Nei dintorni di Djokovic: da Benjamin a Ziga, in Slovenia è Seskomania
Fino a pochi giorni fa, se in Slovenia aveste pronunciato il cognome Sesko, il pensiero di tutti gli appassionati di sport sarebbe andato immediatamente a Benjamin, centravanti della nazionale di calcio e calciatore sloveno più “caro” della storia. A settembre, infatti, il suo trasferimento per 85 milioni di euro dal Lipsia al Manchester United aveva superato il record precedente, detenuto dallo stesso giocatore per il passaggio dal Salisburgo al Lipsia nel 2023 per “soli” 24 milioni. Ma dal primo febbraio, colui che a neanche 23 anni è già il quarto realizzatore di tutti i tempi con la maglia della nazionale (16 reti, a un passo dal terzo gradino del podio, dove c’è l’ex atalantino Ilicic) deve condividere la fama in patria con un altro Sesko: Ziga, che da quel giorno è diventato il primo tennista sloveno in campo maschile a conquistare uno Slam a livello juniores.
Una vittoria festeggiata in Slovenia con tutti i crismi del grande trionfo sportivo. Magari a qualcuno, ora che in Italia ci stiamo abituando ai trionfi di Sinner e soci, la cosa potrà strappare un sorriso: ma se riavvolgiamo il nastro dei ricordi e torniamo indietro di qualche anno, chi segue il tennis da tempo rammenterà che nel 2013 la vittoria di Quinzi nel torneo juniores di Wimbledon fu festeggiata con un’enfasi simile, con tanto di notizia nel TG nazionale in prima serata.
Al rientro in patria, il diciassettenne Ziga è stato di conseguenza accolto alla grande. Prima a Lubiana, nella sala panoramica al ventesimo piano del “Palazzo di Cristallo”, il grattacielo più alto del Paese situato nei pressi del Centro Commerciale BTC nelle immediate vicinanze della capitale. Il giorno dopo, nell’atmosfera meno formale ma molto più calorosa del palazzetto dello sport della sua città natale, Hrastnik. In prima fila, a fargli le congratulazioni e a dargli il bentornato a casa all’evento organizzato nella capitale (ma poi presenti anche a Hrastnik), il Ministro dell’Economia, del Turismo e dello Sport Matjaz Han e il presidente della Federtennis slovena Damjan Kralj. Ed è stato lo stesso ministro a parlare della curiosa coincidenza di cognome: “Il cognome Sesko è attualmente uno dei più conosciuti nello sport sloveno: sono felice che i giovani possano trarre esempio da voi. Incrociamo le dita anche per il futuro e un sincero grazie per tutto ciò che avete fatto per la Slovenia.”
Ad attenderlo a Lubiana c’erano anche i media locali, con l’obiettivo di conoscere meglio la grande promessa del tennis sloveno. Ad esempio, sapere se si aspettasse che la sua vittoria avrebbe avuto un’eco così grande a livello nazionale e di trovare una tale folla di giornalisti e fotografi. “Veramente proprio no. Ma è bello vedere così tante persone entusiaste”.
Logica conseguenza è stata chiedergli come stia affrontando questa improvvisa popolarità, come sono stati i giorni immediatamente successivi alla vittoria sull’americano Hance in finale. “È stato tutto molto intenso. Solo tre ore dopo la vittoria avevo già il volo da Melbourne e ho rischiato di fare tardi: dopo la cerimonia di premiazione c’erano gli impegni con i media e avevo anche il controllo antidoping… Poi 14 ore di volo fino a Dubai, da lì altre 6 ore fino a Zagabria, dove mi hanno fatto la sorpresa di venirmi a salutare gli amici di Hrastnik e del Tennis Club Litija (per il quale è tesserato in Slovenia, in Italia invece è tesserato con il TC Triestino, con il quale disputerà la serie B1 quest’anno, ndr). Poi sono stato intervistato alla TV slovena e adesso sono qui, già ben rodato. Sinceramente, non ho ancora avuto il tempo di metabolizzare il tutto”.
