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Ivanisevic: “Tsitsipas dovrebbe fermarsi, è impreparato anche mentalmente”

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La verità fa male, soprattutto a chi non è disposto ad accettarla e preferisce una mediazione più improntata all’indoramento della pillola con le conseguenti coccole del tepore familiare. E’ il sunto di una collaborazione tennistica nata male e terminata peggio. I protagonisti sono Stefanos Tsitsipas e Goran Ivanisevic. Con il croato a gettare la spugna con un allievo mai ben disposto nei suoi confronti e senza possibilità di un sodalizio fruttuoso. Mesi dopo, il greco stenta non poco a ritrovarsi, mentre l’ex giocatore balcanico ha voltato pagina con un progetto ambizioso accanto al giovane Arthur Fils.

Ivanisevic e Tsitsipas: un amore mai sbocciato

Un intreccio figlio probabilmente di un curioso scherzo del destino. Proprio il francese è stato l’ultimo avversario a mettere a nudo Tsitsipas, mostrandogli tramite un severissimo 6-0 6-1 a Miami tutte le difficoltà che da tempo si porta dietro. Problematiche su cui è tornato Ivanisevic, intervistato dall’emittente Sport Klub. Senza rinnegare la stilettata riservata all’ex assistito circa la sua forma fisica e ribadendo come non ci fossero i presupposti per far bene. Conditio sine qua non, per Goran, riscontrabili quasi dal giorno 0.

Beh, lo sapevo già dal secondo giorno di allenamento. Quando è venuto a Zagabria per provare le racchette, sapevo che non sarebbe successo niente di tutto ciò. Voglio dire, alla fine dei conti, non ho detto niente di male. Tutto quello che ho detto era vero e si è avverato. Dopo Wimbledon gli ho consigliato gentilmente di prendersi quattro mesi di pausa perché non si tratta solo di impreparazione fisica, ma anche mentale”.

Nonostante l’addio, il vincitore di Wimbledon 2001 sottolinea l’enorme potenziale di Tsitsipas. E ridimensiona il battibecco post separazione, sostenendo come sia acqua passata e che il tutto sia stato esacerbato: “È ancora un tennista fenomenale, lo era e lo è tuttora, ma sono questi i piccoli dettagli. Nel tennis di oggi non puoi giocare se non sei preparato mentalmente. Anche io ho avuto questi problemi da tennista, quando sono sceso al 128° posto. Ma ora va tutto bene, ci siamo visti a Doha e ci siamo salutati normalmente. È stato tutto ingigantito, ha detto alcune cose di cui non parleremo in dettaglio, ma ora va tutto bene, andiamo avanti“.

La crisi di Tsitsipas e la stretta del cordone ombelicale

Insomma, un arrivederci, senza grazie, e buona fortuna. Una sorte migliore che Tsitsipas spera di trovare ancora nel rifugio della famiglia che, nel suo caso, e senza scomodare troppo Pirandello, sembra si stia trasformando nella più asfissianti delle trappole sociali. Solo suo padre può allenarlo, musica e parole di Julia Salnikova, che di Stefanos è la madre. Un quadretto familiare che sbatte violentemente, però, sulla crisi di risultati di quel figlio che nella sconfitta rimane orfano, dove nessuno sembra assumersi la propria fetta di responsabilità.

Quando sembra che Tsitsipas stia per tagliare il cordone ombelicale che lo legga a papà Apostolos, c’è subito un dietrofront che ha il sapore della bocciatura mentale di un figlio che vuole rimanere tale, nella gioia e nel dolore. Peccato che tutto ciò stia fagocitando il talento di Stefanos, facendolo apparire la controfigura di quel giocatore capace di disputare due finali Slam e vincere le ATP Finals nel 2019. Ora, quella barca sembra aver smarrito la rotta e pare abbia abbracciato l’idea di naufragare sempre con lo stesso timoniere con cui ha esplorato l’El Dorado tennistica.

Le acque sono cambiate e forse è proprio questo che nel box Tsitsipas si fa fatica ad accettare. La rigidità mentale di Apostolos, restio ai cambiamenti, sta facendo impantanare la carriera di Stefanos. Allora quel terzo turno di Miami ritorna, come un’epifania, a mostrare al greco cosa è in grado di fare il nuovo pupillo di Ivanisevic, con il croato a commentare così:

Non ho seguito la partita perché giocavano alle due del mattino. Ho guardato il telefono verso le tre e sono rimasto molto sorpreso. Mi aspettavo che Fils vincesse perché sta giocando bene, ma 6-0, 6-1 al livello del tennis odierno… Uno dei due deve giocare in modo disastroso o l’altro in modo incredibile, immagino sia stata una combinazione di entrambi“.

Ivanisevic volta pagina: il rapporto con Arthur Fils

“Ivan Cinkus (allenatore di Fils)”, racconta Ivanisevic parlando del nuovo pupillo, “mi ha invitato perché il padre di Arthur voleva parlarmi. Abbiamo parlato per cinque minuti, il giorno dopo mi ha chiamato il manager e la collaborazione è decollata in fretta. Prima di tutto, sono contento per Cinkus perché è il suo allenatore da due anni e siamo amici da 25 anni, all’epoca lavoravamo con Cilic. Ci capiamo, ed è molto importante che come allenatori abbiamo la stessa visione, così possiamo completarci a vicenda”. 

Una sintonia e una comunione di intenti che potrebbe far esplodere definitivamente Fils, su cui Ivanisevic non ha dubbi: “Arthur è uno dei giovani tennisti più talentuosi. Prima di questo infortunio, era al 14° posto nella classifica mondiale. Purtroppo non ha giocato per 7 mesi, ma rappresenta il futuro del tennis. Lo vedo tra i primi cinque, è semplicemente troppo bravo. Spero che ci arrivi presto, ma non c’è pressione. È un progetto che mi piace molto, perché è la prima volta che lavoro con giocatori così giovani ed è sempre stato il mio desiderio. È interessante, mi piace il suo gioco. Certo, ci sono ancora aspetti da migliorare, ma per ora è fantastico.”

Un endorsment che non ammette dubbi, con l’ultima, ma non meno importante, precisazione sui margini di miglioramento che il transalpino può avere. Per farlo, bisogna abbandonarsi con umiltà alla propria guida, ai propri padri tennistici. Non a quelli di sangue. La stima è reciproca e aiutandoci un po’ con la lingua francese, Fils sembra un caso di omen nomen per essere quello che Tsitsipas non è stato con Ivanisevic.

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