WTA Adelaide: 4° titolo in carriera per Andreeva, sconfitta Mboko nella finale tra teenagers
[3] M. Andreeva b. [8] V. Mboko 6-3 6-1
La finale di Adelaide tra le uniche due adolescenti della top 20 WTA si è conclusa con una vittoria netta. In un’ora e quattro minuti, Mirra Andreeva ha battuto Victoria Mboko con il punteggio di 6-3 6-1, vincendo dodici degli ultimi tredici game e conquistando il suo primo titolo WTA 500.
Non sembrava però che dovesse andare così. Nel primo set, la tennista russa si era ritrovata sotto 3-0 e Mboko sembrava determinata a sfruttare lo slancio della vittoria in semifinale contro Kimberly Birrell, surclassata in meno di un’ora col punteggio di 6-2 6-1. E invece Andreeva si riprende e vince nove game di fila in modo perentorio.
Sul 5-3 del primo parziale, la tennista canadese riesce a opporre resistenza salvando due palle break, ma alla terza deve cedere il set alla sua avversaria. Il secondo set scorre ancora più implacabile in direzione della tennista russa, anche perché le condizioni fisiche di Mboko non sono le migliori. Sul 3-0, la canadese chiede un MTO per farsi misurare la pressione, dopodiché vince l’unico game del set riuscendo a mantenere il servizio. Il momento di ripresa, però, dura poco, e Andreeva chiude il parziale e la partita tre game più tardi al primo match point disponibile.
È stata una settimana eccellente per la tennista russa, che con la finale riporta la sua quarta vittoria consecutiva in due set. Ad Adelaide, la sua partita più lunga è stata la semifinale contro Diana Shnaider, durata un’ora e ventiquattro minuti. I punteggi riflettono la capacità di Andreeva di strappare il servizio alle avversarie – 21 break in totale, in soli 63 game – e la sua incisività nei suoi game di battuta, con circa il 71 % di punti fatti sulla prima palla. La finale con Mboko ha confermato questi dati, con cinque break in favore di Andreeva e il 75 % di punti vinti sulla prima di servizio. La russa ha anche chiuso la partita con solo 11 errori non forzati, contro 15 vincenti, e dimostrando una consistenza impressionante sia col dritto che col rovescio.
Al termine della partita, la tennista russa spiega come ha reagito di fronte al calo di forma dell’avversaria: “Ha iniziato molto bene, colpendo la palla con grande solidità e realizzando molti punti vincenti. Poi ho avuto la sensazione che la sua intensità fosse leggermente calata. Continuava comunque a realizzare alcuni colpi incredibili. Mi sono detta di non prestare attenzione a questo, di rimanere concentrata, di fare il mio gioco e di cercare di costruire il mio gioco semplicemente facendola correre. Poi di trovare un’opzione per mettere un punto vincente in campo e chiudere lo scambio. Quindi, sì, dopo quello ho visto che correva sempre meno. Stava faticando un po’. Poi ovviamente ha chiamato i fisioterapisti. A quel punto era chiaro che non si sentiva al cento per cento. Dopo quello mi sono detta di non pensarci, di concentrarmi su quello che facevo fino all’ultimo punto, e basta”.
E scherza sulla scritta “Voglio ringraziare me stessa” che ha stampato sulla felpa: “È iniziato tutto quando ho pronunciato quella frase per la prima volta, quando ho vinto il mio primo torneo in Romania, il WTA 250 di Iasi. Da allora, ogni volta che vinco e devo fare un discorso, ringrazio sempre me stessa. Ma non è una mia idea, l’ho visto dire a Snoop Dogg in un’intervista quando ha detto: ‘Voglio ringraziare me stesso’. Alle persone piace, l’ho detta a Dubai e a Indian Wells. Da allora la inserisco sempre nel mio discorso”.
La vittoria di Adelaide fa salire Andreeva al n. 7 del ranking WTA, superando Jasmine Paolini. Nonostante la sua prima finale persa in carriera, Mboko farà il suo debutto lunedì 19 all’Australian Open con il suo miglior ranking finora, arrivando al n. 16 della classifica. La tennista canadese si scontrerà al primo turno contro un’altra adolescente, l’australiana Emerson Jones. Anche Andreeva inizierà lunedì il suo Australian Open contro Donna Vekic. Per lei si tratta del terzo Happy Slam, dove finora si è sempre fermata al quarto turno.
(di Silvia Frigeni)