Dovrà ancora metabolizzare l’accaduto, ma a dire il vero, il giovanissimo Ziga è sembrato molto a suo agio davanti a telecamere e microfoni. “Mio padre e mia madre mi hanno sempre preparato a questo, sapevo che faceva parte del gioco. E se vinci, molto di più. Mi piacciono le interviste, mi piace parlare e non ho alcuna timidezza“.
Ovviamente vicino a lui faceva bella mostra il trofeo vinto in Australia, custodito gelosamente durante il viaggio. “Era nello zaino, avvolto nella plastica, l’ho tenuto sempre sott’occhio per evitare che “gli venissero le gambe” (modo di dire sloveno per intendere che controllava che non sparisse, ndr). In realtà non è quello che mi hanno consegnato in campo. Quello è molto più grande e pesante – dopo mezz’ora di foto facevo fatica perfino a tenerlo in mano – e riporta incisi i nomi di tutti i vincitori a partire dal 1920 circa; ora c’è anche il mio. Questo invece è più piccolo, ma per me ha un valore inestimabile“.
Si passa poi a qualche retroscena della trionfale cavalcata australiana. In primis su come ha gestito la fatica fisica, soprattutto considerato il famigerato caldo dell’estate australiana, e la crescente pressione man mano che avanza nel tabellone del torneo.
“A Melbourne ho trascorso in tutto nove giorni. Per fortuna ho avuto un giorno di riposo prima dei primi tre match. Ho dato molta importanza al recupero: ho fatto anche i bagni di ghiaccio. Per fortuna non ho avuto problemi di crampi, che in Australia sono molto frequenti. Dal punto di vista del gioco, sono cresciuto man mano che il torneo andava avanti: all’inizio mi sono affidato all’esperienza e mi ha salvato il servizio. Nei quarti contro Guto (il soprannome del brasiliano Luis Augusto Queiroz Miguel, suo compagno di doppio in Australia: si sono ritirati prima di disputare i quarti, il giorno prima della loro sfida, al termine dei rispettivi match degli ottavi di singolare, ndr) ho sofferto: c’erano più di 40 gradi, sentivo le gambe pesanti; quindi sono contento di averla chiusa in due set, perché non so se avrei retto fossimo andati al terzo. Il mio miglior tennis l’ho giocato in semifinale contro Tabata e negli ultimi due set della finale. Ho perso il primo, dove è stato evidente che Hance mi aveva studiato e aveva preparato bene la partita. Allora ho cambiato un po’ tattica, sono stato ancora più aggressivo e sono venuto a rete più spesso. Questo mi ha permesso di ribaltare la situazione. Vincere davanti a così tanta gente alla Rod Laver Arena è stato davvero speciale.“
E oltre alla pressione, a ogni vittoria saliva anche l’interesse da casa. Un trucco per evitare di farsi sopraffare dalla conseguente tensione è stato quello di non seguire i social. “Non volevo distrazioni e desideravo restare concentrato e rilassato. Avevo il telefono con me per sentire mio padre e gli allenatori, ma non ho aperto Instagram o altre app per tutta la settimana. Ho visto che ho ricevuto moltissimi messaggi e congratulazioni. Risponderò a tutti, uno per uno, ma ci vorrà tempo!”
Come tutti gli sportivi che si rispettino, anche Ziga è ricorso ad una scaramanzia in Australia. A tavola, per la precisione. “A colazione mangiavo sempre cereali, succo d’arancia, uova, un pezzo di banana bread e un piccolo croissant. A pranzo invece sempre pasta con il pesto, pollo, spinaci e zucchine. Ammetto che alla fine ero un po’ stufo di mangiare sempre le stesse cose: ma funzionava, perciò non ho cambiato nulla.”
Peraltro, la mensa del torneo è stata il posto in cui, oltre a mettere in atto la scaramanzia, ha avuto l’opportunità di incrociare i grandi del tennis. “Sì, soprattutto lì ho incontrato molte persone. Ho visto quasi ogni giorno Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Non ho incontrato Novak Djokovic, ma dopo la finale mi sono arrivati i complimenti da parte del suo team. A distanza si sono congratulati amici e altri giocatori e giocatrici; tramite Instagram anche Kaja Juvan e Veronika Erjavec (attualmente le due migliori giocatrici slovene, attorno alla 100esima posizione mondiale, ndr) e persino la presidente slovena Pirc Musar: per me è stata una cosa davvero speciale.”
