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Sanchez Izquierdo: “Non auguro neanche al mio peggior nemico quello che ho passato. Lavorerò per evitare casi simili”

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Quando temi aberranti come la violenza, la fame di denaro e la criminalità si mescolano, intaccando una nobile disciplina come il tennis, allora sì, è una scottante sconfitta per l’universo sportivo. Sono spiacevolmente note le vicende accadute durante il Challenger 125 di Rosario, in Argentina, dove il tennista spagnolo Nikolas Sanchez Izquierdo è stato vittima di gravissime minacce telefoniche provenienti da scommettitori che hanno messo alle strette il ventiseienne nativo di Barcellona, intimidito dalle crudeli frasi pronunciate: “Se non perdi rapiremo un tuo familiare”. Il numero 274 del mondo avrebbe dovuto affrontare agli ottavi di finale l’argentino Valerio Aboian, vincitore di un match disputato a porte chiuse per la grave dinamica extra-campo vissuta da Sanchez Izquierdo. (Qui tutti i dettagli della vicenda).

“Ho ricevuto un messaggio un’ora e quaranta prima del match…”

A meno di una settimana di distanza dalla scandalosa telefonata, il tennista spagnolo è stato intervistato da Puntodebreak, che ha approfondito i vari aspetti dello sconcertante avvenimento, focalizzandosi anche sullo status mentale dell’iberico, scosso da quella terrificante chiamata che non si sarebbe mai aspettato di ricevere: “Ora sono più tranquillo – afferma Niko, rientrato rapidamente a casa dopo il match disputato a Rosario – vedendo come si risolve tutto, ma ormai lontano dallo spavento e dalla paura iniziale. Per fortuna, nulla di ciò che dicevano si è avverato, quindi sono tranquillo“.

I dettagli rivelati da Sanchez Izquierdo sono agghiaccianti, e le sue parole lasciano trasparire del terrore, più che giustificabile in virtù del peso delle minacce ricevute dagli scommettitori-criminali: “Alle 15:18, un’ora e quaranta minuti prima della partita, ho ricevuto un messaggio che mi chiedeva se fossi Nikolas, era un numero sconosciuto. Ho risposto di sì e, tre minuti dopo, mi hanno riscritto. Mi dicono che hanno localizzato la mia famiglia, mi scrivono i loro nomi completi, sia dei miei genitori che di mio fratello. Mi scrivono l’indirizzo di casa della mia famiglia in modo esplicito: via, portone, piano e porta. L’invito è a perdere in modo dissimulato la partita che sto per giocare, ma di non osare dire nulla, altrimenti la mia famiglia verrà rapita e io subirò gravi conseguenze“.

“Ciò che mi preoccupa è la mancanza di privacy”

Una situazione inedita per lo spagnolo, e non così frequente anche per gli organi tennistici, che si sono mossi immediatamente: Ho cercato prima di rintracciare i miei familiari, di riunirli a casa e di chiedere loro di non uscire a fare una passeggiata o cose simili. Senza alcuna esperienza in un caso del genere, abbiamo iniziato tutti a comportarci nel miglior modo possibile. La direttrice del torneo si è comportata in modo incredibile con me, garantendomi in ogni momento la massima sicurezza. Sono stati momenti di angoscia e di grande paura“. Quando sei un tennista professionista, in procinto di affrontare un match, e la tua vita – e quella dei tuoi cari – viene messa in pericolo a causa di un sadico gioco di un gruppo di scommettitori assetati di denaro, il concetto di “vittoria” o di tennis stesso sprofonda nella lista delle priorità.

“Per me questo passa in terzo piano. Ciò che mi preoccupa è la sicurezza, la mancanza di privacy, la paura di pensare… potrebbe esserci qualcuno nell’androne del mio palazzo? Mio fratello sta tornando dalla palestra, potrebbe esserci qualcuno che lo segue? La partita passa in quinto piano, non è una priorità, penso addirittura di non giocarla. In questo periodo tutti i giocatori ricevono messaggi orribili, alla fine permetti tutto quello che ti arriva, finché un giorno succede questo. La mia intenzione ora è quella di tracciare una linea di tolleranza zero, assumere un avvocato e spendere soldi in queste risorse, reagendo immediatamente al primo messaggio che va oltre un’opinione. Che quella persona paghi per quello che ha fatto, non vedo altra soluzione“.

“Ho pensato di non scendere in campo”

Eppure, il match tra Sanchez Izquierdo e Aboian si è comunque disputato, anche se a porte chiuse. “Ho pensato di non scendere in campo, avrei voluto essere a 15 minuti da casa e tornare dalla mia famiglia, ma ero a molti chilometri di distanza. Abbiamo cercato di ritardare il più possibile il programma affinché continuassero a studiare la situazione, ma non siamo riusciti a far annullare la partita. Il mio obiettivo quel giorno era vincere, ottenere punti e il premio in denaro, come in ogni torneo a cui partecipo. Se non fossi sceso in campo, avrei perso tutto questo, quindi alla fine, dopo averne discusso a lungo, non mi è rimasto altro che competere”.

“Non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico”

Un tragico evento che ha minato la serenità del tennista spagnolo, dentro e fuori dal campo. Il programma di Sanchez Izquierdo, per il mese di febbraio, prevedeva la permanenza di quest’ultima sulla terra rossa di Buenos Aires, o in alternativa, iscriversi al tabellone cadetto del 500 di Dallas. Ma dopo un lungo confronto col coach, il tennista, vittima di minacce in quel di Rosario, ha preferito tornare immediatamente dalla propria famiglia, in Spagna. “Quello che ho vissuto non lo auguro a nessun giocatore, nemmeno al mio peggior nemico – confessa Niko – Nessuno dovrebbe passare una cosa del genere, quindi lavorerò con chi mi sta vicino affinché, nel caso in cui si ripetesse un caso simile, il giocatore possa essere più protetto e il protocollo di intervento sia più chiaro. Che almeno questo caso serva ad evitare casi simili in futuro“.

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