecnico. Il pugile di Isola d’Istria precede un certo Cassius Clay...

Tra le leggende olimpiche trova spazio anche Irene Camber, ora 95 anni. Inizia a tirare di fioretto nel 1940, ragazzina. Vince un titolo italiano e poi si dedica agli studi. Quanto risale in pedana, tuttavia, classe e grinta sono rimasti intatti. Alle Olimpiadi Helsinki nel 1952 vince l’oro individuale e il bronzo nella prova a squadre. Non è una meteora olimpica, Irene Camber. Nella sua carriera anche otto medaglie ai Mondiali.

Nei Giochi in Finlandia l’Italia della vela conquista un successo storico. Lo firmano due lussignani, Agostino Straulino e Nicolò Rode. Quattro anni prima l’oro è sfuggito per un disalberamento a cento metri dal traguardo ma stavolta nella classe Star i due azzurri impongono la loro legge. Dopo l’oro a Helnsinki conquisteranno l’argento a Melbourne quattro anni dopo.

Olimpiadi di Londra 1948. Nella Nazionale di pallanuoto c’è un talento sportivo che negli anni precedenti si è preso belle soddisfazioni anche nella pallacanestro. Convocato nelle nazionali dei due sport, Cesare Rubini sceglie di indossare la calottina e entrare in vasca. L’Italia nella finale batte l’Olanda e nasce il mito del Settebello d’oro. Rubini entrerà nella storia: unico atleta europeo a essere ammesso in due Hall of Fame di sport diversi, basket e pallanuoto.

Ha sede a Muggia la Società nautica Giacinto Pullino, fondata nel 1925 a Isola d’Istria. Tre anni dopo ai Giochi di Amsterdam quella piccola società remiera fondata da un gruppo di appassionati riesce lì dove nessun altro armo italiano ce l’aveva fatta: vincere un oro olimpico. Il quattro con della Pullino con Valerio Perentin, Giliante D’Este, Nicolò Vittori e Giovanni Delise, timoniere Renato Petronio regala il primo trionfo al canottaggio italiano.

In questa sintetica storia dei triestini alle Olimpiadi merita una citazione anche l’arciere Ilario Di Buò. Ha partecipato a sei edizioni, un recordman. Ha iniziato a 19 anni a Los Angeles ha chiuso a Pechino nel 2008 con un argento a squadre, bissando quello che si era messo al collo otto anni prima a Sidney

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