E a proposito di congratulazioni, a Lubiana ha ricevuto di persona quelle delle due tenniste slovene vincitrici di uno Slam juniores in campo femminile: Mima Jausovec, che a livello giovanile si impose al Roland-Garros nel 1973 e a Wimbledon nel 1974, e Katarina Srebotnik, che si impose a Wimbledon nel 1998.
Due giocatrici per le quali quelle vittorie a livello juniores hanno rappresentato il primo capitolo di una grande carriera. Jausovec è la più grande tennista slovena di tutti i tempi: n. 6 del mondo, vincitrice del singolare del Roland-Garros nel 1977 e finalista nello stesso torneo nel 1978 e nel 1983, oltre che trionfatrice anche in doppio nel 1978, in coppia con la rumena Ruzici, e capace di raggiungere due semifinali e quattro quarti di finale complessivi negli altri tre Slam. Srebotnik è arrivata nella top 20 in singolare ma soprattutto si è imposta come grande specialista del doppio: diventando n. 1 WTA della specialità e conquistando sei Slam, uno nel doppio femminile (con altre quattro finali) e cinque in doppio misto (e altre sei finali).
Proprio le due campionesse sono un classico esempio che sta a dimostrare come la vittoria dello Slam a livello giovanile, per quanto importante, è solo una tappa verso il vero obiettivo: il tennis professionistico. Una tappa che, soprattutto se non prevista, può comportare una revisione dei propri programmi, nel breve e nel medio termine. Ziga di tutto ciò è perfettamente consapevole, nonostante la giovane età.
“Per adesso seguiremo il piano che ci siamo prefissati prima dell’Australia, cioè torno alla Rafa Nadal Academy a Maiorca dove svolgerò tre settimane di preparazione fisica, per migliorare condizione, resistenza e forza. Sicuramente poi giocherò i più importanti tornei juniores: l’anno scorso non ho giocato il Roland Garros, ho iniziato con Wimbledon, che è stato davvero speciale dato che sono arrivato ai quarti di finale. E amo giocare sull’erba. Entrambi questi Slam sono in programma quest’anno. Per quanto riguarda invece il circuito professionistico, non abbiamo ancora un piano definito. La vittoria a Melbourne mi garantisce otto wild card per i tornei Challenger e sicuramente giocherò anche alcuni Futures. Se si presenterà l’opportunità di giocare un torneo ATP, la accetterò volentieri. Come campione junior potrò disputare le qualificazioni degli Australian Open il prossimo anno: sarà il mio primo torneo del Grande Slam a livello pro. So bene che il passaggio al tennis professionistico è la cosa più difficile: la concorrenza è durissima e sono tantissimi i giocatori che vogliono emergere. Mi aspettano ancora tantissimo lavoro e apprendimento.
In realtà le prime soddisfazioni tra “i grandi”, a livello di circuito ITF, sono già arrivate: la finale in singolare nell’M15 di San Gregorio di Catania dello scorso novembre e due vittorie in doppio, in tornei della medesima categoria. Un ulteriore e diverso assaggio del tennis “pro” è arrivato nello scorso weekend, a Velenje, dove il neocampione juniores dell’Australian Open ha giocato per la seconda volta (aveva esordito a settembre, vincendo un match di singolare a risultato acquisito contro l’Uruguay) in Coppa Davis, in doppio, nel tie valido per i play-off del World Group I perso dalla Slovenia per 3-1 contro la Turchia. “È stata molto bella l’esperienza con la squadra a Velenje. Sin dalle categorie giovanili, per me la convocazione in nazionale è sempre stata un grande onore, quindi risponderò sempre all’invito del selezionatore a giocare per la Slovenia” le sue parole dopo la sconfitta per 7-6 6-3 in coppia con Filip Planinsek contro Yilmaz e Kirkin.
Si è poi accennato al suo percorso in questi anni e al suo team attuale. Seguito inizialmente da Nik Razborsek (prima che quest’ultimo si dedicasse esclusivamente a Kaja Juvan), per oltre un anno si è allenato presso il Piatti Tennis Center a Bordighera, prima di rientrare in patria e collaborare con l’ex top 50 e attuale capitano di Coppa Davis Grega Zemlja. Alla fine dello scorso anno un nuovo passo: l’Accademia di Nadal a Maiorca. La figura di riferimento è il padre Dejan, sebbene non abbia potuto seguirlo nella trasferta australiana, ma c’è anche un po’ di Italia nel suo team.
