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Alcaraz a Barcellona per riprendersi il n.1: “Mi è piaciuto vedere il tuffo di Jannik. Ma qui non sentirò la sua mancanza…”

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The show must go on: neanche il tempo di riprendere fiato dalla finale persa con Sinner che Carlitos Alcaraz è già a Barcellona. Ovviamente l’uomo copertina del torneo deve essere presente e già nel primo giorno del torneo catalano rilascia la press conference di rito e partecipa ad iniziative collaterali come il palleggio promozionale con Musetti al Montjuic presso la fondazione Miro. Ma già martedì è ora di fare sul serio: il suo esordio è in programma nel tardo pomeriggio contro il finlandese Otto Virtanen.

DOMANDA: Carlos, che cosa significa per te essere di nuovo qui al torneo di Barcellona?

ALCARAZ: Beh, è uno dei tornei più speciali che ho nel mio calendario, senza alcun dubbio. Qui ho, come ho sempre detto, dei ricordi molto belli, e non solo per aver giocato l’ATP, ma anche per tutti i tornei che ho disputato da quando ero piccolo: under 12, under 14, in questo club, ho tanti amici qui… Quindi sono davvero molto emozionato all’idea di iniziare il torneo, di rivederli tutti qui ancora una volta, e la verità è che sono contento. Stanco in questo momento, ma davvero contento e con tanta voglia.

DOMANDA: Ciao Carlos, come stai? Non so se arrivi quest’anno con una motivazione extra. Immagino che, facendo due conti, tu abbia visto che se vinci domenica puoi tornare numero uno.

ALCARAZ: Beh, la verità è che ho visto che devo vincere il torneo qui se voglio riprendermi il primo posto. Credo che questa sia la battaglia che stiamo vivendo io e Jannik per il numero uno. Penso che sia una cosa molto bella e probabilmente anche una motivazione in più, ma in realtà ciò su cui siamo concentrati e ciò su cui io ho la mente fissa è cercare di continuare il percorso che stiamo facendo, cercare di continuare a migliorare. Abbiamo molto chiare le cose che dobbiamo fare e mettere in pratica negli allenamenti e nelle partite, ancora di più dopo la sconfitta di ieri. Quindi per me questo è l’obiettivo principale, ma ovviamente, in termini di risultati e punti, è una motivazione extra.

DOMANDA: Carlos, ieri abbiamo visto un’immagine in cui, mentre Jannik Sinner stava per saltare in piscina, tu lo stavi riprendendo con il cellulare, ed è un’immagine bella, perché il rapporto che avete è qualcosa che in altri sport è difficile vedere. Ci puoi spiegare quel momento, come nasce e che rapporto hai con lui?

ALCARAZ: Beh, la verità è che Jannik e io abbiamo un ottimo rapporto. Ovviamente non è un rapporto personale al punto da andare a cena o a pranzo insieme, però credo che il rapporto che abbiamo fuori dal campo sia molto buono. Sia lui che il suo team sono persone splendide. Questo rimane, al di là di ciò che possiamo fare o di ciò per cui stiamo lottando in campo. Credo che il nostro modo di essere fuori dal campo non cambierà, e penso che questo si veda nel rispetto reciproco che abbiamo. Sì, ieri stavo proprio andando in camera mia, l’ho visto saltare e ho detto: “Beh, mi fermo a guardare il momento”. Ma la verità è che l’ammirazione che provo per lui penso sia anche un ottimo modo di mostrare al mondo che, anche se abbiamo una rivalità molto forte in campo, anche se lottiamo per le stesse cose, praticamente per lo stesso obiettivo, possiamo comunque essere brave persone e avere un ottimo rapporto.

DOMANDA: Hai parlato e commentato l’ottimo rapporto che hai con Jannik, e anche della motivazione che nasce dal lottare con lui per il numero uno, per migliorare ogni giorno. Ma per te è anche un sollievo non incontrarlo ogni tanto in qualche torneo oppure no?

ALCARAZ: Ovviamente non posso dire di no. È uno dei giocatori che più mi spinge a essere migliore, che mi fa rendere conto delle mie debolezze, che mi fa capire su cosa devo davvero concentrarmi in allenamento e in ogni partita, e per questo io stesso cerco di superarmi ogni giorno. Per questo è molto bello averlo come punto di riferimento e vedere tutto ciò che sta ottenendo. Però ovviamente questo non toglie che ogni tanto sia anche bello giocare tornei separati, e questa settimana, per esempio, non sentirò la sua mancanza.

