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Musetti: “Così ho gestito una partita che poteva complicarsi in tanti modi”

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Certe partite non si preparano soltanto con lo schema giusto o con una buona sessione di allenamento. Certe partite si portano dietro un peso diverso, fatto di amicizia, ricordi condivisi, successi vissuti insieme. Ecco, questo forse poteva essere il pericolo più grande prima del match: Lorenzo Musetti lo sapeva bene quando, all’indomani del primo turno, ha visto che le sue strade e quelle di Lorenzo Sonego, uno dei suoi migliori amici nel circuito, compagno di doppio e di tante tappe di viaggio, si sarebbero incontrate al secondo turno del primo Slam dell’anno.

E forse anche per questo la vittoria per 6-3 6-3 6-4 all’Australian Open vale qualcosa in più di un semplice pass per la terza settimana. “Non è facile separare queste cose dal campo”, ha ammesso Musetti a fine match. “Con Lorenzo abbiamo vinto un titolo insieme, condiviso momenti bellissimi. Preparare e giocare una partita così non è semplice, né dal punto di vista mentale né emotivo.” Dentro quella complessità, però, il carrarino ha trovato lucidità, solidità e continuità, qualità che raramente gli si erano viste con questa chiarezza a Melbourne.

Aggressività e gestione: la crescita rispetto all’esordio

La sensazione, fin dai primi game, è stata quella di un Musetti più pesante, più convinto nelle scelte e soprattutto più aggressivo rispetto alla prima partita.
“La differenza principale rispetto all’esordio è stata proprio questa”, ha spiegato. “Oggi ero aggressivo, consistente fino alla fine, anche fisicamente mi sentivo più a mio agio.”
Una crescita evidente, soprattutto nei momenti chiave, come dimostra la gestione dei punti importanti e la capacità di non concedere spiragli quando il match poteva prendere una piega diversa.
Nel terzo set, l’unico vero passaggio a vuoto: “All’inizio ho perso un po’ di intensità e lui ne ha approfittato, ma sono riuscito a rientrare subito e a ritrovare il ritmo giusto”. Un momento che Musetti individua come la svolta dell’incontro, segnale di una maturità sempre più marcata.

L’amicizia, le assenze nello staff e la fiducia ritrovata a Melbourne

Di fronte, un Sonego aggressivo, intraprendente, spesso proiettato in avanti. “È arrivato tantissimo a rete, ha servito e volato molto bene. Anche quando cercavo di tenerlo basso, trovava sempre una buona soluzione”, ha sottolineato Musetti, riconoscendo il valore di un match di livello. Ma la soddisfazione più grande va oltre il punteggio: “La cosa che mi rende più orgoglioso è la gestione delle difficoltà, affrontare la partita con questo atteggiamento dall’inizio alla fine”.

Il tutto in una settimana complicata anche fuori dal campo, segnata dalle assenze di Simone Tartarini e del preparatore Damiano Morucci“Il tennis è uno sport bellissimo, ma non bisogna dimenticare l’aspetto umano. Nell’angolo ero solo con Jose (Perlas n.d.c.) e ci siamo trovati bene insieme da soli. Questa situazione mi ha responsabilizzato di più”, ha raccontato Musetti, dedicando loro la vittoria. E poi c’è Melbourne, storicamente avara con lui: “Qui non sono mai andato in seconda settimana, ma ora sento che le condizioni si adattano di più al mio gioco. Questo mi dà fiducia.”
Una fiducia costruita punto dopo punto, con la consapevolezza di chi sa di avere tra le mani l’onore e l’onere di essere numero 5 del mondoMatch che vanno vinti.

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