Rafael Jodar: “Non vado dallo psicologo, mi basta la famiglia”
In rete su Claytenis appare sabato 11 una breve intervista a Rafael Jodar, diciannovenne spagnolo che con il coetaneo Martin Landaluce (nato a gennaio, quindi già ventenne) forma il binomio di speranze dell’inesauribile scuola iberica. Jodar ha vinto nel fine settimana pasquale il torneo di Marrakech sconfiggendo il qualificato argentino Marco Trungelliti e nel giro di un anno è passato dalla posizione 911 del ranking alla 57.
Il suo nome non può quindi non generare curiosità e non solo perché si chiama come Nadal; gli organizzatori del Barcellona Open Banc Sabadell gli hanno offerto una wild card e il suo esordio in un evento ATP del suo paese sarà un derby con Jaume Munar.
In realtà la curiosità generata muore un po’ nelle prime parole della nuova stella del tennis spagnolo: nella conferenza di rito prima dell’inizio del torneo i concetti espressi dal teenager sono quelli che ricorrono spesso tra i giovani tennisti del suo paese, ma l’umiltà che professa Rafael va comunque sempre lodata. “Non cambierò” – dice Jodar – “per quello che otterrò o non otterrò. Alla fine, sarò sempre la stessa persona, altrettanto umile. Sono una persona che ama davvero il tennis e che, grazie al tennis, sta vivendo delle esperienze meravigliose”.
Il ragazzo cita la famiglia come depositaria dei valori che condivide e che determinano la sua identità e dice espressamente: “Io, ad esempio, non vado da nessuno psicologo”, intendendo che la cerchia familiare basta e avanza per proteggerlo e farlo crescere. Ovviamente non c’è nulla di male nell’affidarsi a uno psicologo, ma il chico vuole evidentemente marcare il legame particolare con i genitori e lo conferma quando racconta di suo padre.
“Per ora, la mia squadra siamo solo io e mio padre. Mi dà ottimi consigli. Stiamo formando una squadra con cui credo ci troviamo molto bene. Mi sta aiutando molto”. Jodar ha vinto lo US Open junior nel 2024 e nel 2025 ha preso parte ai tornei del circuito universitario americano; a fine stagione ha disputato tre incontri alle Next Gen Finals, battendo tra l’altro proprio Landaluce, e a Melbourne ha vinto il match di primo turno con il giaponese Rei Sakamoto.
Dopo Barcellona ci sarà l’esordio al Mutua Madrid Open, Rafael sarà uno dei più attesi dalla folla della capitale, ma lui non pare scomporsi, né si formalizza di fronte ai primi effetti della notorietà: “Immagino siano cose cui ci si deve abituare, le interviste e altro. L’importante è rimanere umili e con i piedi per terra; nemmeno all’inizio della stagione, quando ho iniziato questo primo anno da professionista, mi ero prefissato un obiettivo. Non credo che ora, solo perché ho vinto un titolo ATP, io debba pormi nuovi traguardi. Le cose arriveranno gradualmente, e quello che voglio è continuare a migliorare in ogni torneo, affrontare nuovi avversari e crescere su tutte e tre le superfici”.

