Wawrinka: “Non vedo nessuno con la giusta fiducia per battere Sinner e Alcaraz”
Come tutte le belle favole anche per questa si arriva al finale. Purtroppo non c’è stata il finale felice, in quanto Wawrinka oggi non è riuscito a portare a casa un match comunque tirato e competitivo. Nonostante la sconfitta Stan si è presentato in sala stampa per le interviste di rito, che avevano però un tono ovviamente più malinconico del solito.
DOMANDA: Stan, com’è stata per te quest’ultima partita qui a Barcellona, emotivamente e in campo?
WAWRINKA: Penso che a livello emotivo sia stata davvero molto speciale. Barcellona ha sempre significato molto per me, quindi giocare qui un’ultima volta non è stato facile, ma è stato anche qualcosa di bellissimo. In campo, credo che il livello sia stato piuttosto buono e sono felice di essere riuscito a lottare, competere e godermi alcuni momenti della partita. L’atmosfera e il sostegno che ho ricevuto l’hanno resa ancora più speciale. Sono sempre molto grato per questo. È uno dei motivi per cui tutto questo è stato così speciale. È stato incredibile avere l’opportunità di giocare un’ultima volta su questo splendido campo.
DOMANDA: Stan, innanzitutto congratulazioni per una carriera straordinaria, anche se non è ancora finita. Volevo chiederti di Magnus Norman, perché ti sta accompagnando fino in fondo in quest’ultima fase della tua carriera. Quanto è importante per te averlo al tuo fianco? E non so se potresti raccontarci magari un aneddoto, o una storia divertente e poco conosciuta, che ti viene in mente su di lui e che non sapevamo.
WAWRINKA: Per me è incredibile poter chiudere la mia carriera con lui. Ormai sono 14 anni insieme. È stato un giocatore straordinario, ha avuto una grande carriera, era un giocatore diverso, e io sono stato super felice quando ha accettato di entrare nel mio team. Abbiamo ottenuto tantissimo insieme, tutti i miei titoli più importanti con lui, quindi mi ha davvero aiutato in tutti questi anni a spingermi al limite, a diventare un giocatore migliore. Per me è importante poter concludere il mio ultimo anno e la mia carriera con lui, perché lavoriamo ancora davvero molto bene insieme. È diventato un amico stretto ed è bellissimo per me averlo accanto.
DOMANDA UBITENNIS: Alla fine della partita, hanno detto che tu eri stato il primo degli “umani” dopo i Big Three. Credo che tu avessi quella fiducia interiore che, in una grande giornata, ti faceva pensare di poter battere quasi chiunque. Ho l’impressione che oggi, con Sinner e Alcaraz, molti giocatori entrino in campo quasi già battuti. Pensi che ci sia qualcuno con quel tipo di fiducia interiore che avevi tu?
WAWRINKA: In questo momento, non ne vedo. In questo momento Sinner e Alcaraz hanno vinto praticamente tutti i grandi titoli. Sono stati nettamente superiori agli altri giocatori del circuito nei momenti importanti, e adesso il divario è piuttosto grande tra questi due straordinari giocatori e il resto del campo. Vedremo come miglioreranno gli altri giocatori, di sicuro. Prima o poi ci sarà qualcuno che riuscirà a vincere uno Slam. Sarà tra un anno, sarà tra cinque anni, non lo sappiamo, ma sarà interessante da vedere.
DOMANDA: Vorrei sapere se questo tipo di sconfitta sia un po’ difficile da elaborare adesso, oppure magari lo era di più anni fa, quando eri in grado di competere con sensazioni migliori.
WAWRINKA: Penso che quando ti piace la competizione, non importa dove ti trovi nella tua carriera, in classifica, o a quale livello del torneo sei: perdere sarà sempre difficile. Non è per questo che giochi. Credo che ci siano sconfitte più facili da accettare quando giochi una buona partita, quando l’avversario è stato migliore, e cose del genere, ovviamente. Quest’anno in particolare, perché è il mio ultimo anno, è la mia ultima volta qui in questo torneo, quindi è tutto ciò che circonda il match a renderlo speciale e a volte un po’ più emotivo. Barcellona è il posto in cui sono cresciuto tennisticamente. Ho passato tantissimo tempo qui da ragazzo, giocando, disputando tornei satellite, guardando i grandi nomi spagnoli, imparando da loro. Quindi è sempre stata super importante e super speciale per me. Perciò, ovviamente, non è facile lasciare questo posto.
DOMANDA: Un paio di ultime domande. Vorrei chiederti che cosa significano per te Barcellona e questo torneo.
