Diamo il tempo di crescere a Federico Cinà
Challenger di Napol 2026, quattro top 100 in tabellone, tra cui Stan Wawrinka all’ultima stagione da professionista. Eppure gli occhi di tutti, e l’attenzione generale, erano su Federico Cinà. La grande promessa del tennis azzurro, già sulla soglia dei primi 200, e che ha preferito giocare il torneo partenopeo piuttosto che affrontare la trasferta del Sunshine Double. Una scelta matura da parte di un giocatore che già ha le stimmate da altro (e alto) livello. Che non sono però bastate per avere ragione di un grande Vitaliy Sachko ai quarti di finale. Una partita che si doveva vincere? No, che si poteva vincere, e in cui l’azzurrino si è sciolto, con un netto 6-1 al terzo. Ma è giusto dare tempo al tempo.
Niente di preoccupante
Sachko è un ottimo tennista, che sta l’altro vivendo il miglior periodo della propria carriera, tra la semifinale a Metz lo scorso novembre e buone prestazioni Challenger che hanno contribuito al suo stabilizzarsi in top 200, con uno sguardo ai primi 150. L’ucraino ha messo in campo un incontro di ritmo, martellando molto con il dritto e senza concedere quasi mai l’iniziativa a Cinà, da parte sua con un solo appunto da fare effettivamente: la fretta. Fretta di trovare il vincente, di uscire dallo scambio…fretta di vincere. Che, sia chiaro, è più che comprensibile in un ragazzo di 18 anni con tante promesse. Ma che in alcune occasioni può anche diventare controproducente.
L’atmosfera a Napoli era di attesa, anche perché il sentore popolare era che contro Sachko “non avrebbe mai potuto perdere”. E soprattutto si avvertiva quasi il bisogno di avere Pallino fino alla fine del torneo. Una pressione, non eccesiva, ma neanche facile da reggere. A livello tennistico ci sono delle osservazioni che lasciano ben sperare. In primis, Cinà ha grinta, sa esaltarsi nella lotta. Per un ragazzo di quell’età non è scontato, e neanche semplice. Lui ha saputo calarsi a pieno nel match, vincere due volte un secondo set non semplice, e forzare il terzo. Lì, quando l’inerzia era dalla sua, la giovane età e la voglia di vincere dell’ucraino hanno contribuito alla sconfitta.
Tennisticamente parlando, la palla viaggia. Nonostante un leggero fastidio alla caviglia (giocava con la cavigliera) Cinà si è mosso bene per tutto il match, non arrivando mai in affanno e trovando spesso ottimi responsi con i colpi da fondo. Leggermente meglio il dritto, c’è ancora da lavorare sul rovescio, ma il tempo è tutto dalla sua parte. Buona varietà al servizio, ma a colpire anche il pubblico, spesso rumoroso sui suoi punti, la capacità di recupero e di arrivare bene sulla palla. Saper difendere, e ricucire punti anche da situazioni di svantaggio, è una dote fondamentale per farsi strada nel tennis ad alti livelli di oggi. Tutti pezzi del puzzle che Cinà dà l’impressione, anche grazie alla mano del padre Francesco, apparso soddisfatto della prestazione in ogni caso, di saper mettere insieme. Perché lui, diciamocelo, ha una gran fortuna.
La fortuna di Federico Cinà
Fortuna è un termine forse improprio, se mal interpretato. Ma è fuori discussione che Cinà sia nato nel periodo giusto per crescere come giocatore in Italia. Quattro top 20, due top 10, il n.2 del mondo e pluricampione Slam riempiono i palinsesti e anche le chiacchiere da bar. Dando così tutto il tempo e lo spazio a un ragazzo giovane di maturare con non troppi riflettori su di sé. Certo, Federico causa comunque attenzione, viste sia la precocità che le capacità tennistiche evidenti. Basti pensare che anche il TGR Campania, dopo la prima vittoria, ha voluto strappare qualche parola al siciliano, tifosissimo del Palermo.
Ma sono attenzioni, per quanto presenti, non invasive. Niente a che vedere con, ad esempio, quello che accadde a Gianluigi Quinzi dopo la vittoria di Wimbledon junior nel 2013. D’altronde erano tempi di vacche magre, ogni piccola scintilla valeva la pena di farla diventare incendio. Federico oggi può prendere le sue scelte con calma, con meno responsabilità, senza dover dare continue spiegazioni o porsi obiettivi eccessivi. Ora andrà a giocare al 250 di Marrakech, altra occasione per fare punti. Per poi sperare, con buoni margini di ottimismo, in wild card a Madrid e Roma. Lo ha detto chiaramente, ma senza risultare sbruffone. Cinà ha la testa sulle spalle, di chi è consapevole delle proprie potenzialità, ma non vuole correre. Il tempo è dalla sua parte.
Obiettivo del 2026? Personalmente, credo debba fare più esperienza possibile. Anche perdendo alcune partite lottate, maturando nelle sconfitte e imparando a reggere certi tipi di pressione. L’Italia ha tutto il tempo di aspettarlo, non c’è bisogno di portargli fretta. Dopo la partita di oggi rimane un po’ di amaro in bocca, ma ora tocca andare avanti, resettare, e ripartire da un comunque ottimo quarto di finale Challenger. A 18 anni andare di fretta non è mai una scelta giusta. Se poi, a dicembre di quest’anno Fede avrà rotto le mura dei primi 100 (possibile) ci sarà da festeggiare. Ma non poniamolo come un pallino.

