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Musetti e le finali perse: meglio un ATP 250 o la top 5?

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Sono passati meno di tre anni da quando Jannik Sinner alzava il trofeo di Montpellier da n. 17 del ranking. “Sa solo vincere degli ATP 250” commentavano in molti. Da allora ne sotto passati di titoli sotto i ponti per l’azzurro. Ponti mobili, perché almeno i trofei Slam hanno bisogno di parecchio spazio per transitare. Improvvisamente, tuttavia, quei “250” che non interessavano a nessuno – quasi una vergogna, vincerli – sono diventati tornei fondamentali se a non metterci le mani sopra è Lorenzo Musetti.

Settima finale consecutiva persa

Finora la bacheca di Lorenzo ha due coppe, entrambe datate 2022. Quella di Amburgo, dove batté in finale Carlos Alcaraz, che neanche due mesi dopo avrebbe trionfato allo US Open piazzandosi anche in vetta alla classifica ATP. E quella di Napoli, superando Matteo Berrettini all’ultimo atto. Da quell’ottobre, tre finali raggiunte e perse nel 2024: al Queen’s da n. 30 ATP contro il n. 13 Tommy Paul, a Umago da favorito (n. 17) con Francisco Cerundolo (n. 37) e a Chengdu contro il n. 67 Shang. Tra la prime due ha piazzato la semifinale a Wimbledon, dopo la seconda ha lasciato Parigi con al collo il bronzo olimpico.

Tre finali anche nel 2025: nel torneo mai vinto da Roger Federer, Monte Carlo, fermato da Alcaraz, di nuovo a Chengdu sconfitto da Tabilo (n. 112 ma top 20 l’anno prima) e ad Atene da Novak Djokovic. La stagione passata è stata quella dell’ingresso in top 10, con risultati impressionanti sulla terra europea (dopo il Principato, semifinali a Madrid, Roma e Roland Garros). Infine a Hong Kong, primo torneo del 2026, all’ultima curva è toccato a Bublik sgambettare il primo favorito del seeding.

O forse sono nove?

Scendendo di livello, ci sono state anche le due finali Challenger 175 del 2024, a Cagliari e Torino, perse rispettivamente con Navone (n. 41) e Passaro (n. 240). Certo, non conterebbero se le avesse vinte, ma essendo andate male fanno bilancio anche quelle. Ironia a parte, e con la parziale consolazione del titolo in doppio al fianco di Sonego giunto un paio d’ore dopo la sconfitta con Bublik, non è azzardato supporre che sia ormai entrato in gioco anche un perverso meccanismo psicologico.

La mente di traverso

Durante la premiazione di Hong Kong, Musetti ha preso pubblicamente atto di quella che al momento pare una spiacevole realtà: “Le finali non sono le mie partite”. Si è anche complimentato con Sasha che insieme al titolo festeggia l’obiettivo della top 10: “Sarebbe un sogno” diceva a fine novembre, riuscendoci dunque nello spazio di un torneo.

Tornando al meccanismo psicologico che si innesca, ricordiamo quando la mente gli si metteva di traverso sul colpo del dritto, andando così a farlo diventare anche un problema tecnico. Un problema brillantemente superato, se nel 2025 il dritto di Lorenzo si è piazzato al quarto posto assoluto per qualità. Insomma, Musetti ha dimostrato di possedere le capacità per uscire da certe situazioni.

Belle le coppe, ma c’è anche altro

Il concetto di fondo, quello espresso nell’incipit, però resta: non ha vinto la finale del Bank of China Hong Kong Tennis Open, ma sale al numero 5 del mondo. Su centosei milioni di praticanti, Muso ne ha appena quattro davanti a sé. Insieme ai citati “piazzamenti” Slam, Masters 1000 e Giochi, sembra un risultato migliore – nemmeno paragonabile – rispetto a un trofeo 250, tanto che è solo il terzo azzurro a centrare la top 5 da quando esiste una classifica oggettiva. Oltre a Sinner, anche numero 1 come tutti sanno, l’altro è stato Adriano Panatta, n. 4 mezzo secolo fa. Sì, Adriano ha vinto uno Slam e Musetti no. E Sinner 2023 neanche.

2026: da difendere e da guadagnare

Il 2022 di Lorenzo sarà per adesso anche l’anno dei suoi soli titoli, ma la parte conclusiva di quella stagione è stata soprattutto quella dell’inizio della progressione, con l’ingresso fra i primi 30. Nel 2023 è stata la volta della top 20, con la conferma tutt’altro che scontata nel 2024, mentre la top 10 è arrivata nel 2025 dopo la semifinale al Masters 1000 di Madrid, alla quale abbiamo accennato in riferimento ai risultati sulla terra battuta.

Ma non ci sono stati solo quelli sul rosso, tutt’altro, con i quarti di finale allo US Open a certificare definitivamente i miglioramenti sulle superfici dure, dove la sua percentuale di vittorie è passata dal 40% del 2023 e dal 48% del 2024 al 60% dell’anno scorso. Per riassumere, ci saranno tanti punti da difendere in primavera, ma prima c’è la possibilità per incrementare il bottino. Da qui a Monte Carlo, infatti, Musetti difende appena 300 punti: i 100 del terzo turno all’Australian Open, 50 a Buenos Aires, 50 a Indian Wells e 100 a Miami. Oltre a poter contare sui progressi sul cemento, il classe 2002 di Carrara giocherà in Sud America sulla sua superficie preferita, con l’obiettivo di invertire le passate esperienze negative alGolden Swing.

Numero 5 con vista “dal vivo” sul…

Considerato che non abbiamo avuto remore (più o meno…) nel fare i conti in tasca a Jannik per le sue trasferte di gennaio, possiamo ben occuparci di quelli – non relativi ai soldi bensì ai punti – di Lorenzo. Nella classifica di lunedì 12, Lorenzo sarà quinto a 675 punti dal numero 4 Djokovic e a 1.000 dal n. 3 Zverev. Non paiono vicinissimi, Nole e Sascha, ma i due difendono rispettivamente la semifinale (800 punti) e la finale (1.300) a Melbourne. Come detto, a Musetti scadranno invece 100 punti; ciò significa che nella classifica live all’avvio dell’Australian Open Lorenzo sarà numero 3 del mondo, con davanti solo Sinner e Alcaraz, intoccabili per chiunque fino a prova contraria. Per un tennista neanche in grado di vincere Hong Kong, è un punto di partenza niente male.

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