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La primavera di Fonseca: è lui il terzo incomodo? La risposta dopo le sfide a Sinner, Alcaraz e Zverev

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La primavera del 2026 potrebbe essere ricordata come la prima, grande sliding door della carriera di Joao Fonseca. Il brasiliano, divenuto il più giovane ad affrontare i primi tre giocatori del mondo in tre tornei 1000 consecutivi, ha potuto saggiare in maniera concreta il suo livello. Toccare con mano, giocando e perdendo, cosa gli manchi per arrivare a gareggiare con l’élite del tennis. A Indian Wells ha incrociato Sinner, a Miami Alcaraz, a Montecarlo Zverev. Tre sconfitte, tre partite diverse, che ci raccontano a che punto della propria crescita sia arrivato Fonseca.

Indian Wells: Sinner-Fonseca 7-6 7-6

Dei tre incontri, l’hype più alto era per l’incrocio tra Joao Fonseca e Jannik Sinner agli ottavi del torneo californiano. Il brasiliano è stato più volte in passato paragonato al n.2 del mondo per alcune similitudini, di gioco e dal punto di vista fisico. Paragoni che, con l’avanzare dell’età per Joao, si sono rivelati non proprio così precisi. Per quanto anche il giovane carioca, come l’azzurro, abbia un suono di palla “diverso”. E nel deserto della California ha dimostrato di poter sicuramente rivaleggiare contro i migliori del mondo. Nonostante la vittoria in due set, Sinner andò spesso in sofferenza, annullando anche tre set point nel tie-break del primo parziale.

Fonseca, formidabile tanto di dritto quanto di rovescio, ebbe il merito di giocare con aggressività, cercando di essere alla pari dell’azzurro. Operazione riuscita per gran parte dell’incontro, soprattutto nel secondo parziale, chiuso a 9.42 di performance rating secondo Tennis Insights: il numero più elevato mai fatto registrare per un set perso. Una partita che, oltre ad essere spettacolare, ha restituito due punti. Il primo: Fonseca deve giocare più partite di questo livello, abituarsi a certi palcoscenici e diventare più cinico. Quando l’occasione si presenta, va sfruttata. Il secondo: Joao può battersela alla pari anche contro i migliori al mondo. Sarebbe prematuro parlare di “terzo incomodo”, ma le premesse sono quelle giuste. Finché si gioca sul ritmo…

Miami: Alcaraz-Fonseca 6-4 6-4

A Miami, nonostante un pubblico spiccatamente di parte citato anche da Carlos Alcaraz, le cose non vanno altrettanto bene. Se contro Sinner Fonseca aveva disputato partita pari e avrebbe anche meritato almeno un set, contro lo spagnolo, su un cemento più lento che ben si addice al n.1 al mondo, si sviluppò una partita ben più complessa. E con un punteggio che avrebbe potuto anche essere più severo. In primis, va sottolineata la maggior varietà di colpi di Carlitos, abile a cambiare ritmo e non concedere riferimenti, tra accelerazioni e palle corte. Un ostacolo sicuramente irto per un giocatore giovane, che ha bisogno di sentire la palla nello scambio, come il brasiliano. “Alcaraz può fare tutto, ha più armi di Sinner”, aveva chiosato Fonseca a fine match.

E in effetti in quell’incontro, dove però il brasiliano giocò decisamente peggio rispetto ad Indian Wells, il maggior arsenale dello spagnolo fece la differenza. Aiutato da qualche sbavatura di troppo al servizio del giovane avversario, Carlitos andò a consegnare un ottimo esempio di come non si arrivi per caso al n.1 del mondo. Se da Indian Wells Fonseca aveva potuto trarre autostima e buone sensazioni per ciò che sarebbe stato, a Miami andò via con un bagaglio diverso, ma altrettanto pesante: la necessità di imparare a far punti e ottenere risultati anche quando non si riesce, per colpe proprie e meriti altrui, a giocare al massimo. Con la consapevolezza, quella sì, di essere sulla strada giusta. Come confermato proprio da Alcaraz: “Fonseca è impressionante, può colpire vincenti da ogni posizione. Migliorerà molto presto”. 

