ATP Roma, Cobolli: “Top 10? Non sono ossessionato, cerco sempre di pensare come il n.500”
L’ultimo azzurro a parlare, in attesa di Jannik Sinner, è il padrone di casa. Flavio Cobolli arriva per la prima volta in carriera da testa di serie nella sua Roma, agli Internazionali BNL d’Italia. Una testa di serie prestigiosa, la n.10: onore e responsabilità, anche con il peso di vincere per la prima volta una partita nel 1000 di casa. Ed è ben consapevole della situazione, di quanto sia importante anche sbloccarsi, come testimonia in conferenza stampa.
D: Berrettini ha parlato di torneo difficile per un romano. È lo stesso per te? Senti la pressione di dover fare qualcosa davanti al tuo pubblico, alla tua famiglia?
Cobolli: “Credo che solo noi possiamo capire quello che proviamo quando giochiamo qui, con questo pubblico. C’è molta pressione ma perché ce la mettiamo noi da soli. Errore più grande, ma è anche l’inconscio di voler dimostrare qualcosa in più a sé stessi e al pubblico. Siamo leggermente più influenzati di quanto vorremmo. E ci porta a giocare a un livello che non ci si addice. Ma quest’anno sento molta meno pressione, mi sento bene. Vengo da tanti tornei fatti come si deve, come avrei voluto giocarli. Vengo a Roma con tanta autostima e spero mi possa aiutare“.
D: Oggi mi è apparsa una foto del 2020 con te e Darderi, con in palio un prosciutto crudo in una finale alla Roma tennis Academy. Che effetto ti fa oggi pensando a dove siete arrivati, entrambi in top 20, vicino alla top 10?
Cobolli: “Luciano fa parte della mia crescita, siamo cresciuti insieme come con Musetti . Averlo mi aiuta tanto, posso confrontarmi con un italiano tutte le settimane. Andiamo d’accordo, scherziamo molto. Lo stimo, mi fa stare bene nel circuito e ci sproniamo a vicenda per raggiungere i nostri obiettivi. Abbiamo aspettative molto più alte rispetto a prima. Non pensavo di poter arrivare qui, ma ora ogni giorno penso a cosa fare per crescere ancora“.
D: Abbiamo visto lo scatto con gli altri tennisti italiani per i vari compleanni. Non è così scontato che, solo perché siete tutti italiani, dobbiate riunirvi in una casa. Quanto può essere utile venire e stare insieme, senza pensare al risultato?
Cobolli: “È il nostro modo per staccare la spina. Farlo insieme è la cosa più bella. Anche mandare un segnale che siamo uniti è una cosa che può aiutare il movimento a crescere. Capire che siamo un bel team dentro e fuori, abbiamo mangiato e scherzato. Quante volte avremmo voluto passare serate insieme senza potere. Averlo fatto per una sera è stato bello, e spero che possa proseguire questa routine. La cena prima del torneo fa stare bene, mi piace farla“.
D: Hai mandato un messaggio a Calafiori per la finale. Per quanto riguarda invece la top 10 così vicina come la vivi? Come un traguardo, una pressione in più o l’evoluzione di un percorso?
Cobolli: “Vedere Calafiori in quella posizione è una cosa stupenda, spero che possa realizzare sia il sogno Champions che l’altro, è molto scaramantico quindi non lo dico. Alla top 10 non penso molto, è una conseguenza che spero possa arrivare con il tempo. Sto facendo di tutto ma non sono ossessionato. Cerco sempre di pensare di essere il n.500 al mondo ad un torneo. Voglio che sia sempre così per il momento, mi aiuta a trovare energie, a migliorarmi ogni giorno, rendere ogni giorno di più.
Voglio divertirmi ed essere spensierato. Perché chi si mette pressione da solo non rende come vorrebbe. Voglio divertimi, non commettere questo errore, ed essere il Flavio del ‘faccio le cose un po’ alla c***o’. Ho fatto un percorso di crescita importante per arrivare qui, sia come allenamento che come alimentazione. Sto seguendo una routine dura, già è uno step, e può permettermi di ambire a qualcosa di più“.

