Da quando esiste il super tie-break a 10? La storia del ‘jeu decisif’
Tra un cambio di regolamento e l’altro, soprattutto se si considera anche la “trance” agonistica, ci si può confondere. È quanto successo a Sebastian Ofner nel secondo turno di qualificazione all’Australian Open 2026 giocato contro Nishesh Basavareddy. L’austriaco credeva di aver chiuso l’incontro dopo aver vinto un punto quando il risultato era di 6-1 nel tie-break decisivo nel terzo set. Peccato che per staccare il pass verso il turno decisivo sarebbe dovuto arrivare a 10: il calo di tensione ha favorito l’americano, il quale lo ha rimontato, trionfando per 4-6 6-4 7-6(11). Perché Ofner si è confuso? Facciamo chiarezza.
LA STORIA DEL TIE-BREAK
Il regolamento che fa riferimento alla conclusione di un match Slam è da sempre un tema di discussione, soprattutto da quando si è iniziato a parlare di partite più appetibili per il pubblico (e di conseguenza meno lunghe) così come di salvaguardia della condizione atletica dei giocatori. Fino a pochi anni fa, in ogni Major c’era infatti una regola diversa: Australian Open, Wimbledon e Roland Garros prevedevano che il gioco continuasse a oltranza anche dopo il 6-6 del quinto set. Diverso il caso dello US Open: negli Stati Uniti venne inserito nel 1970 un tie-break con la vittoria che sarebbe andata al primo giocatore in grado di raggiungere i 5 punti e killer point sul 4-4. Poi, 6 anni dopo, si giunse al ‘jeu decisif’ a 7 punti.
LA MINI-RIVOLUZIONE DEL 2019
7 anni fa arrivò il primo grande cambiamento. L’Australian Open fu il primo Slam a introdurre il tie-break a 10 sul 6-6 del quinto set mentre Wimbledon scelse una via intermedia con un tie-break da disputarsi in caso di 12-12 nel set decisivo. La finale dei Championships tra Novak Djokovic e Roger Federer di quell’anno è l’unica partita che vide la regola concretizzarsi, con il serbo che vinse per 7–6(5), 1–6, 7–6(4), 4–6, 13–12(3) in quello che è ancora oggi l’ultimo atto più lungo della storia del torneo (4 ore e 57 minuti). Al Roland Garros e allo US Open la regola non cambiò: a Parigi si procedeva a oltranza, mentre a Flushing Meadows si giocava un tie-break a 7 sul 6-6 del quinto.
UNA SCELTA DI COERENZA
Nel 2022 la svolta epocale. Dopo le richieste di coerenza da parte dei giocatori. Il Grand Slam Board ha approvato un nuovo regolamento che prevede il tie-break quando il match giunge sul 6-6 al quinto set per gli uomini o al terzo set per le donne e per i match di qualificazione. Addio partite infinite, con il pubblico diviso a metà tra chi ama il vecchio metodo (e lo storico Isner-Mahut del 2010 finito per 70-68 dopo tre giorni fa ancora scuola) e chi preferisce il nuovo, più sbrigativo, metodo. La stragrande maggioranza dei giocatori ringrazia ma intanto, tra un cambiamento e l’altro, c’è chi fa ancora confusione.
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