Notizie

Italia 2026: la morte degli “sport minori”

0 14

Forse è il momento di lasciare andare i vecchi appellativi di maggioranze e minoranze. Lo sport è qui, con o senza calcio. Le generazioni fino ai millennial si sono addormentate con la rosa e il sogno dell’Italia del 2006, il riff dei White Stripes che riecheggia in ricordi che si fanno sempre più lontani. Siamo cresciuti a pane e calcio, tant’è che alla domanda “giochi a calcio?” seguiva talvolta un giudizio implicito: se la risposta era no, probabilmente non eri bravo con i piedi (bravo, perché se femmina, il problema non si poneva nemmeno).

Di fatto il resto era contorno. La pallavolo per chi non aveva il fisico da centravanti. L’atletica per chi correva tanto.
Il tennis per pochi eletti e qualche racchetta costosa. Per anni lo schema è stato questo: uno sport centrale e tutto il resto a orbitargli attorno. Poi qualcosa si è incrinato. L’Italia guarda ancora una volta, per una terza volta, un Mondiale senza esserci.
Un’immagine che fa male non solo per la sconfitta sportiva, ma per quello che rappresenta: la fine di una certezza culturale.

Italia: c’era una volta il calcio

Per decenni il calcio è stato il linguaggio sportivo universale del paese, qualcosa di più solido anche della politica. Quello che riuniva le famiglie davanti alla televisione e divideva le amicizie al bar. Oggi quello spazio non è più occupato da uno sport solo. Il tennis riempie piazze e prime pagine. Il padel cresce come fenomeno sociale. L’atletica, il nuoto, lo sci producono eroi olimpici. E eroine. Il rugby cancella confini angusti. 
La formula 1 è tornata ad essere cultura pop. Come il moto mondiale. 

Non è che gli sport “minori” siano diventati più grandi. È che la categoria stessa di sport minore sta lentamente scomparendo. Nell’era dei social, delle piattaforme e degli algoritmi la gerarchia dello sport si è ribaltata. Non conta più soltanto la tradizione. Conta la narrazione. Conta il talento e la capacità di accendere l’immaginario. In questo scenario c’è anche un elemento che spesso passa sotto traccia: il lavoro delle federazioni. Perché il successo di uno sport difficilmente è un caso, bensì quasi sempre il risultato di una visione. In Italia, anche se solo negli ultimi anni dopo un primo decennio (abbondante) dormiente, la FITP è diventata uno degli esempi più evidenti di questo cambio di paradigma.

Il lavoro della FITP in Italia

Mentre altri sistemi sportivi faticavano a rinnovarsi, il tennis ha costruito una macchina organizzativa capace di lavorare su più livelli: auto rifinanziamento, investimenti nei tornei, sviluppo dei challenger e dei circoli, valorizzazione dei team privati per anni scioccamente osteggiati, crescita tecnica dei coach, del movimento giovanile e una presenza mediatica sempre più forte.

Il risultato non è solo nei titoli o nei ranking. È nella percezione collettiva dello sport. Il tennis non è più uno sport elitario da guardare una volta l’anno a Wimbledon. È diventato parte della conversazione quotidiana dello sport italiano. E quando una federazione riesce a trasformare uno sport in un fenomeno di massa, allora la distinzione tra sport maggiori e minori inizia davvero a perdere significato. Per la prima volta nella storia recente dello sport italiano, il calcio non è più l’unico centro di gravità (permanente). È ancora il gigante della stanza.

Ma non è più l’unico a dettare la conversazione. Le sconfitte, nello sport, hanno sempre due possibilità: nasconderci dentro la nostalgia oppure aprire uno spazio nuovo. L’Italia calcistica dovrà interrogarsi su se stessa, sui suoi modelli, sui suoi vivai, sulla sua capacità di rinnovarsi. Ma nel frattempo il resto delle discipline italiane si sta già muovendo. Forse questa esclusione dal Mondiale non è solo una ferita. Può diventare anche un passaggio. Il momento in cui smettiamo di chiedere allo sport nazionale di essere una sola cosa (il calcio) e iniziamo finalmente a riconoscerlo per quello che è diventato: un sistema più grande, più vario, e forse anche più sano. E allora la domanda finale non è più se esistano ancora sport maggiori e minori. La vera domanda è un’altra: questa sconfitta del calcio sarà solo un trauma nazionale, oppure l’occasione per far crescere finalmente tutto lo sport italiano?

Di Ilaria Piccagli

Comments

Комментарии для сайта Cackle
Загрузка...

More news:

Read on Sportsweek.org:

Circolo della Stampa di Torino - Sporting
Circolo della Stampa di Torino - Sporting
Circolo della Stampa di Torino - Sporting

Altri sport

Sponsored