WAWRINKA: Come dicevo, sono venuto qui quando avevo 16, 17, 18 anni. Sono venuto qui molte volte, per molte settimane, ad allenarmi, e anche durante l’off-season mi allenavo qui. Mi ha cambiato. Guardavo i nomi più grandi prima di arrivare a essere come loro, li sostenevo, li osservavo allenarsi durante l’off-season. Sono venuto a questo torneo nel 2001, passando qui tutte le mie giornate, sognando che forse un giorno sarei riuscito a esserci anch’io.
Quindi, come ho detto, sono cresciuto tennisticamente in Spagna. Sono cresciuto molto, e sarò sempre grato per il tempo che ho trascorso in Spagna. È una grande ragione per cui sono diventato quello che sono oggi. Come ho detto, ho tantissimi ricordi meravigliosi di quando ero più giovane qui in Spagna, ed è stato bellissimo avere questa opportunità, ricevere la wild card. Ne sono super grato.
DOMANDA: Vorrei sapere se, nonostante la sconfitta, ci sono stati momenti in cui sei riuscito a godertela. È stata una partita molto bella, forse il tipo di partita che immagini quando pianifichi il tuo ultimo anno, perché forse negli anni precedenti le cose non erano sempre andate così bene. E inoltre, qual è il tuo piano per i prossimi tornei e in vista degli Slam?
WAWRINKA: Penso che la partita me la sia goduta. Credo che il livello sia stato piuttosto buono, già solo per il fatto di giocare contro Cameron, che è un grande lottatore e quest’anno sta giocando molto meglio rispetto all’anno scorso, con molta più fiducia. Quindi sapevo che sarebbe stata una partita dura, ma per me era importante lottare, cercare di giocare una buona partita. In generale credo che il livello sia stato buono, ed è per questo che la gente se l’è goduta. L’atmosfera è stata incredibile.
Ero vicino ad avere delle opportunità nel primo set, ma non ce l’ho fatta. Però, se guardo bene la partita, è stata sicuramente buona. Ed è questo che voglio fare quest’anno: essere ancora in grado di giocare a un buon livello. Ovviamente mi piacerebbe vincere, voglio vincere più partite e avere l’opportunità di giocarne di più. Ma alla fine della giornata so dove sono adesso, a 41 anni, e cerco di bilanciare questo con il mio programma. Per il prossimo torneo devo ancora vedere, probabilmente le qualificazioni, forse prima un Challenger, non lo so ancora.
DOMANDA UBITENNIS: Oggi molti giovani giocatori usano il rovescio a due mani. Dato che tu sei uno dei più grandi interpreti del rovescio a una mano, quali sono secondo te le caratteristiche che un giovane giocatore dovrebbe avere per poter giocare questo colpo? E poi vorrei anche ringraziarti per i rovesci che hai mostrato durante la tua carriera al pubblico di tutto il mondo. Penso che la gente di Barcellona sentirò sicuramente la tua mancanza.
WAWRINKA: Ti ringrazio. Penso che il rovescio a una mano sarà comunque sempre una minoranza nel tour. Credo che, ovviamente, quando sei giovane, soprattutto molto giovane, non hai la stessa potenza, quindi è più facile scegliere il rovescio a due mani per molte ragioni: per la risposta, per la potenza che puoi generare quando sei più giovane. Ed è anche per questo che il rovescio a una mano resterà sempre una minoranza ai vertici. Però penso che ci sarà sempre.
Dimitrov ha colpito molte volte dei rovesci a una mano straordinari, e adesso c’è Musetti, per esempio, che riesce a generare molto, a comandare, a variare tantissimo. Penso che ci siano molte cose che puoi fare, diverse rispetto al rovescio a due mani. Puoi variare di più, puoi generare un po’ di più da dietro quando sei in corsa e cose di questo tipo. E il più delle volte puoi anche variare un po’ di più con il back, è un po’ più naturale. Ma ovviamente, quando sei giovane, è più facile scegliere il rovescio a due mani.
DOMANDA: Una domanda seria: tra dieci anni, quanti giocatori con il rovescio a una mano pensi che vinceranno?
WAWRINKA: Probabilmente il numero sarà più o meno come oggi. Penso che ce ne saranno sempre forse quattro, cinque. Credo che nel tour saranno una piccola minoranza, ma ci sarà sempre qualcuno. Speriamo che ce ne siano anche di più nella prossima generazione, ma difficile.
Curiosità finale: sull’ultima domanda Stan ha chiesto ai giornalisti in sala: “oggi quanti sono i giocatori con il rovescio a una mano?” e la ricerca ha mostrato quanto segue:
Situazione non molto incoraggiante, purtroppo Stan potrebbe ben aver ragione, non c’è bisogno di guardare al futuro remoto.

