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Australian Open, il cammino di Sinner: da Fonseca alla semifinale con Djokovic o Musetti

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L’urticante monotonia dell’off-season è definitivamente cessata con lo sbarco del circuito presso il continente australiano, che ospita – come da tradizione – la fase embrionale di ogni stagione tennistica. Tra esibizioni e tornei preparatori, ci si incammina repentinamente verso Melbourne, dove prende vita uno dei Major più coloriti e imprevedibili dell’anno, non a caso denominato “Happy Slam”. L’Australian Open, di cui Jannik Sinner è campione in carica, ha dato vita a match memorabili negli ultimi anni, e non parliamo soltanto di scontri tra titani di questo sport.

Il primo Major dell’anno detiene una magia particolare, che altri Slam non posseggono. Sarà per lo sfegatato tifo aussie, o magari per l’impazzare dell’estate, che rilascia una buona dose di serotonina, migliorando di gran lunga l’umore. E poi, l’inizio della stagione somiglia un po’ al primo giorno di scuola dopo mesi lontani dai banchi, no? I tennisti tornano a mettersi alla prova, a sfidarsi, a seguito di settimane fatte di prove e aggiustamenti, a caccia dell’anno perfetto che possa cambiare la propria carriera.

Sinner e Australian Open: sognando il tris

Questo ‘switch’ è già avvenuto da un po’ di tempo in Jannik Sinner, che atterra nella splendida Melbourne da campione dell’Australian Open in carica, e col mirino puntato su un tris che fa gola. Nel 2024, il Major Down Under permise all’azzurro di entrare nella stretta cerchia dei vincitori Slam, e col tempo ci fece l’abitudine, conquistandone altri tre tra Flushing Meadows e Wimbledon. Se il suo primo Major è arrivato con una fatica immane, seguendo una trama quasi cinematografica nell’atto decisivo contro Daniil Medvedev – sconfitto in cinque estenuanti set -, l’anno successivo non è stato così arduo ripetersi. Un Alcaraz opaco, e una concorrenza poco letale, ha permesso a Jannik di riconfermarsi campione dell’Open d’Australia con un agevole successo su Zverev nella finalissima.

Quest’anno le cose potrebbero complicarsi, e in virtù della pubblicazione del tabellone di Melbourne, analizziamo quello che sarà il potenziale cammino del numero due del mondo verso la tanto desiderata tripletta.

Il cammino di Sinner all’Australian Open

Con l’augurio di poter assistere al suo esordio senza dover fare le ore piccole, Jannik Sinner inizierà la sua corsa verso la difesa del titolo contro Hugo Gaston. Il mancino francese, attuale numero 94 del ranking, non ha chissà quali numeri nei tornei dello Slam: soltanto una volta è sbarcato agli ottavi a Parigi, nel famigerato Roland Garros disputato a settembre nel bel mezzo dell’era Covid. Jannik non incontra il transalpino dal 2021, quando, nel mese di marzo, lo sconfisse due volte tra Marsiglia e Miami. Guardando al match in modo lucido, l’ipotesi che il francese possa soltanto infastidire Sinner sulla Rod Laver Arena è alquanto remota, dunque quella con Gaston dovrebbe essere non più di una sfida di rodaggio per la nuova edizione dell’AO.

Anche per quanto riguardo il secondo turno dell’azzurro, pare che i fans italiani possano dormire sonni tranquilli, al netto di un upset che avrebbe del clamoroso. Nel 2° round, infatti, Sinner affronterebbe o il padrone di casa Duckworth o un qualificato/Lucky Loser, a seconda di come andrà il debutto dell’australiano. Facendo una previsione, e supponendo che sia proprio l’ex numero 46 del mondo a guadagnare l’accesso al secondo turno, anche qui, il gap tecnico tra i due tennisti è abissale. Mentre Gaston spicca – sulla falsa riga di Moutet, ma in modo più contenuto – per il suo gioco spezzettato, il beniamino di casa è più un prototipo di tennista che non va per il sottile, e come accaduto con Tristan Schoolkate (vinse il primo set contro Sinner nel 2° round dell’Australian Open 2025) lo scorso anno, il fattore ‘pubblico’ potrebbe dare man forte allo sfavoritissimo Duckworth.

Ombra brasiliana

I match vanno giocati, è chiaro, ma sulla carta, le prime due uscite dovrebbero essere ampiamente alla portata dell’ex numero uno del mondo, che già dal terzo turno potrebbe avere un test decisamente più allettante. Nella parte bassa del tabellone, infatti, militano anche Luca Nardi e lo star boy Joao Fonseca, che giunge a Melbourne con qualche dubbio persistente sulla condizione fisica. Tralasciando questa componente (non da poco), gli abbinamenti del main draw aussie potrebbero realizzare “il piccolo sogno” di molti appassionati, chiamando in causa quello che viene designato come un futuro ‘disturbatore’ del duopolio ‘Sincaraz’.

