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WTA Miami, Gauff: “Devo concentrarmi più sul percorso che sul risultato”

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Nonostante la sconfitta in finale contro Aryna Sabalenka, Coco Gauff se ne va da questo Miami Open con un carico di positività per il resto della stagione, carico largamente inatteso da un torneo nel quale il suo team nemmeno voleva giocasse.

Il torneo di casa

Coco, hai detto che il tuo team non voleva che giocassi questo torneo. Qual è stata la loro reazione nel vederti arrivare fino alla finale e giocare tre set contro Sabalenka? Sono più sorpresi di te? Cosa ti hanno detto? E immagino che tu fossi anche motivata dal fatto che loro fossero scettici.

COCO GAUFF: “Non credo siano davvero sorpresi. Penso che sappiano che quando sono nella giusta mentalità posso fare molte cose. Semplicemente non ero nella giusta mentalità dopo Indian Wells, quindi erano più protettivi nei miei confronti, volevano solo assicurarsi che non mi perdessi dentro questo sport ed è per questo che volevano che facessi una pausa. Io però sono una persona molto determinata e volevo giocare: vivo vicino, e ho pensato che se questo torneo fosse stato in Europa probabilmente non sarei venuta, ma essendo a Miami mi sono detta che, nel peggiore dei casi, se avessi perso sarebbe stato solo un viaggio di 45 minuti in macchina per tornare a casa, invece di un volo.

Inoltre risparmiavo soldi, non dovevo pagare l’hotel per me e per il mio team. Quindi mi sono detta: ‘vabbè, qualunque cosa succeda, se non va bene non ci perdo troppo’. Credo che fossi anche un po’ motivata a dimostrare che si sbagliavano, e questo mi ha spinto a cambiare mentalità e a smettere di essere negativa. In questa settimana ci sono stati momenti in cui sono stata negativa, ma sono stati molto rari e, anche quando succedeva, riuscivo a uscirne in fretta.”

Coco, grande prestazione. Stai giocando questo torneo affrontando anche un infortunio, è un’esperienza relativamente nuova per te. Hai imparato qualcosa di te stessa in queste ultime settimane? E, visto che sei a casa e fai avanti e indietro, che tipo di comfort ti dà stare a casa rispetto a quando sei in hotel in giro per il mondo?

COCO GAUFF: “Credo di aver imparato che, anche se sono una persona che tiene tantissimo alla preparazione e pensa che per giocare bene tutto debba essere perfetto, in realtà gli anni e anni di lavoro non spariscono in una settimana. A volte entro in un torneo, non mi alleno benissimo nei giorni precedenti e ho la sensazione di aver perso il mio tennis, ma non è così. Questa settimana in realtà mi sono allenata bene, anche se poco, tra pioggia e infortunio. Stare a casa è bellissimo: a volte il traffico era fastidioso, ci voleva dai 45 minuti a un’ora e un quarto per arrivare, ed era un po’ noioso, ma non c’è niente come dormire nel proprio letto ed essere a casa, soprattutto ora che non vivo più dai miei genitori. Il silenzio, la tranquillità, l’avere il tuo spazio: mi piace molto e mi mancherà quando andrò in Europa.”

Quel break a inizio set

Sei stata bravissima a portare a casa il secondo set. Ti chiedo se puoi raccontarci dal punto di vista tattico cosa pensi di aver fatto molto bene per vincere quel set e quanto è stato difficile subire il break nel primo game del terzo e come ha influito sul momento della partita.

COCO GAUFF: “Sì… non sono sicura di voler dire esattamente cosa ho fatto bene tatticamente, perché probabilmente cercherò di rifarlo ancora. Però sì, credo che la cosa che mi delude di più sia quel primo game del terzo set, sul 30–0 per me, con l’inerzia dalla mia parte dopo averla brekkata per vincere il set. Penso che in quel momento sia un game importante da portare a casa, soprattutto perché, anche se non stavo ottenendo molti break, la costringevo a giocare tanti colpi considerando quanto è potente il suo servizio.

Credo che sia qualcosa da cui devo imparare in quei momenti. Nel secondo set sono riuscita ad alzare il mio livello: nel primo set la lasciavo comandare troppo, il che è difficile perché è Aryna, ma nel secondo ero io a comandare di più, giocando in modo più aggressivo, facendo risposte più profonde e cose del genere. Però sì, per quel primo game mi sento un po’ delusa.”

Coco, la partenza lenta: quanto è dipesa dai nervi e dal cercare di entrare in partita? E poi, riguardo alla delusione di perdere il servizio all’inizio del terzo set: questo ti è rimasto in testa? Hai sentito quella pressione anche sull’ultimo punto del match?

COCO GAUFF: “Onestamente non ero molto nervosa all’inizio del match. Non sono stata nervosa per tutta la settimana, tranne che al primo turno. Quando arrivi in finale senza aspettartelo, non entra in gioco il nervosismo. Penso anche di essere lontana dal mio picco tennistico, e questo mi dà un po’ di confort quando gioco tornei e ottengo grandi risultati, perché vedo chiaramente dove posso migliorare e fare molto meglio.

