ATP Roma, Berrettini: “Dispiaciuto e triste, come giusto che sia. Vuol dire che mi importa”
Da Roma, il nostro inviato
Matteo Berrettini era arrivato a Roma decisamente affamato, di gloria e vittorie. Purtroppo è costretto a salutare all’esordio il 1000 della sua città, non riuscendo a battere Alexei Popyrin. Non la miglior partita di Matteo, che è apparso sconsolato, ma comunque non del tutto deluso, in conferenza stampa. “Mi sentivo bene“, spiega Berrettini, “sono partito bene, ho avuto anche palla break. Ma è uno sport che ha bisogno di continuità e troppi alti e bassi alla lunga non pagano“.
“Il mio gioco è un po’ tutto legato all’energia che ho“, prosegue l’azzurro, “e a come approccio le situazioni. Al servizio posso fare ace e essere poi incisivo e così con il dritto, il rovescio quando ho fiducia va meglio. Mi rammarico di non essermi goduto l’atmosfera ma non voglio colpevolizzarmi. È stata una giornata abbastanza brutta. Peccato non aver sfruttato l’energia della gente per fare qualcosa di meglio“.
Sensazioni e prospettive di Berrettini
Berrettini va avanti guardando all’inizio di giornata, in cui le cose sembravano andare decisamente meglio. Riferendosi anche al pubblico: “Ho fatto un riscaldamento ottimo, mi sentivo molto carico. Ma è tutto legato all’emozione, a ciò che uno sente. Bloccato così è un po’ difficile farsi aiutare dal pubblico. Magari arrivano quando senti che non vuoi arrivare fino a lassù. Come al solito però sono stati a tirarmi fino all’ultimo punto, ma non ho tenuto quella cattiveria e quell’intensità he mi caratterizza. Ma è un’annata iniziata in un certo modo, e l’unica maniera di andare avanti è che quando arrivano questi match vanno accettati. Peccato sia capitato a Roma, ma uno non può scegliere“.
“Pensare ai prossimi tornei è difficile“, continua Berrettini guardando avanti, con lo sguardo che ovviamente vaga verso il Roland Garros, “ma non perché non voglio giocare ma perché sono uscito un quarto d’ora fa dal campo. È anche giusto stare nella tristezza, nel dispiacere, altrimenti vorrebbe dire che non mi importa niente. Mi ricarico, cerco di fare chiarezza con quello che è successo e poi ripartiamo. L’importante è andare a dormire con un po’ di pensieri con un paio di sere, che devo fare uscire“.
La discussione a inizio secondo set
Berrettini chiude parlando del problema con l’antivibrazione, e un punto interrotto che avrebbe potuto mandarlo 15-40 in risposta, a inizio secondo set. Lo fa però con estrema onestà, senza scaricare su quell’episodio le colpe: “A questo livello, a meno che non fai tale errore sul 6-5 al terzo, al tie-break, non può influire. Anche se in quel game però stavo macinando. Un classico game dove ti rimetti in carreggiata dopo aver perso un set. Da lì lui ha servito molto bene. Mi sono innervosito perché gli arbitri ormai devono solo chiamare il punteggio. Mai chiamato let per antivibrazione, e gioco a tennis da quando ho sei anni, mi sono innervosito come normale che sia. Vincere quel game avrebbe girato, ma non quella roba lì su un singolo punto“.