DOMANDA: Volevo farti un paio di domande, se me lo permetti. Qualche settimana fa a Miami dicevi “non ce la faccio più”. Non so che riflessione hai fatto da allora o perché sia successo. Mi riferisco all’aspetto mentale. E poi mi piacerebbe che mi raccontassi quali cose sono cambiate nel tuo modo di allenarti e di lavorare con il nuovo allenatore.

ALCARAZ: Beh, innanzitutto ci sono cose che in campo sono difficili da gestire… alla fine una delle cose più difficili è controllare le proprie emozioni, e a volte si esplode per niente e si dicono cose che molte volte nemmeno si pensano davvero. E poi ci si rende conto della gravità che possono avere le parole, della gravità di ciò che dici in campo, anche se spesso non hai nemmeno realmente pensato a quello che hai detto. Ci sono volte in cui, in certe tournée o in certe partite, è vero che arrivo un po’ saturo mentalmente per ciò che succede fuori dal campo o per tutto ciò che ruota attorno al torneo. Ci sono momenti in cui mentalmente arrivi un po’ più stanco del dovuto, e quando arrivano partite dure, partite in cui bisogna reggere mentalmente, arriva un momento in cui diventa davvero molto difficile. Quindi, dopo tutto questo, abbiamo cercato di voltare pagina, di riposare, di tornare più forti. E sulla seconda domanda: la verità è che non è cambiato assolutamente nulla nel sistema di allenamento.

DOMANDA: Hai detto che hai molto chiaro quali sono le cose che devi mettere in pratica, ancora di più dopo la sconfitta di ieri. Ieri dicevi anche che nei momenti chiave Sinner non ha sbagliato, ed è stato un po’ questo a decidere la partita. Però, per spiegare un po’ meglio che cosa hai chiaro di dover mettere in pratica… anche se probabilmente i rivali potrebbero ascoltare.

ALCARAZ: Noi arriviamo con una linea di lavoro negli allenamenti. Da molto tempo ormai ci sono tante cose che vogliamo migliorare. Non sono grandi cose, ma piccoli dettagli, piccoli colpi che possono fare la differenza quando giochi contro un giocatore o un altro. E le abbiamo allenate soprattutto dalla preparazione invernale fino ad ora. Anche dopo la sconfitta di ieri, credo che una delle cose più positive che abbiamo tratto sia stata la chiacchierata che abbiamo avuto con tutta la squadra dopo la partita, nella quale abbiamo messo tutto sul tavolo. Tutti siamo arrivati allo stesso punto e, dopo la sconfitta di ieri, sono emerse anche altre cose da migliorare. Ovviamente non dirò su cosa abbiamo concordato: ce lo teniamo dentro il team.

DOMANDA: Carlos, ieri hai detto che ascolterai il tuo corpo più che mai, soprattutto rispetto all’anno scorso. Che cosa ti dice il tuo corpo pensando al fatto che potresti affrontare nove partite in undici giorni?

ALCARAZ: Che bisogna andare giorno per giorno, senza anticipare nulla. La verità è che non so cosa succederà. Non so se arriverò ai turni finali, non so se perderò al primo turno, non posso anticiparmi. Non so se le partite dureranno poco o tanto, se saranno meno o più esigenti. Quello che posso dire è che bisogna andare giorno per giorno, come ho detto, ascoltare il mio corpo, ascoltare quello di cui ho davvero bisogno, ascoltare la mia squadra, che sono quelli che mi conoscono davvero e sanno di cosa ho bisogno in ogni momento, e soprattutto, da lì in poi, cercare di prendere la migliore decisione possibile. Ma per ora siamo pieni di entusiasmo, di voglia, e pronti a fare tutto ciò che è nelle nostre mani per reggere tutta la stagione sulla terra.

DOMANDA: Restando su questo tema, mi piacerebbe sapere come fai a fare click mentalmente dopo una sconfitta. Che cosa fai oggi per recuperare fisicamente e mentalmente tra oggi e domani, visto che domani devi già giocare? Praticamente non hai quasi tempo per nulla.

ALCARAZ: Beh, per esempio venire qui a parlare davanti a voi è un modo per recuperare (ridendo, ndr). E niente, come avete potuto vedere, oggi non mi sono allenato, il che, considerando il cambio totale di condizioni da Montecarlo ad ora, può forse essere un piccolo handicap.

