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Monfils da Indian Wells: “La Francia non deve avere fretta. Anche l’Italia ha aspettato prima di Sinner”

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Indian Wells e Gael Monfils. Il francese, tra i giocatori più spettacolari e amati degli ultimi vent’anni nel circuito, di sicuro uno dei più iconici, si prepara a vivere l’ultimo tratto del suo percorso agonistico. In un lunghissimo tour d’addio, un po’ come fosse una rock star…e forse del tennis lo è.

In un’intervista concessa a L’Équipe ad Indian Wells, Monfils ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera, raccontando la fiducia degli inizi, il rapporto con il pubblico e lo sguardo già rivolto al futuro, lontano dai campi.

La fiducia degli inizi

Ripensando al passato, Monfils racconta che non c’è stato un momento preciso in cui ha realizzato di poter diventare davvero un professionista. Nemmeno risultati importanti come la semifinale al Roland Garros 2008 gli hanno dato quella sensazione definitiva. È divertente perché anche quando ho raggiunto la semifinale al Roland Garros nel 2008 mia madre non mi considerava davvero un buon giocatore di tennis“, racconta sorridendo a L’Équipe“Pensava che tutto potesse fermarsi all’improvviso, che potessi farmi male o che la carriera potesse finire da un giorno all’altro”.Dentro di sé, però, quella convinzione esisteva da molto tempo. “Quando avevo dieci o undici anni avevo molta fiducia in me stesso. Anche oggi ho quella fiducia, anche se sono d’accordo con mia madre: tutto può fermarsi in qualsiasi momento.Ma ho sempre creduto in me stesso, ed è forse per questo che le cose sono andate bene“.

L’ultimo giro davanti al pubblico: da Indian Wells a Parigi

Negli ultimi tornei della sua carriera, Indian Wells compreso, Monfils sta percependo con ancora più intensità l’affetto del pubblico. Un sostegno che lo accompagna da sempre e che rende questo momento ancora più speciale. Voglio semplicemente godermi tutto questo un’ultima volta“, spiega. Ogni cosa deve avere una fine e sono felice di poter sentire ancora tutto questo affetto. Voglio ringraziare i tifosi per essere stati con me fino alla fine“. Indian Wells sarà quindi una delle tappe più simboliche del suo addio al tennis. Il futuro, però, ha già contorni abbastanza definiti. “Il prossimo capitolo sarà nella finanza“, racconta. “Sarà qualcosa di completamente diverso dal tennis. Probabilmente resterò legato agli sportivi, ma non necessariamente ai tennisti. In ogni caso sarà nel mondo della finanza“.

L’epoca dei Big Three

Nella sua carriera Monfils, due volte ai quarti ad Indian Wells, ha attraversato una delle epoche più competitive della storia del tennis. Quella dominata da Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. Quando ero nel Tour c’erano tre leggende: Federer, Nadal e Djokovic“, spiega. “Dominavano il tennis e lasciavano davvero poco agli altri“. In mezzo a quel dominio, secondo Monfils, soltanto pochi giocatori sono riusciti a trovare spazio. Andy Murray, Stan Wawrinka, Marin Cilic e Juan Martin Del Potro. Io li considero delle leggende perché sono riusciti a vincere qualcosa in mezzo ai tre“. La sua immagine per descrivere quegli anni è molto chiara. «In un certo senso hanno preso le briciole lasciate dagli altri tre. Ma sono stati bravissimi a farsi trovare pronti e ad alzare il loro livello fino a sfiorare le leggende».

Il tennis oltre le nazioni

Nella parte finale dell’intervista dopo la vittoria all’esordio ad Indian Wells, Monfils riflette anche sul tema delle grandi nazioni tennistiche che per lunghi periodi non riescono a produrre vincitori Slam. Si parla spesso della Francia o degli Stati Uniti“, osserva, ma anche l’Italia ha dovuto aspettare molto tempo prima di vedere arrivare un giocatore come Jannik Sinner“. Per Monfils la spiegazione è semplice. Non è una questione di Paese, ma di individualità. Ogni nazione che ospita uno Slam sogna di vedere un proprio giocatore vincerlo. Succederà sempre, ma serve pazienza”.

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