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Australian Open: quella volta in cui Courier approfittò del caldo di Melbourne

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Heat Policy, protocolli di sicurezza, caldo estremo e crampi. Non si parla che di questo all’interno delle roventi mura di Melbourne Park. Dove, anche chi non gioca, soffre all’improvviso di qualche strana smorfia muscolare. Ne è l’esempio lampante Luciano Darderi, il quale, durante un’ospitata in una trasmissione sportiva locale, è stato assalito dai crampi in diretta TV.

Cavalcando l’onda del torrido caldo aussie, la storia del prestigiosissimo Slam oltreoceano ci riporta indietro di una trentina d’anni (e poco più), quando uno scaltro e furbo Jim Courier sguazzò sulla mancanza di norme che tutelassero i tennisti in caso di condizioni climatiche estreme. All’alba della stagione 1993, i numeri uno e due del mondo, Jim Courier e Stefan Edberg, si scontrarono per il titolo Major in una Melbourne bollente. “Mi sono svegliato la mattina della finale del 1993. All’epoca non c’erano regole. La temperatura avrebbe raggiunto i 39 °C e 65 °C sul campo per quanto riguarda la temperatura radiante – racconta lo statunitense al The Herald Sun Sapevo di avere un vantaggio fisico su Edberg, che si era allenato a Londra in inverno, mentre io ero stato a Palm Springs”.

Australian Open ’93: lo stratagemma di Courier

Il numero uno del mondo aveva lavorato in Off-Season sotto il cocente sole californiano, dunque, nonostante le proibitive condizioni per entrambi, Courier era certo di avere più chance di vittoria sul temibile svedese. Ma appena prima della finalissima, un inatteso ostacolo complicò i piani di Jim: “Il direttore del torneo di allora venne da me e mi disse: Chiuderemo il tetto’. Io risposi: ‘Buona fortuna, perché non avrete due giocatori sul campo, perché non è previsto dal regolamento’. In soldoni, il numero uno del mondo aveva appena messo alle strette il direttore del torneo, minacciando di non prender parte all’atto decisivo di uno Slam.

Quella finale si giocò in normali condizioni e non fu apportata alcuna modifica al tetto della Rod Laver Arena – in virtù dell’assenza di un protocollo che lo prevedesse nero su bianco – coronando così “lo stratagemma” di Courier che si laureò campione dell’Australian Open: “Ho vinto, ma ho anche sofferto – confessa – È stata una partita di quattro set, ma non è durata nemmeno tre ore. Entrambi avevamo i crampi mentre aspettavamo la consegna del trofeo perché i nostri corpi erano sotto shock. Ora apprezzo il torneo, considerando quanto il gioco sia più fisico oggi rispetto a allora. Penso che la regola sul calore sia sensata”

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