Montecarlo: Zverev-Fonseca 7-5 6-7 6-3

E infine venne la maturazione. Delle tre partite, la più equilibrata, avendo vinto un set, è ovviamente quella contro Alexander Zverev. Fonseca si è trovato contro un’ottima versione del tedesco. Avessero giocato sul cemento, probabilmente l’aggressività del brasiliano, e la sua rapidità di esecuzione, avrebbero potuto regalare un epilogo diverso. Ma sulla terra lenta di Montecarlo, l’esperienza e l’attitudine a giocare partite lunghe e faticose di Sasha hanno fatto la differenza. Al termine di un incontro, seppur non paragonabile come spettacolo a quello contro Sinner a Indian Wells, che ha dimostrato come in un mese già ci siano miglioramenti da parte di Fonseca.

Zverev era infatti avanti un set e un break, finché Joao ha iniziato a picchiare, avendo la meglio sulla diagonale del dritto. Poi è andato lui a servire per il set, sul 5-3, facendosi rimontare, e costretto al tie-break. Molti altri giocatori, e forse il tedesco compreso, sarebbero crollati. Fonseca no: ha alzato il tiro, giocando punti aggressivi e spettacolari in serie, di fatto dominando quasi il n.3 del mondo. Nel terzo set poi non ha potuto tenere, ovviamente, quel ritmo impressionante. Ma il dado è tratto. Da Montecarlo, una conferma e un’aggiunta. La conferma: il livello di gioco e i fondamentali, con bisogno di qualche adeguamento al servizio qua e là, ci sono. L’aggiunta: da un punto di vista mentale il brasiliano è cresciuto, sa uscire e rientrare dalle partite, sa lottare. Questo triduo primaverile è stato per lui un toccasana.

Conclusioni

Per diventare grandi bisogna giocare contro i grandi, serve cadere e poi rialzarsi. Fonseca, alla fine del 2025, aveva due titoli, la top 30, ma praticamente nessuna esperienza contro i veri top player. Non aveva mai affrontato uno dei primi tre al mondo fino a Indian Wells: da allora, è passato sotto il giudizio di tutti e tre quelli attuali. Prima ha brillato, anche di riflesso, sognando l’impresa, contro il suo termine di paragone più frequente Jannik Sinner, tra grande tennis e occasioni. Poi ha imparato a soffrire, a dover rincorrere, a capire che il vero campione è quello che nelle giornate più difficili è capace di mettersi da fondo a pedalare, contro Carlos Alcaraz. Infine, ha dato sfogo al tennis più virtuoso possibile, dimostrando di poter anche mettere sotto scacco i più forti, contro Alexander Zverev.

Non so se Fonseca diventerà davvero il tanto atteso terzo incomodo tra Sinner e Alcaraz. È ancora troppo presto per dirlo. Da un punto di vista di colpi, di tennis puro, siamo sicuramente davanti a qualcosa di grande, una di quelle comete che non passa spesso. Vederlo in top 10 a fine anno non sarebbe un’eccessiva sorpresa…e, anzi, è giusto che sia un suo concreto obiettivo in un ideale percorso di crescita. Intanto dai primi tre Masters 1000 della stagione esce rinforzato, consapevole, e con ancora più chiaro in testa dove lavorare per migliorare e puntare realisticamente allo status di terzo incomodo: fisico, servizio, tenuta mentale. Allora sì che Jannik e Carlitos dovranno guardarsi le spalle. Per Zverev, potrebbe già arrivare al prossimo incrocio una sconfitta.

Per chiudere prendiamo in prestito le parole di Matteo Berrettini. Che, senza una crescita precipitosa, ha avuto una carriera incredibile. E ha subito una sconfitta netta per mano del brasiliano, che ha messo i panni del giocatore esperto in quel di Montecarlo. Contro un ex finalista Slam, che aveva appena dato 6-0 6-0 a Medvedev (mandandolo fuori di testa): “Alla sua età non giocavo neanche i Futures, lui è già tra i primi 30, ha vinto un 500, fatto quarti 1000. Se penso a quanto sono migliorato io dai diciannove anni in poi, Fonseca ha un potenziale incredibileÈ un giocatore che non ha lacune: colpisce benissimo, si muove bene, serve bene, lottaTutti hanno la fretta di definirlo il terzo incomodo; arriverà, poi non so se vincerà 3, 5 o 20 Slam ma ha tutto per poter arrivare a contrastare Sinner e Alcaraz”. Primavera di verità e speranza.

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