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Roland Garros 2026, il manifesto è dell’artista francese JR: un occhio sulla terra battuta (e su chi la prepara)

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Il manifesto ufficiale del Roland Garros 2026 è stato reso pubblico. L’organizzazione lo ha presentato come un tassello “indissociabile” dell’identità culturale del torneo: ogni anno, dal 1980, la realizzazione dell’affiche viene affidata a un artista contemporaneo scelto dalla Fédération Française de Tennis (FFT). La tradizione nasce con la prima locandina firmata dall’artista italiano Valerio Adami, avvio di una collezione che ha costruito un “dialogo” stabile tra sport e arte contemporanea. Per il 2026 la scelta è caduta su JR che ha realizzato la 47a affiche della serie. JR è un artista “internazionalmente riconosciuto” per opere e installazioni monumentali e anche per lavori cinematografici (poetica la sua collaborazione con la regista Agnès Varda). Coerentemente con l’opera dell’artista, il manifesto realizzato per il Roland Garros non punta sui campioni ma sposta la lente altrove, sul gesto che prepara lo spettacolo.

Come è stato realizzato il manifesto 2026

L’affiche 2026 è la fotografia di un’azione reale. La concezione nasce nel laboratorio creativo di JR, nel suo atelier parigino, ma trova compimento sul campo, nel Court Philippe-Chatrier, dove l’opera viene fisicamente realizzata e poi fotografata “nel cuore dell’inverno”.

L’artista stesso racconta come il progetto sia partito da una fase di esplorazione molto ampia: «Insieme al mio team abbiamo iniziato esplorando tutte le possibili direzioni… con il desiderio di varcare ogni porta».

Un’immersione totale nell’universo del tennis e del Roland Garros, resa possibile anche da un accesso privilegiato a tutti gli spazi del torneo. Ma, come spesso accade nella pratica di JR, la direzione definitiva emerge tornando all’essenziale: «Si ritorna sempre alle origini… abbiamo trovato l’immagine di una persona che spargeva terra battuta». Qui nasce l’intuizione, un momento che l’artista ammette di non aver mai preso in considerazione: «Ne sono rimasto affascinato: è un processo che non si vede mai. Quando arriviamo da spettatori, tutto è già pronto. Non avrei pensato che il lavoro silenzioso di chi distribuisce questa terra potesse avere una forza visiva così intensa. In quel gesto ho visto un rituale profondamente grafico». Da questa scoperta prende forma l’idea visiva del manifesto, fondata anche su un contrasto estetico preciso. Il passaggio tecnico è coerente con questa visione: una prima fase di costruzione e montaggio dell’immagine in atelier, seguita dalla realizzazione concreta nello spazio del campo. La terra battuta è elemento materico e fotografico. JR insiste sulla sua natura instabile, viva: «Si tratta di una materia in movimento continuo… la fotografia cattura un istante specifico in interazione con l’individuo che posa la terra battuta».

È proprio questa tensione tra movimento e fissazione dell’istante a definire l’immagine finale: una scena reale, certamente “costruita” ma non artificiale, in cui gesto umano e materia si incontrano in un equilibrio temporaneo. Il risultato è un’immagine dichiaratamente “aperta” che vuole offrirsi a molteplici interpretazioni.

La scena è così dominata dall’ocra della terra battuta; al di sotto emerge un occhio in bianco e nero, realizzato tramite collage fotografico (tecnica che Roland Garros definisce parte dei “marchi di fabbrica” di JR); al centro, in scala ridotta, un addetto sparge la terra con un attrezzo, come se stesse “scrivendo” il torneo sulla superficie. L’opera, così, mette in relazione tre livelli: la superficie (la terra battuta, la materia), la percezione (lo sguardo, l’anima) e il lavoro (l’azione, il fare, l’agire).

JR: dalle notti da writer alla fotografia monumentale

Per capire perché un manifesto di tennis finisca per parlare di “visibilità” bisogna ricordare da dove viene JR (lo pseudonimo rappresenta le iniziali del suo nome – Jean René). Nato a Parigi nel 1983 e di origini tunisine, parte come graffitista; nel 2001 trova una macchina fotografica nella metropolitana parigina e inizia a documentare la scena dei writer, fino a trasformare quelle fotografie in affissioni sui palazzi. Quella transizione è fondamentale: JR non abbandona la strada, la amplia. I ritratti in bianco e nero diventano – nella sua pratica – un modo per rovesciare i rapporti di scala del potere visivo: ingrandire ciò che normalmente resta ai margini (persone, comunità, lavoratori) e portarlo in piena luce, nello spazio pubblico. JR lavora all’incrocio tra fotografia, public art e film, con progetti monumentali che coinvolgono comunità locali e usano l’arte come strumento di dialogo su questioni sociali e politiche.

Un manifesto coerente con l’identità del torneo

Affidare il manifesto 2026 a un artista che ha costruito la propria carriera rendendo visibili soggetti marginali significa ribadire una precisa visione culturale e sociale. Il Roland Garros, più di altri Slam, ha infatti consolidato negli anni una forte identità visiva attraverso i suoi manifesti, tradizionalmente affidati ad artisti contemporanei chiamati a interpretare lo spirito e i valori del torneo.

JR ha scelto la materia e chi la lavora, portare in primo piano chi solitamente resta sullo sfondo. Il campo, prima di essere teatro di imprese, è una superficie preparata con cura: l’operaio, con la pala, sta letteralmente costruendo la scena.

“Roland Garros è uno dei pochi luoghi in cui il campo lascia un segno visibile sul corpo degli atleti”, ha aggiunto JR. “La terra sporca, entra negli occhi, cambia la percezione. Mi interessava questa idea di sguardo alterato, di visione che passa attraverso la materia”. Il grande occhio, allora, può essere letto come lo sguardo collettivo del pubblico globale, ma anche come la coscienza stessa del torneo che osserva chi lo rende possibile.

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