Domani cercheremo di avere le migliori sensazioni possibili per poter giocare la partita nel migliore dei modi e vedere cosa succede. Però la verità è che oggi è una giornata un po’ più tranquilla. La testa cancella in fretta, cerchiamo di cancellare in fretta, cerchiamo sempre di prendere il positivo dalle cose. Tutto il negativo proviamo a lasciarlo fuori e ad andare sempre in una buona direzione.

DOMANDA: Ciao Carlos. Scusa se esco un po’ dal piano puramente tennistico, ma che cosa mangia di solito Carlos Alcaraz prima di una partita? E ti concedi qualche sfizio alimentare durante i tornei?

ALCARAZ: Beh, ogni tanto mi concedo qualche sgarro con certe cose, ma una volta iniziato il torneo, se non ho giorni liberi tra una partita e l’altra, seguo sempre — diciamo — una dieta piuttosto rigida. Prima delle partite, la sera prima, cerco sempre di cenare con le stesse cose: un po’ di pesce, riso… Il giorno della partita, prima del match, ho le mie abitudini, le mie cose… lasciamola così, ho le mie cose, i miei piccoli segreti.

DOMANDA: Ciao Carlos. Un infortunio qui l’anno scorso, in finale, ti ha poi lasciato fuori dal torneo di Madrid. Non so se questo ti influenzi mentalmente nel preparare questo torneo, oppure se lasci da parte quei fantasmi per concentrarti partita dopo partita e poi si vedrà.

ALCARAZ: No. Beh, come ho detto prima, credo che qui si debba andare giorno per giorno. Mi ricordo perfettamente che l’anno scorso forse arrivavo un po’ stanco, ma fisicamente senza alcun fastidio importante, fino a quando è arrivata la finale ed è successo all’improvviso. Alla fine il tennis è uno sport piuttosto imprevedibile: non sai cosa può succedere in un punto o in un altro. Quindi, come ho detto, cercheremo di fare le cose nel miglior modo possibile affinché fisicamente io possa stare bene, reggere questo torneo, evitare che arrivi qualche dolore e davvero stare bene a Madrid e nei prossimi tornei. Quindi quello che è successo l’anno scorso è successo e, come ho detto, cercheremo di imparare da quelle cose, di ascoltare il nostro corpo e di fare le cose nel modo giusto.

DOMANDA: Ciao Carlos, una curiosità: si dice che dalle sconfitte si impari. Tu, vincendo o perdendo, sei uno di quelli che poi si riguardano la partita? Per esempio la finale, l’hai rivista per imparare, per individuare dettagli oppure no?

ALCARAZ: Non capita spesso. Non me la riguardo di solito. Forse in qualche partita sì, magari non intera, anche se a volte sì, ma soprattutto guardo riassunti abbastanza lunghi e lì cerco di vedere quello che è successo. Però in generale non sono uno che si rivede spesso le partite.

DOMANDA: Abbiamo disputato solo un torneo della stagione sulla terra e Sinner è già molto forte. Viene da vincere non so quanti Masters 1000. Entriamo un po’ nel tuo territorio, in quella parte di stagione in cui l’anno scorso ti è andata molto bene. Non senti un po’, non dico paura, ma il fatto che il tuo rivale stia accelerando così tanto, stia imparando così tanto su questa superficie? Pensi che questa stagione sulla terra non sarà più così positiva o così buona? Che cosa provi rispetto a com’è andata l’anno scorso e a come potrebbe andare questa, con uno Sinner così lanciato?

ALCARAZ: Beh, sinceramente mi fa piacere vedere Jannik migliorare sulla terra. Ha detto apertamente che la stagione sulla terra non è la sua preferita, per il suo stile di gioco, e vedere soprattutto i risultati che sta ottenendo, il livello che sta mostrando sulla terra, mi fa piacere personalmente perché, come ho detto, in questo momento è il giocatore che più mi fa migliorare, che più mi spinge a essere migliore, che mi fa fermare a pensare e dire: “Come posso essere migliore? Che cosa devo migliorare per cercare di batterlo?”. Da questo punto di vista mi fa piacere che stia facendo passi da gigante, soprattutto sulla terra. La gente può dire che io sia più da terra di lui; sì, è vero, ma alla fine lui mi ha battuto su tutte le superfici, io ho battuto lui su tutte le superfici, e credo che, per dirla in un certo modo, quando ci affrontiamo io e lui non ci sia un favorito, non importa se giochiamo sull’erba, sul duro o sulla terra. Quindi da questo punto di vista vedremo come andrà questa stagione sulla terra e speriamo che vada come l’anno scorso.

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