E’ scomparso a 80 anni Guillermo Salatino, il giornalista di tennis più noto d’Argentina. Il ricordo di Ubaldo Scanagatta
Con Guillermo Salatino, scomparso ieri a 80 anni, scompare anche la voce giornalistica più nota ed accreditata del panorama giornalistico argentino.
E un grande amico mio. Ci siamo trovati insieme a più di 160 tornei dello Slam. A lungo, lui che aveva 4 anni più di me, era in testa nel numero degli Slam “coperti” con il sottoscritto che lo seguiva da vicino. Solo per aver rallentato un po’ le sue trasferte negli ultimi anni, sono riuscito a superarlo in questa nostra competizione di nessun valore, tranne che per sottolineare l’anzianità galoppante.
Guillermo Salatino – che gli amici chiamavano “Salata” – ha raccontato in articoli e in interventi radio televisivi le gesta di Guillermo Vilas (di cui era grandissimo amico perché lo aveva visto nascere tennista e conosceva il padre e i primi maestri) e Jose Luis Clerc dall’inizio degli anni Settanta e poi di Gabriela Sabatini –(di cui era quasi…innamorato, come del resto tutti i giornalisti argentini) e di tutti i tennisti argentini di maggior successo. Sapeva ogni cosa, di Coria, Gaudio, Jaite, Monaco, Puerta, Chela, Nalbandian e di tutti quelli che qui non sto a citare. Non c’era Coppa Davis cui lui mancasse. Dovunque la si giocasse.
Guillermo ha lavorato a lungo per ESPN Sud America e per più di una radio, ha scritto libri, e con lui amavano confrontarsi anche tutti i più grandi calciatori argentini, da Maradona a Batistuta.
Giocava anche piuttosto bene a tennis. Tant’è che ci trovammo anche a giocare, uno contro l’altro, una finale del torneo giornalisti al Country Club di Montecarlo. Primo premio un viaggio in Botswana, secondo premio un orologio Ebel. Un long set a 9.
Partita incredibile davanti a un bel numero di colleghi e spettatori: 3-0 per lui e io che al cambio campo mi raccomandavo: “Guillermo ricordati di mandarmi una cartolina dal Botswana!“. Poi avanti io 4-3 ed era lui a ricambiare la stessa frase scherzosa: “Mandamela tu Ubaldo”. Per farla breve, dopo che lui ebbe diversi matchpoint (almeno 3) vinsi io. E non andai mai in Botswana perché l’agenzia di viaggi di Montecarlo che aveva messo in palio quel premio fallì! L’anno successivo il Country Club mi fece avere lo stesso orologio che aveva portato a casa Guillermo.
Ma non vi ho detto chi era stato l’arbitro. Nientemeno che…Gabriela Sabatini, dolcissima ragazzina dai capelli corvini di quasi 14 anni che avrebbe compiuto pochi giorni dopo, il 16 maggio di quell’anno, per – guarda buffo – Sant’Ubaldo.
Ma come mai era successo che lei arbitrasse la nostra finale? L’anno prima da Buenos Aires Guillermo mi aveva chiamato per chiedermi un favore: “Puoi chiamare il direttore del torneo junior di Santa Croce sull’Arno per chiedere se può dare una wild card a una ragazzina argentina, Gabriela Sabatini, che ti assicuro è un vero fenomeno. Gioca in modo spettacolare, diventerà certamente fortissima”.
Io avevo chiamato il presidente del Tennis Santa Croce che conoscevo bene, Mauro Sabatini. Un appassionatissimo mecenate del torneo e la risposta fu scherzosa e prontissima: “Ma caro Ubaldo, se anche non ti conoscessi…mi raccomandi una che si chiama Sabatini come me, potrebbe essere una mia parente, e ti pare che non le dia una wild card??“.
Memorabile. Beh, Gabriela venne tredicenne in Toscana e dominò il torneo under 18. Mi pare che vinse quell’anno anche lo junior del Roland Garros. Due anni dopo, dopo aver aver arbitrato la nostra finale raggiunse le semifinali del Roland Garros. Ma nel torneo delle adulte, più giovane semifinalista di sempre allora.
Con Guillermo Salatino ci eravamo visti a Bologna due mesi fa, in occasione della Coppa Davis vinta dall’Italia di Cobolli e Berrettini. Stavamo nello stesso hotel vicino alla Fiera, abbiamo fatto quasi tutte le mattine colazioni insieme. Aveva sofferto di un problema al cuore. Camminava più piano di una volta, aveva messo su qualche chilo, ma mi sembrava che stesse piuttosto bene. Di sicuro il suo umore non ne aveva risentito, né la sua competenza, la sua schiettezza. Sapeva quali erano i colleghi che meritavano stima e quelli che ne meritavano meno, fra gli argentini e fra gli altri.
Francesca Paoletti, dell’ufficio stampa FITP, si era premurata di procurargli un’auto dell’organizzazione per andarlo a prendere e riportare perché dall’hotel allo stadio il cammino era piuttosto impervio. E Francesca sapeva chi fosse Guillermo, la sua bravura, la sua umanità. Io oggi piango – dopo che nei giorni scorsi ci ha lasciato anche una delle più brillanti penne inglesi, John Roberts, per anni prima firma dell’Independent, una sorta di Gianni Clerici britannico – un grande amico. Lo piango con le lacrime e con il cuore. Che la terra gli sia lieve.

