Australian Open, Djokovic: “Il vento quest’anno soffia più forte che mai”
Novak Djokovic è di casa all’Australian Open. Il 38enne serbo ha vinto 10 titoli dello Slam oceanico e con la vittoria in tre set su Francesco Maestrelli ha conquistato la 17esima qualificazione consecutiva al terzo turno in quel di Melbourne. “Mi è sembrato di giocare due tornei completamente diversi, uno di giorno e uno di notte”, ha affermato il numero 4 del mondo in conferenza stampa riferendosi ai suoi primi due match disputati: il primo in sessione serale, il secondo in quella diurna. “Secondo me il vento quest’anno soffia più forte che mai da quando gioco qui in Australia. Ovviamente bisogna adattarsi a questo e anche a un avversario diverso, con un servizio potente. Nel complesso, però, sono soddisfatto di come mi muovo e di come colpisco la palla. Non vedo l’ora che arrivi la prossima partita (contro Botic Van de Zandschulp, ndr)”, ha continuato Nole, del quale riportiamo di seguito alcune delle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti dopo l’ultimo successo.
D: Stai giocando in modo molto aggressivo; il servizio è davvero potente. Quanto sei consapevole dei cambiamenti che stai apportando e qual è la motivazione che ti spinge a comportarti così?
Novak Djokovic: “Cerco sempre di lavorare con uno scopo preciso. A fine stagione ho avuto una pausa più lunga. Quando ho più tempo cerco di analizzare il mio gioco e i diversi elementi che posso davvero migliorare. Altrimenti, che senso avrebbe? Che senso ha competere e mettersi in gioco senza cercare davvero di essere migliori rispetto alla stagione precedente? Questo è il tipo di mentalità che cerco di coltivare. Mi ha permesso di giocare ai massimi livelli a questa età. Sono contento che il lavoro che ho fatto nella pausa stia dando i suoi frutti. È l’inizio del torneo. Ovviamente non ho giocato nessun torneo di preparazione. Sono davvero felice di riuscire a giocare in questo modo, considerando che non ho giocato partite per più di due mesi. Finora è stato tutto positivo, ci sono buoni segnali. Devo continuare così”.
D: A questo punto della tua carriera, a cosa serve un allenatore a un giocatore che ha vinto 24 Slam? Cosa pensi di poter ancora imparare sul tennis?
Novak Djokovic: “Penso che sia sempre necessario avere almeno un paio di occhi esterni a lato del campo. Se non due paia o tre paia che conoscono il tennis, che hanno competenze diverse e che hanno diversi punti di vista sul tuo gioco e su quello del tuo avversario. Ovviamente io conosco molto bene il tennis. Molto spesso, soprattutto nelle settimane così competitive, quando si è sotto stress, le emozioni non sono sotto controllo come lo sono normalmente. Quindi, bisogna gestire molto più del semplice tennis e di come si colpisce il dritto”.
“Credo che l’allenamento contribuisca non solo all’osservazione da bordo campo di come ti muovi, di come giochi, degli aspetti tecnici, di quelli biomeccanici… ma anche di come ti senti e di come ci si possa far aiutare a gestire le emozioni giorno per giorno. È un aspetto che va oltre il tennis e l’esecuzione dei colpi. Essendo un atleta che gioca individualmente, ci sono più dinamiche che entrano in gioco. Non c’è nessuno che possa sostituirti se hai una giornata no. Devi gestire tutte le emozioni e tutte le cose che ti stanno succedendo in una certa giornata in cui forse non ti senti necessariamente al meglio, ma devi comunque trovare un modo. Penso che lo staff tecnico, la squadra di fisioterapisti e il team di preparatori atletici siano lì per fornirti il supporto necessario per eccellere nelle tue prestazioni e anche per trovare soluzioni durante la partita, quando sei sopraffatto da ciò che sta accadendo e a volte non riesci a pensare con lucidità”.
D: Vieni qui a Melbourne da più di 20 anni. Cosa ne pensi dell’evoluzione di questo posto, dell’atmosfera del torneo? Si battono continuamente record nel tennis, ma dall’altra parte ci sono lamentele perché l’impianto è troppo affollato ed è difficile accedere ai campi. Forse è diventato tutto più commerciale?
Novak Djokovic: “Avere troppa folla in questo o in qualsiasi altro torneo di tennis è un ottimo problema da avere (sorride, ndr). Penso che ci siano problemi molto peggiori da affrontare. Credo che ogni torneo desideri registrare un’affluenza e un numero di biglietti venduti da record. È quello che ho sentito dire quest’anno e negli ultimi due anni per la maggior parte degli Slam e dei tornei. È un buon segno. Ovviamente vogliamo più attenzione, più persone che vengono a vedere il tennis dal vivo, che lo seguono, che lo guardano in diretta streaming… Non conosco le possibilità di un ulteriore ampliamento delle strutture, non ho familiarità con questa dinamica. Ma mi piace ciò che ho visto riguardo all’evoluzione di questo torneo”.
“Mi piace quando un evento ha la mentalità di volersi sempre migliorare in termini di strutture, fornendo condizioni migliori ai giocatori per allenarsi, giocare e recuperare. […]. Penso che l’Australian Open sia sempre stato uno dei migliori in questo. Non vedo alcun aspetto negativo. Ora si tratta di trovare un equilibrio e di gestire il numero di persone che entrano nella struttura. […]. Ovviamente nei primi turni il programma è molto fitto. Non è facile gestire il tutto. Ripeto, è un bel problema da avere a essere onesti (sorride, ndr). Immaginiamo se ci fosse poca gente o se le tribune fossero vuote. Quello sarebbe un problema più grande”.