Anche solo per quanto riguarda il servizio: in quel game ho fatto due doppi falli, e sapere che più diventerò sicura con il nuovo movimento, meno succederanno questi punti regalati mi aiuta. Non era qualcosa a cui stessi pensando nell’ultimo game: ero concentrata sul cercare di contro–brekkare, non ci ho pensato per tutto il match, finché non è finito. Allora ho pensato: ok, questo è un aspetto su cui posso migliorare, perché sentivo che sì, lei si è guadagnata il game, ma io le ho anche regalato qualche punto gratuito in quel gioco.”

Coco, mi unisco alle congratulazioni per il grande torneo. Vorrei chiederti del game sul 2–2 quando servivi: era un momento davvero cruciale. Eri 40–0, poi lei è rientrata, è stato un game lungo e sei comunque riuscita a tenere il servizio, e quello è sembrato un momento molto importante per aiutarti a superare l’ostacolo in quel set. Puoi raccontarci cosa ti passava per la testa in quel momento e quanto è stato importante quel game per aiutarti a svoltare nel set?

COCO GAUFF: “Per me, chiaramente, essere 40–0 in quel game lo rendeva un momento critico. Mi è capitato altre volte in carriera di recuperare da 0–40 e brekkare, e poi nel game successivo, che sia al servizio o in risposta, giochi con grande libertà perché senti che non avresti dovuto vincere quel game. Questa settimana ho già avuto un paio di game da 0–40 che sono riuscita a ribaltare, quindi avevo quelle esperienze nella mia mente.

Uno di questi era praticamente la stessa situazione, sul 2–2 contro Bencic: ero 40–0 e ho perso il game. Onestamente, stavo solo cercando di ricordare cosa avevo fatto male in quel game per non ripetere gli stessi errori oggi, e non li ho ripetuti. Sono queste le piccole cose che impari dal tennis. Forse però preferirei vincere il game direttamente a 40–0 o 40–15.”

Il miglioramento nel servizio

Hai accennato un po’ in campo alla gioia, alla gratitudine, al fatto che vincere partite e arrivare in finale è positivo, e anche al fatto che stai trovando soluzioni sul servizio e sul diritto su cui stai lavorando. Ma volevo chiederti: in queste ultime settimane hai trovato anche altre soluzioni a livello mentale che pensi possano aiutarti nei prossimi mesi della stagione, quando ci saranno momenti difficili, perché ci saranno sempre momenti difficili e sconfitte deludenti, ma anche modi per mantenere questa sensazione di gioia e gratitudine andando avanti?

COCO GAUFF: “Sì, penso che per me si tratti soprattutto di concentrarmi sul processo e sul percorso, più che sul risultato. A volte posso essere una persona molto focalizzata sul risultato e finisco per far ruotare la mia vita attorno al fatto che le cose vadano bene o no in base al mio tennis, e non credo che questo sia sano, perché come hai detto ci saranno momenti buoni e momenti negativi. Questa settimana sono partita con obiettivi minimi, per esempio vincere il secondo set del mio primo match. Quando ti concentri sui piccoli obiettivi lungo la strada, pur avendo chiaro il grande obiettivo, tutto diventa più facile.

In passato, soprattutto nei tornei in cui difendo punti o in cui ho giocato bene, magari già al primo turno sto pensando alla finale. Questa settimana non l’ho fatto, e credo sia qualcosa che posso portare nei prossimi tornei. In tutti i tornei in cui ho fatto bene ho avuto questa mentalità; penso che ora io sia semplicemente più consapevole del cambiamento di mentalità che avviene quando non sono presente mentalmente rispetto a quando lo sono.”

Sul secondo servizio: mi è sembrato che oggi ti prendessi molti rischi, ho visto seconde a 103, 93 miglia orarie; forse anche per via dei suoi rimbalzi molto aggressivi in risposta. E poi: come pensi che si senta Sabalenka adesso? Sta giocando con grande facilità e colpendo a tutto braccio; cosa si prova ad affrontarla in questo momento?

COCO GAUFF: “Onestamente non era super intenzionale tirare così forte la seconda. In realtà ultimamente sto cercando anche di andare un po’ più piano con la seconda, ma nei momenti di tensione per me è meglio accelerare. I doppi falli peggiori che ho fatto sono stati quelli in rete, nei quali non acceleravo, quindi questo è un aspetto. Per quanto riguarda Aryna, credo che si fidi del suo gioco al 100% e abbia grande fiducia in se stessa: quando giochi con quella fiducia tutto diventa molto più facile.

Anche io ho avuto momenti in carriera in cui mi sentivo così, come se qualunque cosa succedesse quel giorno avrei vinto. Oggi mi sentivo in quel modo entrando in campo, ma non è andata così; però affrontavo qualcuno che probabilmente ha quella sensazione da tutto l’anno, mentre io sto cercando di riscoprirla soltanto da questa settimana. Penso che più settimane avrò come questa, anche se il risultato finale non è quello che voglio, più spesso i risultati gireranno dalla mia parte.”

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