Cinà: “Il 2026 spero sia l’anno della maturità. Io come Sinner? Ognuno ha il suo percorso”
Federico Cinà ha affrontato la sua prima, parziale, stagione tra i grandi. Lo ha fatto con l’entusiasmo dei suoi 18 anni e con la solida consapevolezza che si trattasse solo dell’inizio. È cresciuto e ha accumulato esperienza in vista della prossima stagione, che lui stesso auspica essere quella della maturità.
Cinà chiude il 2025 da numero 236 del mondo, non lontano dalla top 200 che era l’obiettivo posto 365 giorni fa. Anzi, a dirla tutta il vero traguardo iniziale prefissato era dare avvio al 2026 in Australia. E così sarà. Le qualificazioni per l’Australian Open saranno le seconde in uno Slam, dopo quelle dell’ultimo US Open.
“Non mi aspettavo di centrare le quali Slam già agli US Open. Non era un obiettivo stagionale, ma sono felice di averlo raggiunto” racconta Federico in una lunga intervista rilasciata a Sky Sport e fruibile all’interno di Sky Sport Insider. “Sono ancora più felice di iniziare il 2026 in Australia, l’obiettivo iniziale fissato un anno fa”.
La partita di Miami con Comesaña
L’intervista si apre con un riassunto approfondito della stagione appena conclusa. Dall’esordio nel main draw di un Master 1000 a Miami – cui hanno fatto seguito Madrid e Roma – fino alla prima volta nel tabellone cadetto di un Major.
Un percorso appena iniziato, che Cinà va costruendo senza bruciare le tappe, lavorando quotidianamente per trovare il suo posto nel mondo del tennis.
“Soprattutto fisicamente mi sento meglio” spiega, ripensando a un anno fa. “Sto lavorando tanto anche dal punto di vista tecnico, sul servizio e sul dritto”.
E se dovesse descrivere la sua stagione con una parola, Federico non avrebbe dubbi: “Lavoro. Ho lavorato veramente tanto, sia a inizio 2025 che adesso, in vista della prossima stagione”.
Nello specifico, uno degli aspetti sotto la lente di ingrandimento è l’attenzione, il mantenimento della concentrazione per lassi di tempo prolungati.
Poi si passa alle sensazioni vissute durante l’annata. La partita più emozionante non può che coincidere con l’esordio – con tanto di vittoria – in un Master 1000. Il giocatore siciliano ha fatto fruttare al meglio la wild card ottenuta, eliminando un top 100 come Francisco Comesaña – che ha un best ranking da 54 del mondo.
“Ripenso all’ultimo scambio e a tutto ciò che c’era dietro quella partita: un match molto intenso, anche con i crampi alla fine. È stato il momento più emozionante del 2025” confessa.
Quando ha saputo della wild card, era in Egitto per il torneo che ha inaugurato il suo 2025.
“Ho iniziato l’anno un po’ più tardi, giocando a febbraio un 15.000 dollari a Sharm el-Sheikh” spiega Cinà “Prima della semifinale ho ricevuto la conferma della wild card per Miami. C’era un po’ di differenza. Dopo Sharm sono andato in Grecia, dove ho giocato la mia prima finale Challenger, e poi subito a Miami. Ho giocato il giorno dopo il mio arrivo: era molto difficile, ma sono contento di aver vinto. Sono emozioni veramente belle”.
Tra le emozioni che Federico non può scordare c’è l’affetto e il supporto degli altri azzurri dopo quel successo e gli attestati di stima ricevuti da parte dei colleghi.
Altrettanto straordinario per lui è stato potersi confrontare con un giocatore del calibro di Grigor Dimitrov; dopo un primo set all’insegna della tensione, nel secondo parziale Cinà ha messo in mostra qualche sprazzo di ottimo tennis. “È stata un’esperienza incredibile perché Dimitrov è tra i giocatori che mi piacciono di più, lo seguo sin da bambino. All’inizio ero molto teso e ho fatto fatica” ricorda “Ma nel secondo set ho giocato più sciolto e me la sono goduta. Potevo entrare in campo più tranquillo, ma era difficile”.
Il paragone con Sinner
La vittoria su Comesaña lo consacra come il secondo italiano più giovane a vincere un incontro in un Master 1000, dietro a Jannik Sinner, il primo classe 2007 a centrare il traguardo – qui potete trovare una serie di statistiche al riguardo.
