Osaka: “Mia figlia mi ha cambiato. Prima credevo che vittorie e sconfitte mi definissero come persona”
Tutto è pronto per l’inizio della United Cup, competizione che inaugura ufficialmente il 2026 tennistico. La data da cerchiare sul calendario è il 2 gennaio, quando a scendere in campo saranno Spagna e Argentina alle ore 3 italiane. A seguire si sfideranno Giappone e Grecia alle 10, in attesa dell’esordio dell’Italia previsto per domenica 4 gennaio.
Tanti sono i nomi dei top player che sfrutteranno la United Cup per preparare al meglio l’Australian Open – qui una guida completa al torneo. A guidare la compagine nipponica sarà Naomi Osaka, che ha scelto di variare la propria programmazione rispetto al 2025, quando ha aperto l’anno giocando il WTA 250 di Auckland. Non difenderà la finale in terra neozelandese, ma avrà la possibilità di rosicchiare punti a chi la precede in classifica se il suo Giappone dovesse avanzare nella competizione a squadre.
Nella consueta conferenza stampa pre partita, Osaka ha spiegato la scelta di unirsi al team di United Cup come un’opportunità di godersi l’atmosfera peculiare e di poter affrontare le migliori giocatrici già dalle fasi iniziali. “Per me, questo è un altro aspetto importante del giocare la United Cup: poter affrontare subito le migliori giocatrici del mondo, cosa che considero un privilegio. Personalmente mi piacciono molto partite di questo tipo. Mi piace giocare in arene davvero grandi e ho la sensazione che sarà davvero molto divertente” ha detto.
Osaka e la maternità: “Arriverà il giorno in cui mia figlia capirà le mie scelte”
La ex numero 1 del mondo è pronta a tornare in campo, dopo più di due mesi dall’ultimo match disputato. In questo periodo si è dedicata alla figlia Shai, di due anni e mezzo. La maternità ha sicuramente cambiato le prospettive di Naomi, che, tuttavia, ha ancora molto da dare al tennis. La semifinale dello US Open lo dimostra.
“Penso che per me la priorità sia stata passare molto tempo con mia figlia, quindi sono stata davvero felice di averlo potuto fare. Ovviamente anche recuperare, perché penso che la stagione sia stata davvero lunga, anche se non l’ho giocata tutta” ha spiegato. Durante l’off season ha lavorato per poter rimanere competitiva durante tutte le settimane di gioco.
“Credo che la mia forma in questo momento sia, si spera, buona. Immagino che vedrò cosa succederà nelle partite che dovrò giocare, ma nel complesso sono piuttosto soddisfatta di come si è sviluppato il mio anno. Sono entusiasta anche di questo anno imminente”.
Proprio parlando della preparazione Osaka si è lasciata andare a una riflessione di più ampio respiro su ciò che significa essere una mamma nel circuito WTA e su quanto sia complesso trovare un equilibrio che non penalizzi nessuno.
“Questa off-season è stata piuttosto dura per me, perché cerchi di esserci per lei in ogni momento e, ovviamente, ci sono situazioni in cui devi allenarti o devi fare qualcos’altro. È davvero complicato. Spero di riuscire a gestire o a conciliare bene il tutto. Spero anche che arriverà un momento in cui lei capirà perché ho fatto le scelte che ho fatto”.
In un primo momento, per Osaka vincere da mamma era un pensiero ricorrente. “Ci pensi, in fondo alla mente. Ci sono così tante mamme incredibili nel circuito. Eravamo in campo e Bencic aveva lì sua figlia: l’ho trovato davvero, davvero tenero e mi ha fatto pensare anche a mia figlia” ha detto, facendo riferimento al numero sempre maggiore di colleghe che affrontano la maternità durante la carriera. “Credo di aver un po’ superato quella fase e ora mi sto semplicemente concentrando sul mio prossimo obiettivo, che ovviamente è fare bene in Australia” ha specificato.
Infine, la numero 16 del mondo ha riflettuto su quanto sia cambiata rispetto agli esordi e di quanto sua figlia le abbia regalato un nuovo modo di approcciarsi al tennis e alla vita. “Direi che ha cambiato la mia carriera soprattutto spostando molto il mio modo di pensare. Se mi avessi conosciuta prima, sapresti che prendevo tutto molto seriamente. Direi che le mie sconfitte e le mie vittorie definivano il modo in cui vedevo il mio valore come persona.
Ora penso che, per me, ogni giorno sia una nuova opportunità per fare meglio, ma allo stesso tempo so che il mio unico ruolo, o il mio ruolo più importante, non è essere una tennista: è essere una mamma per mia figlia. Sono davvero felice di essere riuscita a imparare questa cosa. Sono solo entusiasta di vedere cos’altro potrò imparare da lei”.

