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Indian Wells e l’annosa questione dei Masters 1000 da 12 giorni

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Mercoledì 4 marzo il BNP Paribas Open di Indian Wells darà il via ai rispettivi tabelloni principali con i primi match, nell’atto inaugurale del Sunshine Double. Come di consueto, si tratta del primo Masters 1000 del lungo calendario tennistico a livello ATP – mentre per il circuito WTA è il terzo appuntamento di categoria, dopo Doha e Dubai. 12 giorni di competizioni cui ne seguiranno altrettanti a Miami, praticamente senza soluzione di continuità.

Gaudenzi: “Prevedibile che i top player siano contro il format, ma i ricavi sono aumentati”

Ormai il format dilatato non è più una novità per giocatori e appassionati. Tuttavia, la consuetudine non consente ancora di fare pace con i Masters 1000 da 12 giorni. Le polemiche circa questa rivisitazione del formato, con tabelloni da 96 partecipanti invece che 56, fanno capolino con assidua frequenza. Soprattutto da parte dei top player.

Sapevo che il formato non sarebbe stato accolto con favore dai top player: devono arrivare qualche giorno prima e rimangono più a lungo, sono quelli più interessati dal cambiamento. Gli altri perdono prima, anche se arrivano ai quarti non cambia molto”. Così si è espresso Andrea Gaudenzi, rieletto presidente dell’ATP per un terzo mandato a inizio anno, a proposito delle rimostranze dei giocatori d’élite.

Per noi la fonte principale di ricavi è la biglietteria. Aumentare i giorni significa aumentare i ricavi. L’espansione consente più trasparenza finanziaria e vantaggio economico: nel 2024, solo per i Masters, abbiamo distribuito quasi 20 milioni tra i giocatori, contro i 6 dell’anno prima” ha spiegato il capo dell’ATP nella conferenza stampa alla fine delle ATP Finals.

Zverev e de Minaur guidano il partito degli scettici, più realista Fritz

Gaudenzi ha ragione quando sostiene che i top player siano i più restii ad accettare il cambiamento. Alexander Zverev e Alex de Minaur sono stati due dei più espliciti in merito. Hanno espresso senza mezzi termini la loro posizione, facendosi volti e portavoce dei “conservatori”, coloro che vorrebbero la restaurazione, un ritorno al prima.

“Per noi giocatori, all’inizio dell’anno ci sono Indian Wells e Miami. Sono stati i primi a durare 12 giorni. Passi un mese intero per giocare due tornei ha detto de Minaur, che ha illustrato come arrivare agli ottavi di finale nei due tornei del Sunshine Double comporterebbe, per le 32 teste di serie, giocare sei match in un mese. Una certa contraddizione tra il “si gioca troppo” e il “si gioca troppo poco”. Inoltre, scendere in campo ogni due giorni offre una giornata libera solo in potenza, mentre nell’atto si tratta solamente di un giorno di allenamento in più.
“Penso che se chiedi a qualsiasi giocatore, tutti preferirebbero tornei di una settimana, perché vai, giochi, e una volta finito, hai finito. Ti permette di staccare mentalmente.

Si mostra ancora più risoluto Zverev, che ha asserito come le settimane del Masters 1000 di Montecarlo e di Parigi ex Bercy siano le migliori del calendario.

“Penso che questo sia un tema su cui l’ATP deve davvero riflettere e trovare una soluzione” ha dichiarato Sascha nel podcast Nothing Major Show degli ex giocatori Querrey, Sock, Isner e Johnson.
Non ho parlato con un singolo giocatore a cui piacciano i Masters da due settimaneE credo che non piacciano nemmeno ai tifosi. Non piace loro dover aspettare due giorni per vedere di nuovo il loro giocatore preferito. Capisco che il tennis sia un business, ma non sono sicuro che questo modello stia funzionando molto bene in questo momento”.

Taylor Fritz, invece, ha offerto un altro punto di vista, più completo e razionale. Pur essendo consapevole che il giorno off spesso gli è stato utile per recuperare dagli acciacchi al ginocchio, auspica un ritorno all’unica settimana di gioco, purché equivalga a una contrazione del calendario tennistico.

“Mi piacerebbe che i Masters tornassero a essere concentrati in una sola settimana, per creare più settimane libere nel calendario per noi giocatori ha spiegato lo statunitense. “Ma se riduciamo le due settimane a una e poi aggiungiamo subito un altro torneo la settimana dopo, allora non vedo davvero il senso”.

Quali soluzioni possibili?

Quelli del calendario e della programmazione sono temi sempre attuali, cui è difficile trovare un punto di caduta che soddisfi ogni protagosta coinvolto.

La posizione dell’ATP privilegia logiche economiche. E, come ha chiarito Gaudenzi, il sensibile incremento dei ricavi ha comportato privilegi finanziari anche e soprattutto per i giocatori, con una distribuzione passata da 6 a 20 milioni.

I giocatori di vertice, invece, battono sulla lunghezza del calendario e sulla ormai saturazione. L’espansione ai 12 giorni dei Masters 1000 implica due settimane di coinvolgimento agonistico e i giorni liberi tra una partita e l’altra non sono equiparabili a una settimana senza competizioni.
Il Rulebook ATP prevede che per il 2026 i tornei validi per il computo del ranking siano 18, uno in meno rispetto al passato. Nello specifico a essere mandatory sono gli Slam, otto Masters 1000 – tutti a eccezione di Montecarlo, uno dei due da una settimana – e quattro ATP 500, di cui uno da disputarsi dopo lo US Open. Per il calcolo si tiene conto dei Major e dei 1000 obbligatori, oltre ai sei migliori risultati tra Montecarlo, United Cup, ATP 500, ATP 250 e, eventualmente, Challenger e ITF.

Gli impegni sono fitti e ravvicinati, con alcune finali infrasettimanali. Tuttavia, il rischio, come ha sottolineato Fritz, è che si venga a creare il dualismo tra meno tornei ma più lunghi e più competizioni ma più brevi, se non si interviene sull’obbligatorietà. Il direttore Scanagatta aveva provato a suggerire la concessione di due bye per le teste di serie per accontentare gli scontenti.

L’ultima considerazione è per i giocatori che inseguono in classifica, la cui posizione spesso è omessa. Tabelloni più numerosi consentono l’accesso diretto senza passare dalla roulette della qualificazioni a una platea più ampia, con conseguenti benefici economici – la famosa distribuzione maggiorata. Punti di vista che si intrecciano, tra realtà e contraddizioni.

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