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Challenger: la prima vittoria italiana è di Franco Agamenone

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Sul campo centrale del Racket Club di Buenos Aires, bellissimo circolo con una leziosa club house in stile tedesco, il match di finale (Challenger 50, terra battuta) di Franco Agamenone contro Andrea Collarini (n.233 ATP), che si sarebbe ben presto trasformato in una sorta di Odissea, non era certo iniziato nel migliore dei modi.

Infatti nel quarto game del set di apertura una sua palla corta andava a morire in rete, perdendo così un servizio che non sarebbe più riuscito a recuperare. In archivio il primo set col punteggio di 6-3, le cose non sembravano certo migliorare nel secondo parziale quando Franco perdeva il servizio nel terzo game (secondo e fortunatamente ultimo break), con l’aggravante di un problema muscolare alla coscia sinistra che richiedeva l’intervento del fisioterapista mentre Collarini conduceva tranquillamente 4-3 e servizio. Partita finita?

Avrebbe potuto pensarlo solo chi non conoscesse la garra straordinaria di Agamenone che non è certo uno abituato alla resa. Ne sanno qualcosa un paio suoi avversari che in passato, su scambi apparentemente finiti, avevano commesso la leggerezza di voltargli le spalle per farsi poi sorprendere dalla pallina che miracolosamente tornava nel loro campo. Così, rimesso a nuovo dal lungo trattamento, Franco tornava in campo e operava subito il contro-break su un diritto dell’avversario che finiva largo di pochissimo. Nel gioco successivo Collarini non sfruttava una chance di riportarsi avanti e l’azzurro, con un nuovo break, portava a casa 6-4 il secondo set. Ma i problemi fisici per Agamenone non erano finiti, richiedendo un nuovo intervento del fisio. Lunga pausa, comprensiva di un toilet-break per entrambi e finalmente si tornava in campo per il set decisivo.

Set che iniziava molto bene per l’azzurro che nel secondo gioco strappava il servizio a Collarini e si portava avanti 3-0. Salvo richiedere un nuovo intervento medico, questa volta per problemi alla gamba destra: una vera agonia con l’avversario che, giustamente, cominciava a spazientirsi, nonostante l’amicizia che lega i due giocatori e l’evidente buonafede di Agamenone. Nel settimo gioco Collarini si gioca le sue residue possibilità procurandosi una palla break ma la sua risposta fiacca e in rete, su una seconda di servizio, non è certo sufficiente a nutrire ambizioni. Si chiude così 3-6 6-4 6-2, dopo l’ennesimo break di Agamenone (il quarto) e quasi tre ore di gioco, la più incredibile delle partite.

Per il tennista italo-argentino, che succede nell’albo d’oro a Ramon Andres Burruchaga, è il sesto titolo in carriera, chiara dimostrazione di come il giocatore, dopo due anni piuttosto complicati, non accetti l’idea che la sua carriera sia entrata in una fase declinante ma lascia addirittura suggerire come il meglio debba ancora venire. Intanto in classifica risale al n.279 ATP e ai suoi occhi il best ranking (n.108 raggiunto nell’agosto 2022) non deve sembrare nemmeno tanto lontano.

Nel frattempo, cercherà di battere il ferro finché è caldo al Challenger 75 di Itajai (Brasile, terra battuta) che lo vedrà esordire contro il peruviano Juan Pablo Varillas che non sta certo vivendo il miglior momento della propria carriera ed è sceso in classifica fino al n.244, ma non bisogna dimenticare che un paio d’anni fa era stato in grado di arrivare al n.60 ATP.

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