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Tennis, a Wimbledon parolacce e blasfemie bandite in tutte le lingue (stilata la lista completa per gli arbitri)

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Il prato perfettamente rasato, le divise rigorosamente bianche, il silenzio quasi liturgico del pubblico. Wimbledon ha sempre avuto una sua liturgia (ossessiva), un suo codice d’onore, e chi lo viola lo sa bene, perché ne prova le conseguenze sulla propria pelle. Non si può sgarrare. Quest’anno, però, c’è una novità che va oltre il guardaroba (rigorosamente bianco e con le maniche): anche le parole dei giocatori saranno sotto osservazione, un controllo maniacale che rasenta quasi il VAR calcistico.

La lista di parolacce e blasfemie stilata in più lingue

Secondo quanto circolato sui social nelle ultime settimane, a partire dalla prossima edizione gli arbitri di Wimbledon saranno dotati di un elenco di termini offensivi in diverse lingue. Lo strumento servirà a riconoscere con maggiore precisione le cosiddette «audible obscenities», le oscenità udibili, già previste e sanzionabili dal regolamento tennistico. Il problema, fino ad oggi, era pratico: un giudice di sedia anglofono fatica inevitabilmente a cogliere il significato di uno sfogo in russo, spagnolo o italiano. Con queste liste, invece, l’arbitro potrà identificare l’espressione offensiva anche senza conoscere la lingua e procedere quindi con la sanzione, che si traduce in una multa.

Un aggiornamento, non una novità

È doveroso precisare che non si tratta di una vera e propria rivoluzione, non si parte da zero. Tanto è vero che, già nel 2014, un giudice di sedia raccontava al «Guardian» che a Wimbledon agli arbitri venivano fornite delle liste di termini offensivi nelle varie lingue del circuito. Quello che cambia davvero, per questa edizione, sarà probabilmente l’aggiornamento e l’ampliamento di tale strumento, adattato a un tennis sempre più internazionale (e quindi multilinguistico). La notizia ha comunque fatto il giro dei social, scatenando una fitta pioggia di ironia e commenti.

Tra i nomi spuntati online c’è quello di Lorenzo Musetti. Il tennista toscano è particolarmente apprezzato per il suo gioco elegante, fatto di tocchi raffinati, spettacolari rovesci a una mano e variazioni che rimandano a un’altra epoca, quella di un tennis «romantico» e a suo modo poetico. Musetti è noto tuttavia anche per un’abitudine ben diversa: quella di imprecare e bestemmiare in campo, spesso ad alta voce, nei momenti di tensione. A partire dal 2026, a Londra, sull’erba più famosa e curata del mondo, quelle reazioni spontanee potrebbero costargli molto care.

L’eleganza senza tempo di Wimbledon

Wimbledon è e resta il torneo più formale del circuito. Il «total white» delle divise non è una mera questione di estetica, ma una dichiarazione di valori ben precisa, un modo di dire che lì le regole si rispettano. Estendere quella stessa attenzione anche al linguaggio è in effetti coerente con lo spirito del torneo. È fuori luogo parlare di censura, in questo caso. Ha più senso dire che si tratta di una misura in linea con un contesto che ha sempre chiesto qualcosa in più ai suoi protagonisti. Non solo a livello di performance, ma anche in termini di classe, eleganza e compostezza.

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