Non ce ne voglia Nardi se mettiamo più a fuoco quest’aspetto del possibile incrocio al terzo turno. Poi, se il tennista di Pesaro riuscisse a raggiungere Jannik per un derby tricolore, sarebbe una notizia ancor migliore. Tra Fonseca e il connazionale Nardi, però, il numero due del mondo avrebbe forse qualche tarlo in più in testa col brasiliano posizionato nell’altra metà campo, anche per l’imprevedibilità di non averlo mai affrontato precedentemente.

Seconda settimana

La seconda settimana dell’azzurro, invece, lo renderebbe più guardingo sin da subito. Le possibili sfide con Perricard e Khachanov potrebbero far pensare a dei match già più complessi per il possente servizio degli avversari, ed anche il nome di Michelsen è tutt’altro da sottovalutare, ma i precedenti parlano chiaro: l’altoatesino va a nozze col gioco dello statunitense, e a Flushing Meadows, il giovane Alex ha persino incassato un bagel duro da digerire.

Anche ai quarti, il modello di tennisti è un mix tra big server e ottimi giocatori da fondo campo. Shelton tra tutti, con le sue prime fulminee e i kickoni a uscire, è uno di quelli che facilmente porta al tiebreak gli avversari, innescando un ritmo parecchio particolare all’interno degli incontri quando il servizio funziona bene. Jannik ha patito soltanto una volta in carriera questa condizione, ma l’esperienza acquisita nel tempo gli ha permesso di trovare l’antidoto anche per disinnescare tennisti che non ti fanno mai entrare in partita, e dove la qualità della risposta può cambiare l’incontro. Se non sarà lo statunitense, Shapovalov, Ruud e Vacherot potrebbero essere i prescelti per opporsi a Jannik a un passo dalla semi, ma nessuno di questi, ad oggi, ha le armi per sconfiggerlo.

Djokovic in semi? Occhio a Musetti

In semifinale escono fuori i nomi calienti, quelli che, sì, possono anche impensierire un pezzo di ghiaccio come il 4 volte Slam. In primis, Novak Djokovic. L’eterna leggenda di Belgrado ha perso gli ultimi 7 scontri con “la sua versione moderna”, ma ha sempre tenuto testa al fenomeno di San Candido senza mai sfigurare, nonostante gli anni di “anzianità” che paga nei suoi confronti. Le alternative a Nole in semifinale? Semplice. Musetti, Mensik e Fritz. Dal punto di vista fisico, il ceco è quello che sta meglio momentaneamente.

Troppi dubbi per un acciaccato Taylor e qualche tarlo in testa anche per il carrarino, che tra Hong Kong e l’esibizione di Melbourne con Zverev ha lamentato più di un fastidio. Il talento di Prostejov non è escluso da un tete a tete più serrato con l’azzurro, che non l’ha mai affrontato prima d’ora e non ha alcun riferimento. In questo tipo di incontri, il peso della difesa del titolo potrebbe mescolarsi all’assenza di pressione di un tennista come il ceco, in netta ascesa ma ancora a caccia del risultato da infiocchettare a livello Slam.

Finale (quasi) annunciata

In finale, sapete già qual è il primo nome della lista. Carlitos Alcaraz. Sembra quasi pleonastico, a questo punto, elencare anche gli altri, ma mai dare niente per scontato nello sport del diavolo. Inoltre, il murciano – in splendida forma – deve ancora ancora spezzare l’incantesimo di Melbourne, dove non si è mai spinto oltre ai quarti. Non sappiamo nemmeno se l’ipotetica ennesima finale tra l’azzurro e lo spagnolo sia una notizia così positiva per il tennis, poiché ciò confermerebbe che anche all’inizio di questo 2026, il circuito è ancora sprovvisto di un terzo incomodo che interrompa il dominio di Sinner e Alcaraz.

Sasha Bublik, già vincitore della prima tappa ad Hong Kong, ha tutti gli elementi per sovvertire l’ordine delle cose, ma per battere uno dei due serve la giornata perfetta, come accaduto ad Halle con Jannik. Il kazako è un possibile avversario dell’azzurro in finale, così come Aliassime, de Minaur e Zverev. Il canadese, l’australiano e il tedesco rientrano perfettamente nella bolla del cinismo del numero due del mondo: quando incontra uno di loro, non c’è trippa per gatti, l’esito è già scritto.

Il ‘tris’ di Jannik Sinner, insomma, non sembra poi così impossibile da realizzare. Fonseca è ancora troppo acerbo per pensare di vincere tre set in uno Slam con un alieno; i limiti di Shelton e la fallosità di Shapovalov difficilmente potranno contrastare la solidità dell’azzurro, che dovrà spendere tutte le sue energie, fisiche e mentali, per gli ultimi due atti, dove la qualità del tennis si alza vertiginosamente, e dove Carlitos Alcaraz potrebbe attenderlo al varco per spodestarlo dal trono di Melbourne.

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