“No, mio padre questa volta non ha potuto esserci per impegni di lavoro, ma erano presenti mia madre e mio fratello. In Australia facevo parte di una squadra dell’ITF, con la quale abbiamo disputato un torneo di preparazione prima degli Australian Open. Il mio allenatore era Will Hann ed è stato un vero piacere lavorare e condividere con lui questa esperienza. Il mio agente, da oltre due anni, è l’italiano Ugo Colombini. Io devo allenarmi, giocare e restare con i piedi per terra; al resto ci pensa lui.”
Con la storia del tennis sloveno presente, da sapere se Sesko, oltre che a giocarlo bene, conosce la storia del suo sport. Di conseguenza non potevano mancare, ovviamente, le domande su chi sia stato il suo modello e su chi sia per lui il GOAT.
“Conosco abbastanza bene il tennis, sono innamorato di questo sport. Mi piace informarmi sulla storia del gioco, anche se a dire il vero non sapevo di essere il primo sloveno a vincere uno Slam juniores in campo maschile. Il mio modello? Nadal, soprattutto per il comportamento e l’energia in campo. Come gioco vorrei invece avvicinarmi il più possibile a Federer. Il mio agente dice che ho un dritto simile a quello di Juan Martín del Potro (di cui Colombini fu agente, ndr): un paragone che non è affatto male! Il mio obiettivo è migliorare al massimo la tecnica, imparando anche dagli altri. Per quanto riguarda il GOAT, sappiamo chi sono i tre mostri sacri del tennis. Per i risultati, non c’è dubbio che il titolo vada a Djokovic. Ma quelli che preferivo guardare erano Federer e Nadal.”
Il giorno dopo a Hrastnik, Ziga ha trovato tantissimi concittadini – e persino la banda comunale – ad accoglierlo al palazzetto dello sport. Qui, in seguito alle “indagini” svolte da parenti e amici, ha trovato risposta una domanda che tutti si stavano facendo in patria: pur essendo “vicini di casa” (uno è di Hrastnik, l’altro di Radece, a una quindicina di km di distanza) Ziga e Benjamin Sesko non sono parenti.
Anche se la sua città gli ha tributato tutti gli onori, Ziga dovrà farne di strada se vorrà diventare lo sportivo più importante del piccolo comune sloveno (meno di 10.000 abitanti), dato che da lì provengono due atleti di altissimo livello come Darko Jorgic, vicecampione europeo e nella top 20 mondiale nel tennistavolo, e Peter Kauzer, campione mondiale e medaglia d’argento olimpica nella canoa slalom. Non poteva perciò mancare la classica domanda al giovane campione se abbia provato anche quelle – e altre – discipline sportive prima di dedicarsi al tennis.
“Da bambino ho praticato molti sport. Per divertimento faccio un po’ di tutto: arrampicata, nuoto, ciclismo… e sì, anche tennistavolo e kayak. Anche quando non mi alleno, nei giorni liberi non riesco a stare fermo. Ho giocato anche a calcio, per due anni in contemporanea al tennis. Per un anno ho praticato il kayak, ero nello stesso club di Kauzer. È bellissimo avere due atleti di questo livello a Hrastnik e poter pensare di seguire le loro orme. Perciò sì, anche se non avessi giocato a tennis, sarei sicuramente uno sportivo. Senza sport non potrei vivere”.
Lo sport come ragione di vita, ma un ragazzo di diciassette anni deve comunque conciliare l’attività agonistica con gli impegni scolastici, dato che frequenta il terzo anno del liceo a Litija, cittadina a una trentina di km da Hrastnik. “Cerco di conciliare la scuola il meglio possibile. I professori mi vengono molto incontro e ringrazio anche i miei compagni di classe che mi mandano appunti e materiali.”
L’augurio, a questo punto, può essere uno solo: che in Slovenia la doppia Seskomania sia davvero solo all’inizio…

