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Australian Open, Musetti: “3 è il numero perfetto e chi mi precede ha molti punti da difendere”

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Quasi un decennio dopo il trionfo nel torneo junior di Melbourne, Lorenzo Musetti torna all’Australian Open – dove nel primo turno affronterà il tennista belga Raphael Collignon – con un bagaglio di esperienza e consapevolezza che pochi coetanei possono vantare. Tornare qui mi fa sempre ricordare da dove sono partito, quanta strada ho fatto racconta il numero 5 del mondo a La Gazzetta Dello Sport. A volte preferisco quasi non guardarmi indietro per paura di sentirmi appagato e accontentarmi. Ovviamente ricordo bene quando nel 2019 vinsi il trofeo junior: C’è ancora la mia foto. Quando la guardo vedo gli occhi di un ragazzo che aveva il sogno e l’obiettivo di fare questo mestiere, di vivere di tennis, di questo bellissimo sport. Adesso che ci sono riuscito fa emozionare pensare a tutto questo percorso che sono riuscito a realizzare, ma non voglio sedermi sugli allori.

Il numero 3 come obiettivo: Meglio restare sul presente

Il pensiero corre subito ai grandi obiettivi che lo attendono. Il numero 3 è il numero perfetto e fa tanta gola — ammette —. Lo so anche io che nei primi mesi ho pochi punti da difendere, mentre chi mi precede (Zverev e Djokovic, ndr) ne ha molti, specialmente in questo torneo. Però non voglio pensarci troppo, meglio restare sul presente, partita su partita già a partire dal prossimo match con Collignon che non ho mai affrontato. Un primo turno Slam è sempre una partita difficile da interpretare”.

Gli Slam? Mi piace molto, da sempre, affrontare queste sfide

Quando si parla di Slam, del resto, Musetti mostra entusiasmo: “Devo dire che mi piace molto, da sempre, affrontare queste sfide. Il format degli Slam per il mio carattere è quasi meglio: mi dà tempo di capire, di mettere ordine e cercare di esprimere al meglio le mie qualità tecniche e di tenuta fisica. Quindi sì, a me piace giocare tre set su cinque. Poi quando vinci una partita in questi tornei è davvero speciale, ti dà una soddisfazione che raramente si prova in altri tornei. Wimbledon, ad esempio, è stato un sogno: non avrei mai pensato che avrei giocato lì la mia prima semifinale in uno Slam”.

Focus sul veloce

Guardando al futuro e alla superficie veloce, Musetti non nasconde la sua ambizione: “Sarà importante crescere ancora di più su una superficie come il veloce, che ci impegna tre quarti della stagione, a partire proprio da qui. Quello che ha fatto la differenza lo scorso anno è aver giocato meglio sul veloce ed essere migliorato specialmente al servizio e nei colpi di inizio gioco. Stiamo cercando di valorizzare queste parti del mio tennis e credo che la direzione sia giusta. Sono contento, e curioso di vedere come andrà”.

Nuova spinta dal team: l’arrivo di José Perlas

L’arrivo di José Perlas nel team, accanto a Simone Tartarini, ha dato nuova spinta al percorso di crescita. “Sta andando molto bene, devo dire la verità — conferma — È da inizio dicembre che abbiamo iniziato a lavorare insieme e già Hong Kong, con la finale in singolare e in doppio, è stato un bel punto di partenza. Volevamo fare la ‘doppietta’ ma non ci siamo riusciti purtroppo. Quando abbiamo vinto il doppio, Sonny (Lorenzo Sonego, ndr), scherzando, mi ha detto a fine partita: ‘Ti ho sbloccato io’ quindi adesso non avrai più problemi… Scherzi a parte, il fatto di essere arrivato già rodato qua in Australia è fondamentale. Quindi sono molto contento e anche le mie sensazioni in questi giorni sono state positive”.

Condizione fisica e motivazione: Sto giocando a pieno ritmo, nessuno spavento

Sulle condizioni fisiche e lo stato di forma non c’è alcuna preoccupazione: “Sto bene. Dopo il finale molto intenso della scorsa stagione ho avuto modo di riposarmi e di lavorare bene per arrivare pronto. Sto giocando a pieno ritmo, nessuno spavento. C’è tanto da fare, anche perché il numero 5 lo vedo come un trampolino per fare un bel salto.

Consigli al giovane Musetti del 2019

E se il Musetti attuale potesse parlare al ragazzo che era nel 2019? “Quando ho iniziato a fare risultati nel circuito, non ero ancora pronto a stare sotto i riflettori, ad avere tutte quelle attenzioni su di me — conclude Lorenzo — Al ragazzo della foto penso che direi di non dare troppo retta a quello che sente dire, ai commenti su di sé perché non sempre corrispondono alla realtà.

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