Il paragone con il campione altoatesino è senza dubbio ambivalente: se per un conto, è sicuramente un privilegio, vista la carriera di Jannik, l’altra faccia della medaglia è una pressione di difficile gestione.
“Vedere il mio nome accostato a quello di Sinner faceva piacere. Io ho cercato di non dare peso a questo: ognuno ha il proprio percorso, ero e sono tranquillo. La strada è molto lunga e non è cambiato niente”. Cinà sembra non farsi scalfire dal peso delle aspettative. Lui che è sempre stato in un certo senso sotto i riflettori – suo padre Francesco è l’ex coach storico di Roberta Vinci.
A Miami, sono seguite altre due wild card, arrivando a un totale di tre per altrettanti Master 1000 consecutivi. Sulla terra veloce di Madrid, che piace assai a Cinà, ha ottenuto la seconda vittoria in questa categoria di tornei, per poi arrendersi a Sebastian Korda in tre set.
Infine c’è stato il torneo di casa. Agli Internazionali d’Italia non è arrivato il successo, ma l’emozione è stata impareggiabile, con l’infinito supporto del pubblico.
“È stata un’esperienza bellissima, era un sogno giocare a Roma. Mi aspettavo tanto pubblico, ma forse non così tanto. Anche nella settimana d’avvicinamento al torneo ho sentito tanto l’affetto dei tifosi e mi ha fatto piacere sentirmi così amato. L’affetto dei tifosi è un motore che mi aiuta e penso che mi aiuterà anche nei prossimi anni”.
Il momento da ricordare è l’ingresso in campo sulla Grand Stand Arena per il match contro Mariano Navone, accompagnato dalla magia del boato proveniente dagli spalti.
Cinà guarda al 2026: “L’obiettivo è avvicinare la top 100”
Se il primo spaccato di stagione è stato più che soddisfacente, nella seconda parte la sensazione che ha Cinà è che avrebbe potuto fare meglio.
“Dopo una prima parte di stagione molto buona vuoi sempre di più, ma non è possibile andare sempre al massimo. Nella seconda metà dell’anno, dopo Roma, ho fatto un’altra finale Challenger; dopo gli US Open ho perso qualche partita in più, ma non stavo tanto bene fisicamente. Ero molto stanco mentalmente perché avevo giocato tanto. Non è facile rimanere sul pezzo tutto l’anno, è un aspetto su cui devo migliorare. […] Nessuno ti regala niente, devi meritare e conquistare la vittoria con tutti”.
Un’analisi già matura, a dispetto dei 18 anni.
Federico ha iniziato l’anno da numero 521 e adesso il suo nome è accanto al 236, con la top 200 sfiorata a settembre. È consapevole di come un un ulteriore scatto in classifica dipenda dal lavoro quotidiano, tecnico, tattico e mentale. Approdare in top 100 è uno dei passaggi più significativi nella carriera di un giocatore, che garantisce un posto negli Slam senza dover passare dalla lotteria delle qualificazioni.
Obiettivo, quello di entrare tra i migliori 100, che cercherà di perseguire accanto al nuovo nuovo membro del team, Eric Hernandez, ex preparatore di Medvedev, giocatore che ha fatto della resistenza atletica uno dei suoi marchi di fabbrica, e al padre, che lo accompagnerà in Australia.
Il rapporto con papà Francesco “è sempre molto simile. Lui cerca sempre di capire i miei momenti di difficoltà e nervosismo in campo. Insieme proviamo a lavorare al meglio”.
Cinà non vuole turbare il proprio equilibrio, ponendosi risultati da raggiungere o record da infrangere: “Vorrei vedere un po’ i frutti del lavoro fatto in queste settimane, provare a sentirmi meglio in campo” confessa “Sarà il primo torneo dell’anno, non devo avere aspettative troppo alte. Proverò a fare il massimo, ma anche se non dovesse andare bene c’è poi tutta la stagione davanti. Spero di mettere in campo quello che ho fatto in questi mesi”.
Il 2026 è nella testa di Cinà l’anno della maturità: “Spero che lo sia. Spero di crescere tanto sotto tanti punti di vista. Speriamo sia l’anno giusto”. E sarà contento se “riuscirò a entrare in tabellone agli Australian Open 2027, quindi obiettivo top 100”.

