ATP Miami: Kouamé, rimonta con i crampi. E “Djokovic mi ha mandato un messaggio”
Era uno dei cinque primi turni da non perdere e Moise Kouamé non ha perso. Al suo secondo match ATP, dopo essersi guadagnato il primo a Montpellier (sconfitto in tre set da Kovacevic) superando le qualificazioni, Moise, 17 anni e 13 giorni, deve avere ben pensato che piantare il primo mattoncino in un Masters 1000 faccia molta più impressione che in un ‘250’, torneo di quelli “importanti ma troppi” per citare Andrea Gaudenzi. E così, in un modo o nell’altro (nell’altro, come vedremo), il classe 2009 parigino ha superato 5-7 6-4 6-4 in due ore e un quarto il n. 96 Zachary Svajda, ventitreenne di La Jolla, località californiana dove Raymond Chandler ha scritto il Lungo addio.
Il match
Pareggiato il conto dei set, Moise brekka in apertura del terzo, un vantaggio che conserverà fino alla fine, nonostante le quattro palle per rientrare avute da Svajda al sesto gioco e soprattutto i crampi alla coscia sinistra, trattata ai successivi cambi campo. Al servizio sul 5-4, il francese comincia con il (comprensibile) sesto doppio fallo del parziale, mentre Zachary sbaglia scelte e colpi di fronte a un avversario in difficoltà ma pur sempre capace di farsi le sue remate molto dietro la riga di fondo. Doppio fallo sul primo match point, ma l’altro gli dà l’opportunità di giocarsene un secondo: risposta lunga e Kouamé può lasciarsi cadere al suolo. Svajda, 24 vincenti e 46 gratuiti (servizio escluso), va a stringergli la mano, mentre Kouamé si trascina verso il seggiolone occupato da Mohamed Lahyani – perché il tuo primo successo nel Tour non può essere arbitrato da uno a caso.
Fisio, ghiaccio, carrozzina…
Moise va a sedersi e lì si pianta. Arriva il fisio che gli massaggia la coscia con un sacchetto di ghiaccio mentre lui si scola bottigliette di liquidi. In campo anche una carrozzina, ma Kouamé ce la fa a uscire sulle proprie gambe. Crampi da tensione, chiaramente, anche perché passi l’umidità della Florida, ma c’erano 22 gradi e vento; stile Alcaraz in quella semifinale al Roland Garros con Djokovic, non à la Sinner.
Statistiche di gioventù
Classe 2009, dicevamo, roba che Jannik al confronto è un veterano. Diciassettenne dal 5 marzo scorso, Moise è il primo 2009 a vincere un match ATP, il più giovane in assoluto ad aver vinto un incontro a Miami, il più giovane in un Masters 1000 dopo Rafa Nadal, nel 2003 ancora sedicenne ai tempi delle vittorie a Monte Carlo e Amburgo, quarto complessivo in questa categoria.
“Sogno il numero 1”
Il più giovane tra i primi 900 della classifica mondiale, Moise aveva commentato così ai microfoni di atptour.com prima del debutto: “Ho vinto i miei primi tornei del circuito, il che è stato davvero divertente, poi mi sono qualificato per il mio primo torneo ATP 250. Ora giocare a Miami è semplicemente incredibile. Miami è Miami. Non c’è nessun altro posto come Miami. È un posto davvero fantastico. Sarà una grande esperienza per me giocare contro questi ragazzi, quindi cercherò di dare il massimo. Il mio obiettivo è diventare numero 1 al mondo e vincere molti titoli del Grande Slam. Mi alleno per questo. Per adesso è un sogno e spero che in futuro diventi realtà”.
Davanti solo Gasquet, Nadal e… Pescariu
“Ora sto bene” dice a Tennis Channel dopo la doccia. “Piuttosto teso, siamo in diretta e il mio inglese… Dal punto di vista mentale, per superare i crampi devi concentrarti e andare avanti, non pensarci, giocare, lottare fino alla fine e vedere cosa succede”. A proposito dei pensieri prima del match, dice che “non mi aspettavo tutto questo” riferendosi alla sua presenza in studio. “Ma sono qui e devo abituarmici in fretta”.
Quarto più giovane a vincere un match in un Masters 1000. Davanti a lui, il connazionale Richard Gasquet, Nadal e Dinu Pescariu. “È fico essere nella stessa lista di questi campioni. Beh, Richard è anche il mio coach. Di Rafa tutti conosciamo il palmares”. Meno quello del rumeno classe 1974, con un best ranking al numero 75. “Mi dà tanta fiducia e mostra di essere sul giusto percorso”. In studio fanno del cherry picking, citando Sinner, Alcaraz e Fonseca come i primi delle rispettivi classi a vincere un match del Tour. Mai che ricordino il 2004 Stefanos Sakellaridis, che ha battuto Bergs in United Cup.
Djokovic, l’idolo che ti messaggia
“Da bambino il mio idolo era Novak Djokovic. Rimanevo semplicemente sbalordito quando lo guardavo giocare: il suo stile e la sua tenacia erano incredibili”, spiegava ancora Moise prima del debutto. Nole non è rimasto insensibile alle sue parole e gli ha inviato le congratulazioni con un messaggio diretto su Instagram, come si confà a quelli della sua età (di Kouamé). “Novak mi ha mandato un messaggio subito dopo la vittoria. Sono nervosissimo. Non so che rispondere, hai dei consigli?” – “Puoi iniziare con ‘grazie’” gli suggeriscono. Emozionatissimo, si confonde cercando di riportare il messaggio. “Immagina il tuo idolo che ti manda un DM così, è troppo” si giustifica ridendo un po’ imbarazzato, “è la cosa più incredibile di sempre”.
Attualmente al best ranking, n. 385 ATP, questa vittoria lo fa avanzare di oltre 60 posizioni. Al prossimo turno l’asticella si alza con Jiri Lehecka, n. 22 del mondo. Per continuare a sognare finché diventa realtà.

